Il racconto della Domenica

La discoteca e il ragazzo tatuato

Antonio Tacete

Su una Fiatoca, utilitaria bianca della Fiat, su cui sporgevano sopra il cofano un collo e una testa d’oca, costruita in alluminio come il resto della carrozzeria, Villa il nano guidava la vettura, avvolto nella nebbia, diretto verso Baganzola, in compagnia di un amico nano chiamato Bitterio Camparisodaacquaseltz. Appena giunsero in paese infilarono il muso della utilitaria in una carraia, là dove era ubicata una baracca in legno, adibita a friggitoria, dove gustarono più di un piatto di rane fritte.

Poco lontano dalla friggitoria sorgeva l’abitazione in muratura, dalle forme simili a un antico credenzone, del narratore di favole Psichiatro dei Canalisti, omone gigante dalla testa calva e dal profilo da orco che vestiva abiti di colore larva dai grossi alamari.

I due nani furono rallegrati durante la cena dalla musica che proveniva da una discoteca, nascosta da un campo di granoturco, distante un centinaio di metri. Trasferitisi lì fecero amicizia con due palestrati, un ragazzo e una ragazza, habitué della sala da ballo. Il corpo del ragazzo era un concentrato di tatuaggi, perlopiù di colore buccia di limone, mentre i bicipiti, quando tesi, assomigliavano a due frutti gialli. La ragazza invece assomigliava a una pantera nera, infatti, mostrava occhi turchini, muscoli forti, gonfi e bene in rilievo, ancor più del compagno.

Entrambi i nani consumarono delle bevande al luppolo, poi se ne andarono dalla discoteca utilizzando la stessa Fiatoca con cui erano arrivati lì. La mattina seguente, seppure con un’aria tersa, caratterizzata da luce azzurra e lucente, Villa il nano, dopo aver ripulito e candeggiato un grande numero di latrine, specie quelle presenti nei bar di via Bixio, strada d’Azeglio e piazza Garibaldi, andò a occupare il posto da commesso-garzone-coiffeur in una barberia ecclesiastica gestita dal barbiere Dondonnetto Donninie frequentata perlopiù da preti, chierici e chierichetti, ai quali il nano era bravissimo nel tagliare le chieriche. Uno dei chierichetti era un tipo molto particolare, infatti, aveva i polpastrelli della mano a forma delle teste minuscole di alcuni famosi burattini: Sandrone, Fagiolino, Bargnocla e Polonia.

Mentre Villa il nano era impegnato a tagliare i capelli dei clienti quelli che stavano in attesa occupavano il tempo leggendo elzeviri sui poeti di Parma scritti dal famoso critico Giuseppinino Marchetti. Nei borghi dell'Oltretorrente, tra gli interstizi esistenti fra i sassi, di cui erano pavimentate le strade, crescevano indisturbate delle ortiche che i frati francescani del convento dell'Annunziata raccoglievano e, dopo averle ben cotte, imbottivano la pasta dei tortelli secondo le antiche tradizioni culinarie tipiche di Parma.

Ogni domenica, giorno in cui Villa il nano non era impegnato a ripulire le latrine in giro per la città, e nemmeno si affaccendava a fare il garzone da barbiere, andava a fare visita al pecoraio Capruttana ospite in un ovile sotterraneo scavato nel greto del torrente Parma. In sua compagnia si sfamava gustando tortelli nani, buonissimi, farciti con della ricotta, e messi a bollire dentro un pentolone scaldato da una grande fiamma.

Nel mese d’agosto, in occasione della notte di San Lorenzo, la polvere di una stella cadente, precipitata dal cielo, s’intrufolò nella lana delle pecore. In quella occasione Capruttana si trovava dentro l'ovile, nel sotterraneo del torrente, impegnato a sonnecchiare e non se ne accorse, mentre Villa il nano, sdraiato su un mucchio di caci vecchi, puzzolenti e stagionati, leggeva dei libroni di poesie scritte da Carducci e alcuni racconti di Pavese sulle sue Genie, finiti lì chissà come.

Alle tre di notte Capruttana e Villa il nano ricevettero la visita di due loschi figuri nani: Lesso e Cappone, somiglianti in tutto per tutto al Gatto e la Volpe della favola di Pinocchio, che, avvalendosi di diversi scherzetti, avevano fregato il burattinaio Scarpinocchio, ideatore di una marionetta realizzata utilizzando delle scorze di formaggio, legate da fili, e foggiata dal formaggiaio detto Formaggeppetto e da una fata di Parma detta Fetacrudelia che l’aveva tramutato in un bambino in carne e ossa.

Durante l’inverno, allorché la Parma voladora pareva intenzionata a rompere gli argini, un enorme pietrone copriva il buco d’ingresso dell'ovile da cui entravano e uscivano le greggi, e prima della fine delle piene il nano e il Capruttana stavano li dentri nascosti per intere settimane mangiando pecorino, seppure scaldati dalla fiamma di un fuoco. Villa il nano trascorreva le giornate leggendo libri su delle ipotetiche guerre stellari tra navicelle e ufo d’alluminio parmigiane a forma di minuscoli anolini e tortellini, mentre Capruttana cardava la lana agli ovini, e il nano, nascosto li sotto, raccontava di un suo antenato senese detto il Finocchionarosa, lontanissimo parente nell’albero genealogico dei Villa, il quale aveva assistito allo storico tumulto verificatosi nel quindicesimo secolo tra le contrade della Spadaforte e della Quercia, poi soppresse in seguito ai tafferugli e alle frequenti liti con alcune altre contrade: Gallo, Vipera, Orso e Leone.

Un avo di Villa il nano era fuggito all’inizio del sedicesimo secolo nelle terre del Lombardo-Veneto dove aveva assistito ad una corrida con protagonista un torero, certo Moroson. In quella occasione la corrida aveva avuto luogo in terra italiana perché all’epoca lo staterello era sotto la dominazione spagnola. Quando le acque del torrente, dopo una grande piena, terminavano la corsa in mare, come gocce fangose, stillate da una boccetta di collirio nell’occhio turchino dell’acqua marina, il bambino Tanzi, figlio del famoso lattaio, futuro Parmalat, da sopra il prato del greto esortava Villa il nano e Capruttana a togliere da sotto la pietra che ostruiva la tana e aprire la strada del loro nascondiglio. Una volta liberato l’ingresso della tana Capruttana con Callisto riprendeva a mungere le pecore.