×
×
☰ MENU

Teatro

“Il racconto d’inverno” di Shakespeare, una fiaba teatrale tra morte e vita

Repliche fino al 15 aprile a Teatro Due, regia di Jared McNeill, applausi al debutto

“Il racconto d’inverno” di Shakespeare, una fiaba teatrale tra morte e vita

12 Aprile 2026, 09:05

“Il racconto d’inverno” di William Shakespeare

  • con: Alessandro Burzotta, Luca Cicolella, Salvo Drago, Francesca Gabucci, Irene Paloma Jona, Nicola Lorusso, Diletta Masetti, Felice Montervino, Salvo Pappalardo
  • musiche originali eseguite dal vivo: Claudio Scarabottini
  • costumi: Elisabetta Zinelli
  • luci: Stefano Bardelli
  • regia: Jared McNeill
  • produzione: Fondazione Teatro Due
  • voto: quattro su cinque

--------------------------------

Un testo vertiginoso di pura teatralità “Il racconto d’inverno”, che attraversa tutti i generi, commedia, dramma, tragedia, sembrando quasi che Shakespeare si diverta a giocare ironicamente con le sue stesse opere tra citazioni ed echi sparsi senza confini di tempo e di spazio tra un atto e l’altro, al centro la relazione tra morte e vita. Con la possibilità di rinascita: perché anche una statua, pure con i segni degli anni trascorsi, sedici!, può improvvisamente muoversi, parlare, perdonare il marito Leonte - superba sintesi di Otello e Iago, se stesso a guidare la propria gelosia - abbracciare la figlia Perdita, strappatale alla nascita: una magia della sacerdotessa Paulina, un’intuizione fiabesco-letteraria alla Dorian Gray, o, razionalmente, l’espediente di tenere la donna nascosta in attesa che fosse riconosciuta la sua innocenza? Non era successo qualcosa di simile anche con Hero in “Molto rumore per nulla”?

Nella messa in scena di “Il racconto d’inverno”, repliche a Teatro Due fino al 15 aprile, non c’è tentativo di sintesi, come spesso si è visto con Peter Brook, maestro del regista Jared McNeill, non solo con Shakespeare, ma anche con l’opera lirica, indimenticabile per esempio <Carmen>. Comprensibilmente nel lungo spettacolo vengono messe insieme più forme teatrali, in un testo che già mescola più linguaggi, evidenzia l’aspetto favolistico e la finzione su palcoscenico. Al debutto però, forse anche per il grande impegno chiesto agli interpreti, tutti con più ruoli, si è persa, questa l’impressione, la fresca leggerezza originaria, anche se non è mancata qua e là qualche risata tra il pubblico.

Cubi bianchi vanno componendo la scenografia mobile a vista, ma sono anche contenitori per più scopi, anche per accogliere, con la neonata da abbandonare, il tesoro che avrebbe poi reso possibile l’identificazione. I costumi sono senza tempo, stratificati, i tappeti utilizzati non solo per fare il mare in tempesta ma anche a indicare la ricchezza nobiliare. Presenti diverse statue, la “galleria” di Leonte. Ritorna l’accusa di tirannia per sovrani che s’adirono - e condannano - con facilità. Così anche Polissene che non apprezza che il figlio sposi una pastorella

Antigono, gentiluomo marito di Paulina, muore divorato da un orso, che qui però canta a mo’ di cabaret “New York, New York” e insegue quindi clownescamente, con una mazza, la sua vittima. Molte le azioni che prendono avvio dalla platea, con la festa della tosatura e i vari travestimenti tra il proscenio e le prime file degli spettatori. Il Tempo che chiude come coro la prima parte è rappresentato da tre attrici con un velo che cade dall’alto. La musica è suonata dal vivo da Claudio Scarabottini, varie e in più passaggi efficaci le luci. Molti applausi alla prima per Alessandro Burzotta, Luca Cicolella, Salvo Drago, Francesca Gabucci, Irene Paloma Jona, Nicola Lorusso, Diletta Masetti, Felice Montervino, Salvo Pappalardo.

© Riproduzione riservata