Riconoscimento
Il premio Tommasini all'attrice Lella Costa
Il 25 settembre al Teatro al Parco
«Stanca di guerra. Stanca di dover dividere il mondo in buoni e cattivi. Stanca di vedere che quelli che pagano e muoiono e soffrono sono sempre gli stessi»: parole che Lella Costa scrisse assieme ad Alessandro Baricco ai tempi della guerra dei Balcani, parole attuali più che mai. E ancora: parole che calzano a pennello alla visione politica ed esistenziale che fu di Mario Tommasini (morto nel 2006), «pasionario» con uno sguardo lucido e generoso sulla realtà, trascinatore «eretico per amore» (come si intitola la sua biografia scritta da Bruno Rossi) che riuscì a far chiudere il manicomio di Colorno, al fianco di Basaglia, con le dimissioni, alla fine degli anni Sessanta, di oltre mille ricoverati.
«Se vedi un bicchiere mezzo vuoto, travasalo in uno più piccolo»: questo è un bell'esempio di «resilienza» secondo Lella Costa, ancora parole che sembrano tagliate sulla personalità di Mario Tommasini, sulla sua capacità di buttarsi alle spalle le sconfitte e di raccogliere le persone a pezzi per rimetterle in sesto. «Matti», fragili, anziani, carcerati: per tutti Tommasini vedeva un'altra possibilità, un lavoro oltre le sbarre, una casa oltre gli ospizi e le «istituzioni totali».
Mario Tommasini pioniere del cambiamento sociale con esperienze pilota come la Fattoria di Vigheffio, in cui vennero ospitati, a piccoli gruppi, i «matti» dimessi da Colorno, fino alle battaglie degli anni Novanta per far uscire gli anziani dalle case di riposo. Vittorie e sconfitte, ma il segno è rimasto. Mario Tommasini e Lella Costa in un simbolico abbraccio: lui motore inarrestabile dell'ascensore sociale che non lascia fuori nessuno, lei voce impegnata che non dimentica mai chi sta in serie B per fargli intravedere la speranza.
«La scelta di Lella Costa per il premio è stata accolta con entusiasmo - spiega Marcella Saccani - Lei e Mario Tommasini hanno tante caratteristiche in comune. Tutti e due forti, capaci di non indietreggiare davanti agli ostacoli. E poi ironici: sempre, nei momenti di tensione, Mario scompaginava le carte con una battuta fulminante. E così si ricominciava a dialogare. Faceva sorridere tutti, come Lella Costa. Capaci di non prendersi mai troppo sul serio». Infine, aggiunge Marcella Saccani, «la scelta di una donna, una testimonianza coraggiosa e voce critica. Proprio come Mario Tommasini, che questa città non deve e non può dimenticare».