L'avventura di un pianoforte in alto mare
Compie trent'anni “Aguaplano”, settimo album in studio del cantautore (e avvocato, per accontentare il padre, dopo essersi laureato in legge proprio a Parma) astigiano Paolo Conte. E' un lavoro imponente (è un doppio disco di brani inediti in cui l'autore, oltre che su testi e e musiche, ha messo la sua firma anche sui disegni in copertina, magico, di atmosfere francesi e coloniali, come nella tradizione dell'artista. Il suo trentesimo anniversario cade proprio in questo 2017 in cui Paolo Conte - va chiamato sempre con nome e cognome per distinguerlo dal fratello Giorgio, anche lui apprezzato cantautore e paroliere - ha tagliato un traguardo importante. Il 6 gennaio infatti ha compiuto 80 anni. Sobriamente, com'è suo costume, con ironia e fantasia. Caratteristiche di cui “Aguaplano” è intriso. Già la canzone che dà il titolo al lavoro e che ha l'onore di aprirlo è geniale. Protagonista è un'invenzione del cantautore: un pianoforte acquatico. La musica e l'acqua. Il testo è un'avventura, come accade spesso nei lavori dell'artista che quando sfondò in Italia in Francia riempiva i teatri già da tempo (siamo sempre un po' in ritardo oppure vale il detto nemo propheta in patria). Nella parola “aguaplano” c'è tanto: il viaggio, l'acqua, l'aeroplano, il pianoforte a coda, avvistato dall'aereo nell'aria “bionda e calda”, in un mondo dal “colore baio” come il mantello di un cavallo. C'è perfino un riferimento Rio de Janeiro, il “fiume di gennaio”, nome che diede alla città l'esloratore portoghese Gaspar de Lemos. Che si sbagliò, ma meno male...
P.S. Sulla presunta ritrosia, quando non ruvidezza del cantautore nei confronti del pubblico, a chi scrive questa è sempre apparsa una leggenda. Insieme all'amico Riccardo Percudani, si andò negli anni Ottanta, sempre affamati di film e concerti, a sentire Paolo Conte al Teatro Valli di Reggio Emilia. Fu una serata memorabile e al termine - andava ancora di moda farlo - si riuscì a raggiungere il camerino per provare a salutarlo. Il cantautore uscì, si concesse con straordinaria gentilezza agli autografi. Poi disse: “Sto andando all'auto , vi va di accompagnarmi?”. Fu un'emozione: una manciata di minuti, dal camerino al parcheggio del teatro, assieme a un mito.