"Prigioniera nella mia casa: qualcuno mi aiuti"

Cristina Pelagatti

«E’ tanto tempo che respiro l’aria solo dalle finestre»: la storia della signora Ave Iotti è tutta in queste parole ed è la storia di chi vede la casa in cui ha vissuto tutta la vita trasformarsi nella propria prigione. Il tutto a causa di 5, solo 5, gradini. Classe 1927 la signora Ave vive nella casa di via Piave, laterale di via Bixio, da oltre 50 anni. Ad 89 anni, i suoi problemi di salute non le consentono di fare le scale e, data la conformazione dell’ingresso, è stata esclusa la possibilità di installare un montascale a cingoli. Ave vive letteralmente in tre stanze, la camera da letto, la sala e l’ex cucina, adattata ad un bagno per disabili.

Il piano di sopra, con le stanze del figlio e la cucina, le è inaccessibile da tempo a causa di altre scale, lo stesso vale per la taverna al piano di sotto e quando, dalla sua carrozzina, Ave con lo sguardo dolce e vispo dice «Ma si troverà un modo per uscire? Io la forza nelle gambe ce l’ho, mi manca l’equilibrio. Diventar vecchi è un gran problema» si capisce l’urgenza dell’appello che la figlia Paola Venturini fa con forza «Chiedo ad artigiani, fabbri, a qualcuno che abbia un’idea ad aiutarci a risolvere questo problema. Fino a qualche anno fa riuscivamo a spostarla, adesso il suo stato fisico è peggiorato ed è impossibile e la situazione potrebbe peggiorare, mio fratello che vive qui con mia cognata, ha problemi di salute e andrà via, io lavoro e abito a Sala ma casa mia non è adattabile per un disabile e quindi dovremo lasciarla qui con due badanti, Olga e Valentina. Vorremmo solo che riuscisse ad uscire, per portarla a passeggio sul lungoparma, che possa incontrare qualche persona del quartiere per strada e fare quattro chiacchiere al sole» Paola mostra le diverse carte che ha ricevuto da tecnici comunali, dall’Ausl, dai medici, che sono venuti a fare perizie per risolvere il problema che sembra insormontabile: il pianerottolo ha una profondità tra i 90 e 100 cm, è troppo stretto, ha lati obliqui che rendono impossibili la svolta per girare, non c’è la possibilità di usare un montascale o cingoli, sarebbe indicato un montascale a ruote ma pesando Ave 90 chili, spostarla sarebbe gravoso e pericoloso.

«Abbiamo pensato anche di buttare giù i gradini ma è un’operazione troppo costosa perché c’è da cambiare tutto l’assetto e non riceveremmo contributi- ha spiegato la figlia Paola-Siamo grati all’Ausl che ci hanno fornito il letto ospedaliero e il sollevatore da utilizzare in casa, gli esami del sangue, le visite, le svolge tutte in casa, nonostante abbia il centro di via Pintor a due passi, ma non può uscire. Se ci sono spostamenti da fare occorre chiamare l’ambulanza. Ormai da due anni vive chiusa in casa, ma non si rassegna. Spero che qualcuno legga queste parole e abbia un’idea, un qualche progetto su misura. Al giorno d’oggi fanno di tutto, speriamo qualcuno ci aiuti ad uscire». E sentendo la signora Ave che ribatte «Magari, magari!» guardando fuori dalle finestre, munite di inferriate, l’unico modo attraverso cui «prende l’aria» ormai da due anni, viene da augurarsi di poterla presto incontrare a passeggio sul lungoparma ed abbracciarla forte..