La squadra della Fagioli: «Sfida vinta, siamo orgogliosi»
Genova ha un nuovo sky line firmato Renzo Piano. Ora si può ammirare in tutta la sua «fisicità». L'ultima campata del lungo ponte viene sollevata e collocata al suo posto, come tassello finale di un opera imponente, simbolica, dal forte impatto emotivo. Lo è per i cittadini del capoluogo ligure, per l'intera nazione e per chi ha lavorato alla ricostruzione, vivendo tutte le fasi del progetto, come nel caso della Fagioli di Sant'Ilario d'Enza, società leader nel trasporto eccezionale e nel sollevamento.
«Quest'opera è motivo di grande orgoglio per noi - premette l'amministratore delegato della Fagioli Fabio Belli -, un esempio di come si possano realizzare lavori così complessi restando nel budget e nei tempi». Una sfida vinta. «Demolire e ricostruire in 18 mesi è stato un autentico record - assicura Belli -. È vero che ci sono i contratti da rispettare, ma tutti coloro che hanno lavorato a Genova hanno dato veramente il massimo per ridare vita a una città ferita. Nonostante le enormi difficoltà dell'intervento. È un ponte di oltre un chilometro, collocato in un'area geologicamente difficile. Sotto scorre il fiume Polcevera, c'è l'Ansaldo, l'inverno scorso è stato il più piovoso degli ultimi anni poi è arrivato il Covid. Nonostante tutto ciò, non ci siamo mai fermati un secondo». A Genova la Fagioli ha messo in campo cinquanta persone, altamente specializzate in sollevamenti e trasporti. «Una squadra molto affiatata - sottolinea l'ad - quando sollevi migliaia di tonnellate, o sei totalmente allineato o fai disastri. Sono operazioni complesse e rischiose che richiedono calma, massima concentrazione, cura dei dettagli e analisi di tutti i parametri». Il parmigiano Manuel Capelli, project manager della Fagioli, ha lavorato come capo cantiere a Genova. «È stato un percorso tecnicamente difficile e impegnativo, iniziato con la difficile opera di demolizione - spiega -. Conclusa questa prima fase, abbiamo portato a Genova 237 sezioni di ponte con mezzi stradali e navali. Oggi, finalmente, abbiamo sollevato l'ultima campata e possiamo tirare un sospiro di sollievo. È stata una bella sfida, gestita dal meglio a livello tecnico e ingegneristico. In passato ho realizzato un altro progetto complesso: il recupero di un relitto al largo della Libia all'interno del quale erano morte 700 persone. Ricordo che è stato pesante dal punto di vista emotivo, mentre a Genova ci ha accompagnato un forte l'orgoglio nazionale, la voglia di ripartire. La prima volta che sono salito in cima al ponte, a 50 metri d'altezza, vedere il vuoto sotto di me è stato impressionante, ho pensato alle vittime di questa tragedia».
La società lavora per l'85% del business all'estero, dove ha realizzato veri e propri record mondiali. In Canada, ad esempio, per la costruzione di una piattaforma offshore, ha movimentato e installato una sezione da 44mila tonnellate, servendosi anche di una nave semi-sottomarina.
Operazioni che fanno della società reggiana – oltre 600 dipendenti nel mondo, un fatturato di circa 190 milioni - una eccellenza del made in Italy che attraverso hub a Houston, negli Usa, e a Singapore, porta nel mondo tecnologie all'avanguardia e sistemi ingegneristici innovativi. «A Venezia - ricorda l'ad Belli - abbiamo trasportato il ponte di Calatrava, più che il peso l'unicità dell'operazione è stata l'idea di far arrivare il ponte dall'acqua, con passaggi a 10 centimetri dal Rialto, una manovra che possiamo definire poetica».