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Dimore e destini tra arte e storia
Verdi e altri protagonisti in «Casa e studi delle persone illustri dell'Emilia Romagna»
Somiglia a un atlante delle meraviglie, perché oltre a contenere le testimonianze delle dirette espressioni artistiche dell’Emilia-Romagna, conserva e racconta, con cura e dettaglio, chi a lungo le ha custodite, per vocazione o per mestiere. E così, una serie di testi, alternata a diverse immagini, racconta al lettore la quantità di bellezza (e di ricchezza) che da Piacenza a Rimini è preservata nei paesaggi e nelle abitazioni «celebri» del territorio emiliano-romagnolo.
Per descrivere i luoghi dove trovarle, l’archeologa Cristina Ambrosini, dirigente del settore Patrimonio culturale della Regione Emilia-Romagna, e la storica dell’arte, Claudia Collina, titolare della posizione organizzativa Valorizzazione del patrimonio culturale, hanno curato il volume «Case e studi delle persone illustri dell’Emilia-Romagna» (25 euro, 276 pagine), edito da Bologna University Press, che raccoglie gli esiti del censimento regionale, i cui risultati hanno individuato più di 90 realtà che, anche in forme ibride, rappresentano le case museo di decine di artisti, musicisti, poeti, cineasti, scienziati, inventori, collezionisti e famiglie illustri.
Lo stesso accade con la Casa natale di Giuseppe Verdi, a Roncole di Busseto, sobria ma colma di testimonianze e di documenti rarissimi. Sempre a Busseto, attraverso le loro dimore, sono raccontate le straordinarie vite di Giovannino Guareschi e di Antonio Barezzi, che fecero incontrare «la bassa» con il mondo della letteratura e della musica. Ci sono anche le bellezze custodite nella villa ottocentesca della Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo, acquistata nel 1941 dalla famiglia Magnani e aperta al pubblico dal 1990, che raccoglie una collezione di capolavori d’arte antica e moderna e ospita esposizioni internazionali. A Casarola, frazione di Monchio delle Corti, in Alta Val Bratica, fra le valli dei torrenti Parma e Cedra, la Casa rurale di Attilio, Bernardo e Giuseppe Bertolucci descrive le radici dei tre artisti emiliani famosi in tutto il mondo. C’è anche il Museo Ettore Guatelli, che a Ozzano, frazione di Collecchio, rappresenta una raccolta museale inedita perché composta da circa 60mila pezzi (per lo più attrezzi da lavoro), che il maestro elementare e collezionista Guatelli trasformò in un vero allestimento. La Dimora Meli Lupi, nella Rocca di Soragna, esempio di primo barocco, si distingue ancora per le caratteristiche dei mobili e dei complementi che arredano le sue stanze, in cui la commistione con altre epoche. Nel volume, molto dell’eredità artistica parmigiana è raccontato anche dagli studi di Carlo Mattioli, di Claudio Spattini, così come dalla Collezione di Claudio Cesari, dall’archivio di Gastone Biggi o dalla casa museo Colibri di Bruno Bricoli a Urzano. Oltre ai testi dell’assessore Felicori e delle due curatrici (Ambrosini ha scritto «Le case, gli studi e i paesaggi culturali: prospettive di sviluppo, Collina «I luoghi degli artefici: l’esistenza attraverso lo spazio e le cose»), il libro contiene anche i contributi di Vittorio Ferorelli che, attraverso il capitolo «E ti vengo a cercare: viaggio nelle dimore di poeti, scrittori e musicisti», compie un vero viaggio letterario, e di Roberto Tommasi, con il suo documento («La disciplina delle abitazioni e degli studi delle persone illustri in Emilia-Romagna»). Le schede di Isabella Giacometti e di Giuditta Lughi, funzionarie del settore Patrimonio culturale, infine, descrivono tutti i «Luoghi delle persone illustri» censiti con riferimenti precisi.