Genesis: “Nursery Cryme”
Il 12 novembre del 1971 i Genesis pubblicavano “Nursery Cryme”, il loro terzo lavoro in studio. Un'opera entusiasmante e complessa che tra poco festeggerà i suoi primi 45 anni. Ebbene, “Nursery Cryme” è il primo capolavoro dei Genesis a cui, a stretto giro, ne seguiranno altri due: “Foxtrot” (1972) e “Selling England by the pound” (1973). Anzi, volendo classificare questi album che hanno fatto la storia del prog - e quindi del rock -, si può dire che rappresentano una trilogia, quella dei “fairy tales” e della disamina, spesso ironica (in “Harold the Barrel” al protagonista che, in piedi sul cornicione, minaccia di gettarsi di sotto, la madre dice: “Non puoi saltare, la tua camicia è sporca, e ci sono quelli della Bbc”), ma anche spietata e struggente, della società inglese, con i suoi miti, le sue incrollabili certezze e le sue sempre più emergenti incertezze. Anche “The lamb lies down on Broadway” è un capolavoro, ma è diverso dagli altri tre. Il cui filo conduttore è l'Inghilterra, con le sue “miserie e nobiltà”. Il personaggio di Britannia, interpretato da Peter Gabriel nei concerti proprio in quegli anni, diventerà uno dei simboli dell'era-Genesis.
“Seven Stones” invece parla di come il caso, o il fato, spesso governi (bene) la vita dell'uomo. Un brano che chi ha avuto la fortuna di ascoltare davanti a un circolo di pietre come Stonehenge, in Inghilterra, o Callanish, alle Ebridi, farà fatica a non inserire nelle sue “canzoni della vita”.
C'è poi spazio anche per “Harlequin”, definita da Giovanni De Liso su “Behind the lines”, corposo e interessante volume dedicato al gruppo edito da Arcana, “un dipinto in musica” e “The fountain of Salmacis”, tributo alla mitologia da cui sempre i Genesis furono affascinati.
“Nursery Cryme” è anche un'avventura per gli occhi. La copertina di Paul Whitehead è una storia nella storia dal momento che in essa vi sono raffigurati personaggi e ambienti delle canzoni; un progetto che continuerà con “Foxtrot”. Il disco in Inghilterra, nonostante l'”endorsment” di Keith Emerson, ebbe un'accoglienza fredda. Diverse le reazioni in Italia dove invece fu apprezzatissimo dal pubblico. Addirittura venne omaggiato nel film comico “Charleston” del 1977 di Marcello Fondato in cui Bud Spencer cammina per le strade di Londra portando sotto il braccio proprio il long playing della band inglese.