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Pesci e i festini con amici e pusher: «Ho una concubina bellissima e ubbidiente»

Pesci e i festini con amici e pusher: «Ho una concubina bellissima e ubbidiente»

21 Maggio 2021,07:43

Georgia Azzali

Un attico alcova. In cui rilucevano gioielli da poter donare anche agli amici. E c'era chi si metteva in coda per poter strappare un invito a casa di Federico Pesci. Dove le donne erano gradite se sapevano dimostrare «deferenza». «Sì, diciamo che dal mazzo delle mie varie fatiche ho estratto un'altra gemma preziosissima, un'altra gemma di obbedienza e sottomissione totale», dice a un amico in una telefonata intercettata due settimane dopo la notte che l'ha fatto finire dietro alle sbarre. E subito dopo aggiunge, ammesso che ci fosse bisogno di chiarire meglio il concetto: «Devo dirti che è sorta una bellissima concubina, super divertimento, una super concubina».

Una delle ragazze dell'harem. E' lei la «preziosissima concubina». Consenziente, ben inteso. Che però, nonostante la sua vocazione alla sudditanza, si lamenta degli eccessi di Pesci. «Mi hai distrutto - gli dice il 30 luglio, dopo una notte di sesso -. Ho lividi da tutte le parti... non puoi ridurmi così». Una telefonata sul filo dell'ironia, con il tono che rimane sempre amichevole, tanto che Pesci le chiede di girargli qualche immagine, come ha fatto anche con Monica, la 21enne uscita da casa sua con 45 giorni di prognosi dopo quella maledetta notte. «... fammi una fotina che mi rendo conto, eh ma perché ti ho dato due schiaffetti, non so se ti ricordi? - risponde l'imprenditore alla donna -. Ma se non ho neanche tirato fuori le fruste...». E poi l'«avvertimento», il programma previsto per i successivi incontri. «...cioè, sei una principiante - dice -, aspetta che tiro fuori manette e fruste... ma ti ridurrò anche peggio, spero». E quando lei prova a ribattere («ma nooo, che mi serve?»), lui ammette: «Ma... a me serve».

Gli esperti potrebbero disegnare profili psicologici del titolare del «Surf in Paradise», sondarne bisogni e pulsioni, ma ciò che emerge è il medesimo copione: serate sadomaso, con tanto di aggeggi ad hoc, come nel caso di Monica. Che però a un certo punto avrebbe urlato il suo «no». Avrebbe gridato finché una pallina infilata in bocca le avrebbe impedito anche quasi di respirare. E quello è il limite tra consenso e violenza, anche quando il sesso non ha limiti.

Il confine strettissimo lungo cui Pesci e Wilson Ndu Aniyem, lo spacciatore nigeriano arrestato con le stesse accuse di violenza sessuale e lesioni aggravate, correvano spesso, secondo quanto portato alla luce dalle indagini. Il 2 agosto, per esempio, sempre con la «bellissima concubina»: una nottata a cui partecipò anche Aniyem, ospite frequente dei festini a casa Pesci. Pochi minuti dopo le 10, mentre è già con la donna, l'imprenditore chiama il pusher e gli dice di portarne «una»: un po' di cocaina per condire l'incontro. Ma la visita del nigeriano non si conclude con la consegna, perché l'uomo se ne va dall'attico alle 4 di mattina. E durante la notte Pesci chiama anche un secondo pusher per un altro rifornimento.

Molte sniffate, forse tanto alcol, ma soprattutto un copione simile a quello della notte con Monica, seppure non dalle conseguenze così drammatiche. Il giorno dopo, quando Pesci e la donna si sentono al telefono, «ancora una vol-
ta - annota il gip nell'ordinanza di custodia cautelare - a fronte dell'elencazione dei lividi riportati, certamente meno gravi delle lesioni subite... (dalla ragazza 21enne, ndr), Pesci si dimostrava orgoglioso della propria prestazione: "...eh, lo so, perché ti ho frustato"».

Ecco le serate all'ultimo piano di via XXIV Maggio. Fino al grido soffocato di Monica.

 

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