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Via Adorni, la «damigella» dello Stradone

Devozione, figure religiose e vita di quartiere tra conventi, botteghe e aneddoti

Via Adorni,  la «damigella» dello Stradone

Suor Anna Maria Adorni

13 Aprile 2026, 17:37

Non è una strada molto conosciuta: è corta, un po’ stretta (tanto che i poveri pedoni, nel caso del passaggio di un automezzo, si devono rannicchiare contro il muro) ma è una strada elegante, simpatica, quieta, soprattutto accogliente poiché, chi la imbocca da via Padre Onorio, impatta subito nella gentile cappellina settecentesca del convento di San Pietro D’Alcantara che custodisce al suo interno un copia della Divina Pastora la cui immagine autentica dello Sbravati si trova all’interno della chiesa se non addirittura nella chiesa di Sant’Uldarico come sostengono alcuni studiosi paventando il dubbio che, quella venerata nella chiesa francescana sia, pure quella, una copia come quella della cappellina. Via Anna Maria Adorni, «damigella» del ducale Stradone che affianca fino a Strada XXII Luglio, ha una sua storia antica che la lega a due anime sante che operarono proprio in questa strada: Suor Anna Maria Adorni alla quale fu poi dedicata e Padre Onorio Rosi, il «frè arlojär», ucciso il 23 aprile 1945 dalla Brigata Nera nel corso di un rastrellamento effettuato in quei giorni di grande sbandamento che precedevano la Liberazione e che operava all’interno del convento di San Pietro D’Alcantara ubicato in via Granatieri di Sardegna, strada, in seguito, dedicata al «frate orologiaio».


Anna Maria Adorni, fondatrice delle Ancelle dell’Immacolata e dell’Istituto del Buon Pastore nacque, nel 1805, nella splendida e aristocratica Fivizzano, la più medicea delle cittadine della Lunigiana. Morto il padre Matteo nel 1820, Anna Maria si trasferì con la madre Gaudenzia a Parma dove trovò lavoro come istitutrice nella casa Ortalli. Nel 1826 sposò Antonio Domenico Botti al quale diede sei figli, tutti morti in età giovanissima, tranne uno, Leopoldo. Nel 1844, rimasta vedova, iniziò il suo apostolato nelle carceri. Nel 1852 si stabilì in Strada XXII Luglio (allora Strada San Quintino) ed ebbe sotto la sua sorveglianza tre ex carcerate. Nacque, così, l’Istituto del Buon Pastore, prima in Borgo della Canadella (attuale via Primo Groppi) poi nel convento di San Cristoforo (Stradello San Cristoforo) dove rimase fino al giorno della sua morte, il 7 febbraio 1893.
Via Anna Maria Adorni, prima di assumere il toponimo della santa suora, si chiamava Stradello San Cristoforo proprio per la presenza di chiesa e monastero ed, ancor prima, della basilica dei Santi Cristoforo e Vincenzo fondata verso il 1251 dalle Benedettine di San Quintino come succursale della loro più antica chiesa. In seguito il complesso, trasformato in oratorio ad uso delle Ancelle dell’Immacolata e del Buon Pastore, nel dopoguerra, fu sede di un asilo infantile frequentato da molti marmocchi del quartiere. Un altro edificio storico e significativo che sorge in via Adorni (ora struttura per anziani «Villa Clotilde»), costruito intorno agli anni Venti, funzionò in passato anche come casa di accoglienza per giovani studentesse sempre sotto la guida delle Ancelle dell’Immacolata. Il plesso conventuale dell’ex stradello San Cristoforo, compresa la chiesa, è occupato da anni dall’impresa Pizzarotti che ne ha eletto la propria elegante sede. Ed ora una curiosità storico- artistica. All’interno della chiesa santuario di San Quintino (via XXII Luglio) si venera la Madonna dell’Aiuto. La stupenda immagine della Vergine, affrescata nell’oratorio di San Cristoforo nel secondo quarto del Cinquecento probabilmente da Michelangelo Anselmi, era scomparsa sotto nuove intonacature. La sacra icona riemerse nel 1723 durante i lavori di restauro che provocarono la caduta dell’intonaco che la ricopriva ed è diventata, nel tempo, oggetto di culto cittadino. Così, quando, in seguito alla soppressione dei conventi fu chiuso anche quello delle agostiniane di San Cristoforo, la venerata immagine, l’8 dicembre del 1811, (solennità dell’Immacolata) fu trasportata nella vicina chiesa di San Quintino.


Via Adorni confina pure con il convento di San Pietro D’Alcantara, infatti dal portone del passo carraio del convento, entrava ed usciva il baroccio del «fré sercón» e, fino agli anni settanta, i «cavciolén» (così erano chiamati dai parmigiani i francescani di questo convento per via del piccolo legaccio in legno che consentiva di abbottonare il mantello), organizzavano le processioni, del 31 maggio in onore della Divina Pastora e del 13 giugno per la ricorrenza di Sant’Antonio da Padova, che transitavano solennemente lungo la strada dalle cui finestre erano esposti lumini e drappi. «Padre Onorio Rosi che svolse il suo apostolato proprio in questo convento - come è riportato in un bellissimo articolo di Emanuele e Filippo Marazzini, apparso sulla Gazzetta di Parma il 30 aprile 2021 - nato a Pavullo nel Frignano, dopo aver preso i voti, neanche diciottenne, era stato guardiano nel convento di San Cataldo di Modena prima di approdare negli anni Trenta a Parma. Fonti orali dell’epoca descrivono un uomo riservato, cordiale, dal pragmatismo montanaro e dal sorriso. Una persona sensibile, amante, come il fondatore del suo Ordine, della natura: restava ore a contemplare il cielo stellato o a seguire il volo degli uccelli. Ma il motivo per cui i parmigiani conoscevano Padre Onorio era il suo straordinario talento nel riparare orologi e sveglie. Quando gliene portavano uno impossibile da aggiustare, lo restituiva al proprietario insieme ad un ironico santino con la scritta: «Non resta che pregare…». Al cronista, transitando da via Anna Maria Adorni, non è sfuggito un ampio cortile , una «córta», di quelle che, un tempo, impreziosivano le case di campagna e di città. Spazi che, per la gente di ieri, altro non erano che il teatro della vita. Il cortile in questione è quello di casa Alessandri che ospitò tante attività a partire dagli anni Trenta con un'autorimessa con servizio pubblico, un tappezziere per auto, un carrozziere, un’officina auto e, per finire, un laboratorio dove si realizzavano galleggianti per la pesca. Nel piazzale al termine della strada, proprio in prossimità di via XXII luglio, erano attivi un’edicola, un negozio di frutta e verdura della popolarissima e simpatica Nella, un meccanico di biciclette ed, infine, il frequentatissimo negozio di generi alimentari di Lena Dall’Argine.


E ora una chicca per gli appassionati di parmigianità. Via Adorni era il tragitto preferito dal popolarissimo «Coco Niblén Pagàn» che, in maglietta, braghe corte e «bonètt» (berretto) in testa con la visiera di traverso (estate ed inverno), tutte le mattine di buon’ora, preceduto a piedi dalla moglie Mafalda, partiva col suo trabiccolo a pedali, che posteggiava nei pressi del Petitot dove risiedeva in uno scantinato, per recarsi in piazzale San Lorenzo dal marmorino De Giuli per il trasporto delle lapidi alla Viletta.

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