La Annibali: «Voglio dare il mio contributo»
Francesco Bandini
In casa Pd i giochi sono fatti. Dopo la maratona notturna della direzione nazionale del partito, con annessa spaccatura, sono stati ufficializzati i nomi dei candidati al parlamento. Per i collegi che interessano il territorio parmense sono stati ricandidati i parmigiani Giorgio Pagliari per il Senato e Giuseppe Romanini per la Camera, entrambi nei collegi uninominali. Sempre con l'uninominale saranno in lizza per la Camera Lucia Annibali, l'avvocatessa sfregiata con l'acido e curata a Parma, e l'assessore regionale all'Ambiente, la piacentina Paola Gazzolo. Nessun parmigiano nei collegi plurinominali: qui saranno in pista il ministro Andrea Orlando, la sottosegretaria Paola De Micheli e l'economista Luigi Marattin per la Camera; il ministro Valeria Fedeli e i deputati Matteo Richetti e Paola Boldrini per il Senato. Non è stata ricandidata l'onorevole parmigiana uscente Patrizia Maestri.
La vera sorpresa è il nome della Annibali, pesarese di origine e da oltre un anno consigliere del sottosegretario Boschi al Dipartimento delle pari opportunità, dove si occupa in particolare di violenza di genere. Parma non è la città dove è nata, ma la sente ormai come sua, dopo i lunghi periodi che vi ha trascorso per curare le ferite al volto e dopo avere ricevuto la cittadinanza onoraria. «È un territorio a cui sono legata moltissimo e che voglio conoscere ancora di più». E dove, ovviamente, intende venire a fare campagna elettorale, «con l'aiuto di chi si intende di queste cose più di me». Si rende conto di rappresentare un simbolo del riscatto femminile di fronte a certe barbarie che purtroppo ancora accadono, ma vuole essere anche qualcosa di ulteriore: «Sono una professionista che può dare il proprio contributo in termini di capacità, progetti e idee. Quello che conta è fare la cosa giusta ed essere coerenti con se stessi. Credo che questo nuovo impegno sia semplicemente la prosecuzione di una strada che ho intrapreso e un modo per dare un significato ancora più concreto e profondo a quello che mi è successo». E poi c'è il destino, quello che vuole che Parma entri sempre di più nella sua vita: «Sono davvero felice, perché credo che ancora una volta Parma sia il luogo migliore per ripartire con una nuova sfida». Ringrazia la città per il modo in cui l'ha accolta e ora si mette a sua disposizione come candidata: «Spero che i parmigiani ne siano contenti». Quanto alla politica di oggi, non ha dubbi: «Questo è il tempo della continuità, non della rottura, per proseguire nella costruzione di quanto di buono è stato iniziato».
Pagliari, ricandidato al Senato, ringrazia Renzi e la dirigenza Pd «per il riconoscimento del lavoro svolto», ma non manca di esprimere «dispiacere» per l'esclusione della Maestri, che, dice, «ho visto davvero impegnata nel lavoro parlamentare». La sfida che lo attende è diversa dal passato, visto che il collegio sconfina oltre provincia. «Sarà una campagna porta a porta, avendo anche il dovere di integrarmi con la parte reggiana del collegio. La vedo come un'opportunità per creare rapporti sempre più stretti fra le due province, che sono l'asse portante dell'Emilia occidentale: c'è un forte bisogno di collaborazione fra Parma e Reggio per mantenere e consolidare un ruolo nell'equilibrio complessivo regionale». Pagliari si dice «soddisfatto di essere riuscito a realizzare l'obiettivo di essere il parlamentare del territorio, cosa che intendo continuare a fare». Così come assicura l'impegno «sulla legislazione di ordine generale, sulla quale l'esperienza maturata mi permetterà, se rieletto, di svolgere un lavoro ancora più determinato».
«Rammaricato» per l'esclusione dalle liste della Maestri si dice anche Romanini. Che a proposito della propria ricandidatura dice: «In questi quattro anni di mandato ho cercato di rappresentare con dedizione tutto il territorio provinciale e mi onoro del fatto che mi sia stata offerta l’opportunità di continuare il lavoro avviato. I progetti iniziati e, purtroppo, non ancora portati a termine sono diversi. Nei prossimi 45 giorni voglio proseguire quell’attività di ascolto che ho sempre cercato di mantenere attiva durante la legislatura: il collegio è ampio e le priorità da affrontare numerose, ma credo ci siano tutte le condizioni, per la nostra provincia, di continuare ad avere una rappresentanza radicata sul territorio in parlamento».
L'AMAREZZA DELLA MAESTRI
Che la sua ricandidatura sarebbe stata fortemente a rischio Patrizia Maestri l'aveva capito già da tempo. Ieri è arrivata la conferma: niente collegio uninominale per l'onorevole uscente del Pd, né un posto nella lista proporzionale. Sconta l'appartenenza a un'area congressuale minoritaria del partito, anche se, ricorda, il problema non è stato locale: «La direzione provinciale aveva approvato all'unanimità la ricandidatura mia e degli altri due colleghi». Renzi e il suo metodo proprio non le sono piaciuti: «Al momento di votare le liste, come minoranze siamo usciti dalla direzione nazionale perché non c'è stata alcuna condivisione: non può essere il segretario a scegliere i nomi della minoranza». A Renzi contesta «la smania di inserire nomi nuovi della società civile: per carità, vanno bene, ma serve anche la politica, un giusto mix. Spiace che di fronte a una sfida così importante non ci sia stata la capacità di condividere, unire e ascoltare».
Lucia Annibali, che le è stata preferita per la candidatura nel collegio uninominale, viene definita dalla Maestri «un bel nome e una figura importante per quello che simboleggia». Ma, detto questo, parla di «tristezza, stranezza e amarezza». La tristezza è quella di un collegio uninominale «in cui è importante il rapporto con il territorio», che evidentemente per la deputata uscente una candidata che arriva da fuori difficilmente può garantire. La stranezza sta proprio in questo, nel «non ascolto del territorio, che si era espresso in un modo diverso». E poi l'amarezza «nel constatare che non c'è spazio per una voce critica come la mia, nonostante abbia sempre portato il mio contributo costruttivo».
Comunque sia andata, la Maestri tiene a ricordare i fronti sui quali si è battuta (soprattutto lavoro e sociale), che, osserva, non sempre sono stati così visibili per l'opinione pubblica, ma che non per questo sono stati meno importanti. Ricorda i risultati ottenuti per quanto riguarda l'ampliamento della copertura degli ammortizzatori sociali, il riconoscimento dello status di lavoro gravoso per le operatrici socio sanitarie, le otto salvaguardie varate per gli esodati, l'approvazione della legge sul Festival Verdi, l'inserimento al lavoro delle persone disabili e il supporto al terzo settore con la proposta di legge per i rimborsi spese.
Ringrazia chi ha avuto fiducia in lei, chi cinque anni fa le permise di arrivare prima alle primarie, chi ha continuato a darle fiducia nel partito (dove intende rimanere e impegnarsi) e anche il suo assistente parlamentare Fabio Moroni, che è sempre stato al suo fianco. «Sono soddisfatta di quello che ho fatto e perché ho potuto incontrare tante persone e ascoltare direttamente i problemi del territorio, facendomi carico, quando possibile, di risolverli. Ascoltare e fare concretamente: è così che credo debba fare un parlamentare».f.ban.