«Caffarra, sotto la scorza del burbero un uomo umile»
La notizia della scomparsa del cardinale Carlo Caffarra si è sparsa subito ieri a Fidenza, dove lui tornava sempre spesso e volentieri. Infatti era rimasto sempre molto legato alla chiesa fidentina e ai suoi preti. Anche in occasione della ricorrenza patronale di San Donnino, il 9 ottobre dello scorso anno, il cardinale era arrivato puntuale nella «sua» cattedrale, dove era stato anche viceparroco, per presiedere il solenne pontificale in onore del martire patrono di Fidenza.
Il vescovo emerito di Fidenza monsignor Carlo Mazza, ordinato proprio dal cardinale Carlo Caffarra nella cattedrale di san Donnino, lo ricorda così. «Ringrazio Dio per il grande dono del cardinale Carlo Caffarra: un dono all’amata Chiesa fidentina che lo ha iniziato alla fede, accolto nel suo presbiterio e accompagnato, sempre con profonda ammirazione, nel suo prestigioso servizio episcopale nelle diverse Chiese locali e presso la Santa Sede. Mi ha ordinato vescovo nella cattedrale di Fidenza e innestato nella successione apostolica con un’autorevolezza pari alla sua dignità di cardinale. Con la sua inimitabile intelligenza e la sua rigorosa dottrina mi ha guidato lungo gli anni del ministero episcopale lieto del mio servizio e orgoglioso della sua chiesa nativa. Silenzioso secondo la sua la congenita riservatezza e discreto nel consiglio, è stato un vero maestro di fedeltà alla sacra tradizione della Chiesa e indimenticabile padre del mio episcopato, luce di sapienza amorosa e impareggiabile guida spirituale. In una lettera recente mi incoraggiò a non temere il tempo a venire perché, ormai libero da responsabilità di governo pastorale, avrei avuto la piena opportunità di meditare il grande mistero della vita e della salvezza e di vivere in perfetta comunione del Signore, nella gioiosa disponibilità a servire ancora la Chiesa e il popolo di Dio. Il volto del grande cardinale è ora custodito gelosamente nel mio cuore. A lui, vivente nella beata eternità di Dio, la mia perenne gratitudine».
Fra gli amici più stretti del cardinale Caffarra, don Otello Terzoni, parroco della chiesa del sacro Cuore di Tabiano Bagni, con cui si trovava spesso. «Ho appena appreso della tristissima notizia – ha spiegato ieri, con un nodo alla gola – e non me l’aspettavo. Con Caffarra eravamo amici da un’intera vita, sin dai tempi del seminario. Ci trovavamo spesso a Cabriolo, quando lui veniva a Fidenza, a cui era rimasto molto legato. Porto di lui un bellissimo ricordo, di una grande persona, di un grande studioso, di un grande amico».
Anche don Felice Castellani, parroco di san Giuseppe lavoratore a Fidenza, era amico e compagno di seminario del cardinale Caffarra. «Ho tanti bellissimi ricordi di Caffarra, sin dai tempi del seminario. Lui era un seminarista molto diligente e serio, studiava troppo e metteva in difficoltà noi “umani”. Non amava troppo giocare da giovane, comunque è sempre stato affettuoso e cordiale anche quando era ai vertici. Per me era anche una persona umile. La fama di rigidità gli derivava anche dalla sua grande coerenza».
Anche il sindaco Andrea Massari, ha desiderato ricordare il cardinale, figlio illustre della città. «Ho appreso con rammarico della scomparsa del cardinale Carlo Caffarra, figlio autorevole della comunità fidentina e voce importante della Chiesa cattolica italiana – ha sottolineato il sindaco di Fidenza, Andrea Massari –. Come sindaco di Fidenza, a nome di tutta la comunità, desidero porgere le condoglianze più sentite alla Chiesa cattolica italiana e ai familiari del cardinale Carlo Caffarra, segnatamente alle sorelle e ai nipoti tutti».
Anche la capogruppo di Forza Italia Francesca Gambarini ha espresso cordoglio per la morte del cardinale e un grazie per «avere sempre tenuto alta la bandiera dei valori cristiani e occidentali».
Negli anni in cui il giovane sacerdote don Caffarra era al tempo stesso viceparroco della cattedrale di Fidenza e insegnante di teologia morale nei seminari di Parma e Fidenza, insegnava anche all’istituto magistrale Canossa. Alcune ex studentesse delle magistrali, ricordano il loro «prof» come un grandissimo studioso e un uomo dal sapere immenso. «Entrava in classe, sempre serissimo – ha raccontato una sua ex allieva -: ricordo nitidamente, quando, discutendo una tesina su Kant, lui mi aveva guardato serio e si era complimentato. Insomma alla fine mi aveva dato la massima votazione con lode. Ne vado ancora fiera». s.l.