Ermir, un ragazzo amato da tutti

La notizia della morte di Ermir Blushaj, 21 anni il prossimo 20 febbraio, per la comunità di San Polo di Torrile è stato davvero un fulmine a ciel sereno che ha scatenato immediatamente il tam tam telefonico di amici e conoscenti. I primi, gli amici più stretti, lo hanno saputo quando ancora la notizia era riservatissima: quando chi non era «di famiglia» non avrebbe potuto ancora avere alcuna comunicazione ufficiale. Solo lunedì notte è arrivata la triste conferma e in tanti hanno voluto ritrovarsi subito sotto la palazzina di via I Maggio in cui Ermir viveva con i genitori, Myzafer e Fiqirete, e i nonni: una presenza composta e affettuosa per dare un conforto a una famiglia che in paese è conosciuta e stimata. Che fosse nato a Valona, in Albania, era solo una questione anagrafica: Ermir era a tutti gli effetti un sanpolese doc. La sua vita era nel paese della Bassa dove era arrivato da Parma nel 2002, anche se il legame con l’Albania, era rimasto sia con la partecipazione alle attività dell’associazione Scanderbeg che con le vacanze trascorse in famiglia oltre il mare adriatico. In paese però lui aveva tutto, e quello che c’era gli bastava.

Non mancava sera che non lo si vedesse a passeggio con i suoi due cani, a piedi o in bicicletta: «dopo il lavoro prendeva i cani e veniva al parco per ritrovarsi con altri proprietari di quattrozampe e farli correre un po’ insieme. Era educato e gentile e se qualcuno qualche volta gli faceva notare l’esuberanza dei suoi cani, lui li richiamava e li sgridava in un modo che faceva sorridere tutti» - dice chi con lui condivideva la passione per gli animali. «Il ragazzo più educato rispettoso gentile che io conoscessi, e a quella età e di questi tempi è veramente raro».

«Aveva la sua compagnia, tra il circolo e la piazzetta, aveva i suoi amici con cui trascorreva le serate guardando film o giocando con la playstation, qualche volta andava in discoteca con i ragazzi del paese, aspettava l’estate per andare a camminare nei boschi: era un ragazzo semplice e non gli serviva altro per essere felice» ricorda chi se lo è praticamente visto crescere in casa. Ed è proprio con alcuni dei ragazzi del quartiere, oggi chiusi in un disperato silenzio, che aveva un legame quasi fraterno: non passava giorno che non si ritrovassero, a casa di uno o dell’altro, e durante l’estate trascorrevano le giornate al fiume. Ragazzi semplici, senza tanti grilli per la testa.

«Diventa difficile credere che sia morto al volante: era stato il primo tra i suoi amici a prendere la patente e, a differenza degli altri, aveva una macchina tutta sua per cui spesso guidava lui durante le uscite perché era prudente e ci fidavamo tutti tranquillamente».

Nessun commento è banale: chi ricorda gli anni della scuola, chi le uscite, chi le scampagnate e da tutti emerge il ritratto di un ragazzo educato e «a modo» ma sempre pronto per un gioco o uno scherzo, perché, probabilmente, a vent’anni pensare che la morte sia tra le possibilità del tuo domani è impossibile. Ed è impossibile anche accettarlo per chi fino a poche ore prima era in sua compagnia e che ieri mattina ancora cercava la smentita alla notizia tra chi aspettava il bus per andare all’università e nei bar del paese. A confermarla a tutti erano però i tanti messaggi lasciati sulla pagina Facebook di papà Myzafer dagli amici della comunità albanese di Parma.

Questa mattina anche gli ex insegnanti delle scuole torrilesi saranno tutti insieme per ricordarlo prima dell’inizio delle lezioni. «Ha frequentato qui le scuole elementari e le medie e poi ha scelto di prendere la qualifica professionale all’Ipsia per poi andare a lavorare subito nell’azienda di trasporti che il padre ha avviato in paese. Eccellente negli sport, di intelligenza brillante ma con qualche punta di vivacità di troppo: questo era Ermir nei primi anni di scuola, quando ancora si faceva notare più per gli scherzi che per i risultati».

Ricordi che cercano di dare coraggio alla famiglia, nell’attesa che Ermir possa tornare «a casa» a San Polo.