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Parma -

Domenica 22 Febbraio 2026


Il ristorante

I tri Siochett, tutta la tradizione della buona cucina di casa nostra

I tri siochett, tutta la tradizione della buona cucina di casa nostra

Si potrebbe cominciare, coinvolgendo anche noi stessi, facendo un po’ d’ironia sul nome del locale, ma quella vecchia osteria, irridente e parmigiana, non c’è più, pur essendo sempre -recita il sito web- un ristorante che propone «quanto di meglio offre la tradizione culinaria locale». La vecchia casa ha visto crescere attorno a sé portici e verande e ora può ospitare su due piani circa 200 coperti. Piccolo ingresso, sono accettati gli animali, grande sala e tutt’intorno strutture luminose, tavoli comodi con copri macchia chiari, sedie impagliate e l’accoglienza gentile dei numerosi, giovani camerieri che rapidi e efficienti accompagnano, portano il menu, illustrano i piatti e i vini di una carta con proposte discrete dalle regioni italiane e la disponibilità di servizio a bicchiere, mezze bottiglie, quartini, piccola lista di birre.
La cucina, i piatti
Cucina parmigiana con i piatti più noti e amati della nostra tradizione, ma anche attenzione alle esigenze di una clientela che chiede anche piatti vegetariani, vegani e preparazioni moderne. Si comincia col richiamo della torta fritta dorata, leggera, che si sfoglia e accompagna i salumi, ma per il prosciutto c’è la classica micca di pasta dura che ne accarezza il sapore senza coprirlo: in questo caso è un Devodier di 36 mesi di dolcezza avvolgente, profonda, di semplice bontà. La polenta di Storo è un antipasto leggero grazie alla qualità particolare del mais e saporito grazie al ragù di porcini secchi e salsiccia che la condisce. Altri antipasti, oltre alla selezione di salumi, sono la misticanza di arance, olive, finocchi; lo strudel con radicchio, scamorza, pere e zucca; lo sformatino di friarielli, patate, gorgonzola e noci. Ai primi, anolini in brodo di cappone; tortelli d’erbetta, di spalla cotta, di zucca nel rispetto della tradizione; poi sodi e gustosi gnocchi di patate con dolce fonduta di Taleggio e zucca; ustionanti rosette (una sfoglia farcita con prosciutto, ricotta e spinaci) passate al forno con alcune bruciacchiature. E ancora: crepes di grano saraceno, salamino, patate, porcini; zuppa di cipolle; rigatoni al ragù di cinghiale; risotto con castagne, mele e speck. Ai secondi apre la lista dei piatti il pesto di cavallo con battuta di capperi e, sempre di cavallo, la «vecchia» che fanno ormai in pochi e che affonda le radici nella storia della nostra cucina. Delude la punta di vitello ripiena, più lessata che arrostita, ripieno spento, carne duretta; meglio la paletta brasata al vino rosso, la carne che si scioglie quasi nel suo sugo cui le prugne danno una nota di raffinata dolcezza da raccogliersi con la polenta di Storo. E ancora: padellata di faraona con patate, castagne, prosciutto; guanciali di maiale in cremolada di limone; cous cous con verdure; quenelles di patate con porcini; entrecote di manzo o nodino di vitello alla griglia.
Per finire
Parmigiano di varie stagionature o i dolci della casa: il gelato alla vaniglia, fiordilatte o zabaione; sorbetto al limone o alla vaniglia e rhum; prugne cotte al vino rosso, cannella e gelato allo zabaione; zuppa inglese di moderato tenore alcolico. I prezzi: coperto 2,50 euro; antipasti 8-15; primi 10-12; secondi 10-18; dolci 6. Menu esposto, ingresso, bagni, parcheggio comodi.

Non mancate
Paletta brasata

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