Il ruolo della transizione ambientale nella ripresa post pandemia
La transizione ambientale sarà il motore della ripresa dopo la lunga e drammatica pandemia Covid 19.
La crescita del Pil del nostro Paese, che l’Unione Europea prevede già al 4,2% nel 2021 e al 4,4% nel 2022, avrà dalle risorse del Next Generation EU e del fondo nazionale recentemente approvato dal Governo con lo scostamento di bilancio un contributo decisivo; infatti i 248 miliardi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza , se investiti in progetti che creano valore, sosterranno la crescita anche negli anni successivi al 2022.
Questa prospettiva di aumento del Pil è l’unica possibilità che ha il nostro Paese per far fronte al debito pubblico sul Pil che nel 2021 la Ue stima raggiunga il livello del 160% con il deficit annuale che sempre per quest’anno è stimato all’ 11,7%.
L’elemento trainante di questa fase di crescita sarà sicuramente la transizione ambientale. Infatti la Commissione Europea fissa il target di spesa per la transizione ambientale al 37% dei fondi complessivi ottenuti, la percentuale più consistente.
E il nostro Paese ha risposto con il suo Pnrr con una percentuale su questa missione addirittura superiore al target della Commissione; infatti viene prevista una percentuale di spesa pari al 40% dei fondi ottenuti dal Pnrr. La scelta è corretta anche alla luce di un recente studio del Global Wind Energy Council, organizzazione Belga creata nell’anno 2005 per promuovere l’energia eolica e per abbandonare l’uso dei combustibili fossili. Questo studio riguarda tutti i settori industriali, comprese le catene del valore.
Le risorse umane più ricercate saranno quelle che avranno conseguito specifiche competenze nell’installazione, costruzione e nello sviluppo delle tecnologie necessarie all’utilizzo dell’energia eolica. Questo studio è particolarmente interessante e attuale in quanto sviluppa uno dei temi centrali
dell’agenda 2030 relativamente alla sostituzione delle energie fossili con quelle rinnovabili; alla base di queste ultime vi è appunto l’energia eolica.
Infatti gli Stati Uniti hanno previsto di aumentare la capacità delle turbine eoliche fino a 30 GW entro il 2030, l’Unione Europea fino a 60 GW nel 2030 e a 300 GW nel 2050.
Uno sforzo importante che potrà dare, ce lo auguriamo, un contributo decisivo alla lotta all’emergenza climatica che sta mettendo a rischio le condizioni di vita del nostro pianeta e che sta portando a migrazioni di massa di intere popolazioni a seguito della desertificazione e dell’innalzamento delle acque.
Il beneficio degli investimenti in questo settore ha certamente alla base l’obiettivo ambientale e il miglioramento del clima.
Ma ha anche un obiettivo molto rilevante in termini occupazionali delle persone impiegate in questa trasformazione e nella transizione verso un maggior rispetto delle esigenze ambientali che riguardano i processi produttivi, i prodotti, le catene del valore, il packaging, la trasformazione ecologica degli edifici, la rigenerazione delle città a partire dalle periferie. Un grande progetto che è al centro del Next Generationi Eu ed anche del nostro Piano di Ripresa e Resilienza.
Ebbene, lo studio della GWEC stima che lo sforzo complessivo in questo settore possa portare a 3 milioni di posti di lavoro nei prossimi cinque anni.
Quindi è giusto aver assegnato a questo obiettivo il peso maggiore da parte della Commissione Europea e del nostro Governo sia per la valenza prioritaria di difesa delle condizioni ambientali che per le concrete prospettive di crescita economica.