Aziende sicure: «Nessun malato ha contratto il coronavirus sul lavoro»

Luca Molinari

«Nessun malato ha riferito di essersi contagiato in azienda. Mi complimento con le imprese di Parma per la serietà dimostrata: hanno molto da insegnare». È quanto affermato da Tiziana Meschi, responsabile dei reparti Covid del Maggiore, ieri pomeriggio durante il webinar «Better together. Lo sforzo delle aziende di Parma e l’importanza della coesione ai tempi del Covid». 
Promosso dall’Unione parmense degli industriali unitamente al Gruppo Barilla ed Eiis (European institute for innovation and sustainability), l’incontro è nato per spiegare come il mondo produttivo locale stia fronteggiando la pandemia in modo coeso, condividendo buone pratiche e soluzioni innovative per garantire la sicurezza dei dipendenti e la continuità della produzione. I lavori sono stati condotti da Carlo Alberto Pratesi, ordinario di Economia e gestione delle imprese all’Università Rome Tre, assieme a Manuela Dodi, funzionario dell’Area economia impresa e territorio dell’Upi. 

In un video documentario, i manager di importanti aziende di casa nostra hanno ripercorso le decisioni prese e le emozioni vissute durante le varie fasi della pandemia. «Le sinergie e i momenti di confronto tra aziende sono stati fondamentali per gestire al meglio l’emergenza, perché tutti ci siamo trovati davanti a situazioni nuove», è stato sottolineato nel video. E ancora: «Lo scambiarsi buone pratiche consente a tutti di proseguire al meglio lo sviluppo aziendale, nel pieno rispetto della sicurezza delle persone». 
È seguita una tavola rotonda in cui sono intervenuti Cesare Azzali, direttore dell’Unione parmense degli industriali, il prefetto Antonio Lucio Garufi, Tiziana Meschi, responsabile dei reparti Covid del Maggiore, e Luigi Roccatto, direttore del Servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell’Ausl. 
«Le video interviste – ha affermato Azzali – confermano che questo territorio è composto da persone che hanno saputo coniugare concretezza, responsabilità e spirito di lavoro comune. Questo vale sia per le aziende che nel rapporto tra il mondo dell’impresa e delle istituzioni». «Il confronto che si è aperto nei mesi scorsi e che ancora prosegue – ha aggiunto Azzali – mira a trovare soluzioni utili per affrontare la situazione con responsabilità, preservando la normalità per quanto possibile. La speranza è che si possa superare questa complessa fase tenendo corretti comportamenti e grazie all’arrivo dei vaccini». 
Garufi ha ricordato l’esperienza vissuta a La Spezia in qualità di prefetto, durante la prima fase della pandemia. «Ricordo le fasi angoscianti del lockdown – ha spiegato – in cui le prefetture sono state impegnate nel decidere quali aziende fossero da ritenere essenziali». «Quando sono arrivato a Parma a fine maggio, la fase acuta era stata superata – ha aggiunto -. Ho comunque avuto modo di comprendere come l’intero reticolo industriale e produttivo si sia prontamente adeguato ai nuovi standard di sicurezza». 
La prefettura è in prima linea nell’organizzare il ritorno a scuola dal 7 gennaio. «Stiamo definendo, tra l’altro, il programma dei trasporti pubblici – ha sottolineato -. Le sinergie tra pubblico e privato e fra le varie anime del pubblico stanno fornendo un grandissimo contributo in questo senso. Per ricominciare la scuola in serenità è però fondamentale la collaborazione di tutti e in particolare degli studenti». 
Quanto alla sicurezza sugli ambienti di lavoro, Roccatto ha confermato «la reazione efficace e tempestiva da parte della grandissima maggioranza delle aziende del territorio». Tiziana Meschi ha invece ripercorso i momenti drammatici della prima ondata per poi fare il punto sulla situazione attuale. «In tre mesi dal padiglione Barbieri sono passati oltre duemila pazienti – ha affermato -. Inizialmente ci siamo trovati senza armi davanti a un virus che non conoscevamo. Non abbiamo mai abbassato la guardia. Abbiamo sempre svolto caparbiamente il nostro mestiere». La seconda ondata è stata affrontata in modo diverso, lavorando molto sul territorio. «Finora – ha continuato – non abbiamo mai superato i duecento ricoverati, invece nella prima ondata avevamo raggiunto quota 1300. Grazie al lavoro svolto sul territorio, consentiamo al resto dell’ospedale di proseguire la propria attività».  
Meschi si è quindi complimentata con le imprese locali. «Nelle anamnesi dei malati, nessuno ha riferito di essersi ammalato in azienda – ha dichiarato -. Oggi i contagi sono soprattutto intrafamiliari e intra-amicali. Mi complimento quindi con le aziende di Parma per la serietà dimostrata». 
Difficile prevedere cosa accadrà in futuro. «Ci aspettano mesi difficili, perché i vaccini sono alle porte ma non ci sono ancora - ha concluso –. Abbiamo davanti la fase più difficile, dove servirà la collaborazione di tutti. Solo in questo modo, a inizio estate, potremmo essere fuori dall’emergenza».