Pronto soccorso: 110 mila accessi nel 2015
Sono stati oltre 110 mila l'anno scorso gli accessi al pronto soccorso dell'Azienda ospedaliera-universitaria di Parma (inclusi quelli al pronto soccorso pediatrico dell'Ospedale dei bambini). Un numero in costante crescita negli anni, tanto da far dire a Gianfranco Cervellin, direttore del ps dell'ospedale Maggiore, che «il pronto soccorso è come Marilyn Monroe: una creatura vittima del proprio successo». Una struttura dove a volte si trovano risposte che non arrivano facilmente dal territorio, e che fornisce servizi di alta qualità.
Anche la medicina d'urgenza però, come tutta la sanità pubblica ospedaliera e territoriale, si trova a dover coniugare la «stretta» sulla spesa con il mantenimento degli alti standard qualitativi e numerici finora garantiti.
Sarà anche questo uno dei temi affrontati nel congresso nazionale AcEMC (Academy of emergency medicine and care) che quest'anno ha come tema «La medicina d'urgenza fra clinica e tecnologia. Back to basics?» e che si svolgerà domani e dopodomani all'Auditorium della Camera di commercio. «Un titolo - spiega Cervellin, presidente e organizzatore del congresso - che sottolinea il valore della costante innovazione svolta alla luce delle più recenti acquisizioni scientifiche e tecnologiche, e non disgiunta da solide basi cliniche, quali la valorizzazione dei parametri vitali e dei parametri “poveri”, e spesso trascurati, di laboratorio. Nel titolo c'è la roadmap del congresso: siamo alla ricerca, nell'ottica di una medicina sostenibile in questa difficile fase storica, di un equilibrio tra innovazione tecnologica, sempre molto costosa, e riconsiderazione in chiave moderna dei “fondamentali” della clinica».
L'Academy of emergency medicine and care, che con l'appuntamento parmigiano è al suo settimo congresso nazionale, è una società scientifica che si occupa di vari aspetti delle cure in urgenza. «A differenza di altre società scientifiche, nasce all'insegna dell'interdisciplinarietà e comprende, tra i suoi membri, oltre a medici d'urgenza, anche radiologi, chirurghi, cardiologi, tossicologi, psichiatri ed altri specialisti che si occupano a vario titolo di cure in urgenza - spiega Cervellin - Tutti i congressi di AcEMC prevedono la partecipazione di specialisti di varie branche che si confrontano in modo interdisciplinare con i medici d'urgenza. Credo che questa sia la nostra vera forza».
L'intervento che aprirà il congresso, tenuto da Rodolfo Sbrojavacca di Udine, noto per la profonda cultura medica unita a forte tensione innovativa, sarà focalizzato, dice Cervellin, «sulla rivisitazione critica di sintomi e parametri vitali, oggi spesso trascurati, soprattutto dai medici più giovani che preferiscono affidarsi alla tecnologia».
Uno dei fili conduttori del congresso sarà l'appropriatezza diagnostica, terapeutica e delle scelte.
«Quello dell'appropriatezza è uno dei punti cruciali della medicina moderna, che non risulta più sostenibile se le scelte cliniche non sono selezionate accuratamente in base alle effettive necessità del paziente», fa notare Cervellin.
Una tavola rotonda verterà su un tema di grande attualità, quello dell'ospedale per l'insegnamento. «Ormai è chiaro che l'insegnamento non può più essere appannaggio esclusivo dell'università, e da anni sono in embrione disegni di legge per definire una rete (con relative funzioni e pertinenze) di ospedali qualificati per l'insegnamento. Il riferimento, naturalmente, sono le materie cliniche degli ultimi anni e soprattutto le scuole di specializzazione» dice Cervellin.
Tanti altri saranno i temi trattati nell'intensa due-giorni che vedrà alternarsi 53 fra relatori e moderatori impegnati in una quarantina di interventi. Si parlerà, ad esempio, della terapia del dolore, della necessità di trovare il giusto equilibrio tra cure ospedaliere e territoriale (sessione alla quale parteciperà l'assessore regionale alla sanità Sergio Venturi). Una sessione sarà dedicata alle scelte appropriate dei monitoraggi e dei percorsi clinici: una modalità assistenziale relativamente economica, ma ad altissima resa clinica, sostengono gli esperti di medicina d'urgenza. Nella sessione dedicata alla tossicologia d'urgenza si parlerà anche di nuove sostanze tossiche e di avvelenamenti da sostanze poco conosciute.
Fortemente «tecnologica» invece, fa notare Cervellin, la sessione dedicata ai biomarcatori. «Sono così definite le molecole, in genere proteine, dosabili nel sangue e che indicano la presenza o gli effetti di una malattia. Qualche decennio fa i primi biomarcatori sono stati valutati in ambito oncologico, ma negli ultimi anni importanti biomarcatori relativi a gravi patologie tempo-dipendenti (di pertinenza della medicina d'urgenza) sono stati valutati e validati: basti pensare alla troponina, proteina del cuore rilasciata in circolo quando è in atto una sofferenza delle cellule muscolari del cuore, che oggi è riconosciuta a livello mondiale come pietra miliare della diagnostica dell'infarto. Ma, mentre la troponina è un biomarcatore consolidato e di indiscussa utilità, altri ne stanno emergendo con importantissime implicazioni cliniche. Qualche esempio: la procalcitonina nella polmonite e nella sepsi, i peptidi natriuretici nello scompenso cardiaco, la NGAL, nuovo marcatore nell'insufficienza renale acuta», spiega il direttore del pronto soccorso.
L'appuntamento è preceduto, oggi, da un programma pre-congressuale mirato anche agli infermieri. Tante le occasioni di approfondimento: si parla di emodinamica, ecografia infermieristica, sincope.