VISIONI D'ARTISTA
Sabrina Marelli: fotogrammi del labirinto sentimentale
«Il nome della rosa»? «The Others»? «Il sesto sento»? La prima cosa che viene in mente davanti alle tele di Sabrina Marelli riporta al cinema. Certi film sulla la vita oltre il reale, che scavano nel soprannaturale, nell'invisibile mai dimostrato scientificamente ma non necessariamente impossibile, troverebbero nel suo lavoro l'ambientazione perfetta. Che siano stanze in penombra, finestre aperte sul verde appena accennato, scalinate (come quella elicoidale de «L'appuntamento», opera scelta questa settimana) popolate di personaggi in meditativa attesa, o vuote, silenziose, sospese non fa alcuna differenza: tutte si traducono in mondi infiniti da riempire a proprio piacimento di emozioni personali. Fotogrammi del labirinto sentimentale. C'è qualcosa di cupo dentro, ma non per questo di triste. Speranze e delusioni abitano questi spazi misteriosi in egual misura.
Sabrina Marelli da qualche anno espone in spazi pubblici e privati. Fino al 6 gennaio una selezione di sue opere resterà esposta a Ombre Rosse (borgo Giacomo Tommasini 18 - orario di apertura dalle 10 fino a tarda serata) dal titolo «Ebbri di vino, immersi nell’arte». Le sue tele non passano inosservate. E soprattutto non si dimenticano.