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La nostra storia

L'ORIGINE

Grazie a una storia lunga quasi tre secoli la «Gazzetta di Parma» è il più antico giornale d'Italia. Il primo numero risale al 20 giugno 1728. La scoperta, molto recente, della “data di nascita” è stata compiuta dallo studioso Roberto Lasagni, che nelle sue ricerche per il completamento dell’opera monumentale L’arte tipografica in Parma, ha trovato l’atto, datato 17 febbraio 1728 e custodito all’Archivio di Stato, con il quale il Duca Antonio Farnese (ottavo duca di Parma e Piacenza, che governò dal 27 febbraio 1727 al 20 gennaio 1731, giorno della sua morte) accordava al tipografo Giuseppe Rosati il permesso di stampare e vendere la «Gazzetta». Grazie a un altro documento, custodito in Palatina, si può fare risalire con certezza alla data del 20 giugno 1728 la pubblicazione della prima copia della «Gazzetta». La prova della continuità – e cioè la dimostrazione che quella «Gazzetta» del 1728 è la nostra antenata – viene da altri documenti scoperti in passato. Uno (trovato da Marzio Dall’Acqua, che ne diede conto in un articolo pubblicato nel 1985) è la lettera scritta il 4 gennaio 1732 dal segretario di Stato Ignazio Felice Santi per conto della duchessa Dorotea Sofia di Neuburg (nominata reggente del ducato di Parma il 29 dicembre 1731) con la quale si concedeva a Giuseppe Rosati di stampare «di settimana in settimana», la «Gazzetta di Parma». Lo stampatore è sempre Giuseppe Rosati. Lo stesso che compare sul numero più antico posseduto, datato 19 aprile 1735, e lo stesso citato in un saggio dello storico Salvatore Bongi, che nel 1869 scrisse della «Gazzetta di Parma» sulla Nuova Antologia, dichiarando di aver visto le annate 1729 e 1730, precisando che «allora si stampava da Giuseppe Rosati con privilegio». Privilegio significa esclusiva: quindi, non potevano essere stampati altri giornali a Parma. E questa è un’ulteriore “prova” che garantisce che la «Gazzetta di Parma» citata nei documenti del 1728 e del 1731 è la stessa «Gazzetta di Parma» di cui possediamo la copia del 1735, cioè la stessa che esce ancora oggi.

Un record ineguagliato che ci fa capire quanto il nostro giornale affondi le sue radici in questo territorio e abbia contribuito nel rendere Parma una città colta ed evoluta.

 

DU TILLOT E BODONI

Un giornale fitto di notizie e di inchiostro, ma bello nella grafica e nei caratteri tipografici: così attraverso i secoli si presenta la nostra «Gazzetta di Parma».  Fin dalle origini l'eleganza si afferma come un tratto sostanziale della sua identità e, al tempo stesso, capace di ribadire il legame tra il giornale e la città che rispecchia, una Parma da sempre raffinata e amante del bel vivere. Due i personaggi che segnano passaggi importanti: Du Tillot e Bodoni. A testimoniarlo, tra i tesori custoditi in biblioteca Palatina, spuntano le antiche gazzette, conservate con continuità dal primo gennaio 1760: una data fondamentale, perché segna l'inizio dell'influenza sul giornale del primo ministro Du Tillot. La sua sarà un'impronta innovativa e lungimirante, capace di correre, già allora, sul doppio binario della cronaca locale e delle notizie internazionali. In nuce, in quegli anni della seconda metà del '700, appare l'anima della «Gazzetta», attenta alla porta accanto, ma curiosa del grande mondo, proprio come i giornali moderni. Nel 1772, il 28 luglio, altra mossa storica e vincente: la stampa della «Gazzetta» viene affidata alla Stamperia regale, allora diretta da Giovanni Battista Bodoni. Il re dei tipografi rinnova la grafica della testata e imprime il suo stile memorabile nei raffinati capilettera. Inizia così un nuovo capitolo nella storia del giornale. Bodoni stampa la «Gazzetta» dal 1772 al 1796: 24 anni di bellezza e contenuti. Ma Bodoni è con noi ancora oggi, dopo la recente riforma (aprile 2021) con la quale siamo tornati a usar eunb carattere bodoniano.

 

L'OTTOCENTO

In quasi tre secoli di vita il giornale ha seguito passo dopo passo la storia della città e del Paese, nella buona e nella cattiva sorte. Nel 1796 conosce la scure della censura e le pubblicazioni vengono sospese: all’epoca la «Gazzetta di Parma» è già molto conosciuta come “libera voce” ben al di fuori dei confini del ducato d’origine e tanto basta per farne una delle prime vittime della dominazione napoleonica. Il bavaglio le tocca in sorte fino al 1811, quando riprende a uscire regolarmente, proseguendo durante tutto il Regno di Maria Luigia (1814-1847). Teatro, scienza e letteratura: la «Gazzetta» di quegli anni ci restituisce l'immagine di un ducato attento alla cultura e orgoglioso della sua vita di piccola capitale. Dal 1848 in poi – facendosi alfiere dell’unità e dell’indipendenza d’Italia – la «Gazzetta» riacquisterà il peso politico che aveva nel secolo precedente. Alla porta intanto bussa un'altra storica svolta: il 1° gennaio 1850 la “Gazzetta” diventa un quotidiano. Ma ecco un'altra rivoluzione in arrivo: nel 1876 venne ceduta a privati, a una società di cui è presidente Girolamo Cantelli, podestà liberale, artefice massimo dei moti parmensi del 1847 e 1859. Tra gli azionisti molti personaggi che hanno fatto la storia del Paese, un nome memorabile tra tutti: quello del maestro Giuseppe Verdi. Un altro passo verso tempi nuovi. Direttore diventa Parmenio Bettoli (1835-1909), il primo giornalista professionista nella nostra storia. E quando, nel 1880, il Bettoli parte per Tripoli, la direzione viene affidata a Pellegrino Molossi, che rimane alla guida del giornale per 32 anni, passando il testimone al figlio Gontrano, allora 21enne. Nel 1884 la testata diviene di proprietà della famiglia Molossi, che la mantiene fino al 1928.

Gontrano Molossi guida la «Gazzetta» negli anni in cui emerge la concorrenza tra testate, arricchite da un notiziario interno ed estero, da firme illustri e inviati speciali. Ha un'idea geniale: non combattere vane sfide con i colossi nazionali, ma accentuare l'impronta locale, individuando un carattere che negli anni a seguire costituirà la fortuna del giornale.

 

IL NOVECENTO

Nonostante l'avvento del regime, la «Gazzetta» per almeno 6 anni continua a non considerarsi un giornale fascista, ma un «quotidiano liberale», come orgogliosamente inalbera sotto la testata. Ma nel 1928 deve cedere le armi, fondendosi con il «Corriere Emiliano», di proprietà della federazione fascista di Parma (pur mantenendo la sottotestata «Gazzetta di Parma»). Nel ’41 riprende però la sua antica e gloriosa testata che mantiene anche, unico quotidiano fra quelli dell’Europa occupata dai nazisti, dopo il 25 aprile 1945.

Un altro record viene stabilito dopo la Liberazione, durante la gestione del Comitato di liberazione nazionale: la «Gazzetta» ha due direttori: Tito de Stefano, liberale, e Ferdinando Bernini, socialista.

L’8 gennaio 1947 il giornale va all'asta e viene acquistato da una nuova società editrice, la Segea (Società emiliano esercizi elettrici, Unione parmense degli industriali, Associazione agricoltori, Democrazia cristiana e qualche singolo). A partire dagli anni Sessanta, l'Unione parmense degli industriali diventa azionista di maggioranza, garantendo benessere e stabilità all'azienda. Una crescita costante, testimoniata anche dai traslochi del giornale in sedi sempre più grandi e prestigiose: da via Saffi a via Emilio Casa fino all'attuale edificio in via Mantova (dal 2002), un palazzo di vetro che svetta nello skyline cittadino.

 

I DIRETTORI

Ma sono i direttori che danno anima e carattere ai giornali. Nel caso della «Gazzetta», la linea di continuità, il fiume di energia sotto alle pagine è sempre stata la scelta di privilegiare la territorialità delle notizie.  Alfiere assoluto è Baldassare Molossi (1927-2003), figlio di Gontrano, che assume la direzione della “Gazzetta” a meno di 30 anni e la guida per 35 anni. A Baldassarre si deve la straordinaria crescita del giornale, salito da 10mila a 50mila copie. Un successo memorabile.  Fermo nella convinzione che il lettore cerchi innanzitutto quanto gli accade attorno, Baldassarre Molossi sceglie di dare ampio rilievo alla cronaca locale e crea un fortissimo e radicato rapporto tra il giornale e la città, sconfiggendo il «Resto del Carlino» che aveva creato una redazione parmigiana. Dal 1993 al 1998 alla direzione sale Bruno Rossi, che alla «Gazzetta» aveva iniziato come cronista, per poi passare a varie testate giornalistiche milanesi fino al «Corriere della Sera». Quindi la direzione di Giuliano Molossi, figlio di Baldassarre, allievo di Indro Montanelli, con cui ha lavorato a lungo al «Giornale» e alla «Voce»: guida il nostro giornale per 17 anni, dal 1998 al 2015: ed è il primo a volere una prima pagina tutta dedicata a notizie parmigiane (con le ovvie eccezioni per i grandi fatti di politica e di cronaca nazionale e internazionale).

Nel novembre 2015 è nominato direttore Michele Brambilla, che arriva dalla “Stampa”,. Dal 1° marzo 2019 la direzione del quotidiano è affidata a Claudio Rinaldi, giornalista cresciuto alla «Gazzetta», dove è entrato giovanissimo, assunto da Baldassarre Molossi. Rinaldi è anche direttore editoriale delle altre testate del gruppo «Gazzetta di Parma», «12 Tv Parma» e «Radio Parma».

Nel gennaio 2020 viene allestita a Palazzo Pigorini la grande mostra «Parma è la Gazzetta», che è uno degli eventi di apertura di Parma Capitale italiana della cultura. Mostra che, prima della chiusura anticipata a causa dell’esplosione della pandemia, regala grandissime soddisfazioni per il successo di pubblico e per la visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Nell’aprile 2021 debutta un’importante riforma, per rendere la «Gazzetta» più bella, più ricca e più moderna, sempre nel solco della tradizione. Il progetto grafico, imperniato sul ritorno a una fonte bodoniana, è affidato a Gianluigi Colin (quarant’anni di «Corriere della Sera» alle spalle), con la collaborazione dello studio Qreactive di Parma. Anche i contenuti sono fortemente potenziati, con inserti a tema ogni giorno della settimana. Anche l’offerta digitale viene potenziata. Nel frattempo è stato varato anche il magazine mensile «Parma City Mag», che esce l’ultimo sabato del mese e che offre una panoramica di tutti gli eventi in città e in provincia del mese successivo.

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