Economia
Pnrr: cosa c'è dietro queste quattro lettere
Il piano di ripresa: sei missioni con 120 obiettivi, dal turismo alla transizione ecologica. Così l'Italia si gioca il suo futuro
È l'acronimo di cui si parla ogni giorno, il più citato e discusso a tutti i livelli, nazionali e territoriali. Il cosiddetto Pnrr, Piano nazionale di ripresa e resilienza, può rappresentare una svolta importante per il rilancio del nostro Paese, pur nell'indubbia complessità delle sue fasi di attuazione. Ma in cosa consiste questo piano? E quali sono gli obiettivi? Innanzitutto, il Pnrr è un programma di investimenti che l’Italia e gli altri stati dell’Unione europea devono consegnare obbligatoriamente alla Commissione Ue per accedere alla risorse Recovery Fund, il programma Next generation Eu, che consiste in un pacchetto da 750 miliardi di euro stanziati da Bruxelles.
Nel caso del nostro paese, primo beneficiario degli aiuti europei, lo stanziamento sarà di 191,5 miliardi di euro, divisi tra prestiti e finanziamenti a fondo perduto, a cui si aggiungono i 30 miliardi di un fondo complementare – finanziato attraverso lo scostamento pluriennale di bilancio approvato nel Consiglio dei ministri del 15 aprile –, per una dotazione complessiva di 221,5 miliardi. L’Italia potrà disporre delle risorse fino al 2026, data entro cui il pil nazionale, secondo le previsioni del governo, sarà di 3,6 punti percentuali più alto rispetto allo scenario di base. Il piano, infatti, include un corposo pacchetto di riforme, che toccano, tra gli altri, gli ambiti della pubblica amministrazione, della giustizia, della semplificazione normativa e della concorrenza. Le riforme da attuare e i relativi investimenti sono organizzati in sei missioni, suddivise per aree tematiche, e 16 componenti.
Gli obiettivi
Più nel dettaglio, il Pnrr, presentato il 29 aprile dello scorso anno è un documento di 270 pagine, che pone al centro sei missioni: digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; salute.
Per la prima, “Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura”, sono previsti stanziamenti per 49,2 miliardi e i suoi obiettivi sono promuovere la trasformazione digitale del Paese, sostenere l’innovazione del sistema produttivo, e investire in due settori chiave per l’Italia, turismo e cultura. Per la missione “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, vengono stanziati 68,6 miliardi e si punta a migliorare la sostenibilità e la resilienza del sistema economico e assicurare una transizione ambientale equa e inclusiva. Da qui gli investimenti e le riforme per l'economia circolare e la gestione dei rifiuti, che mirano a raggiungere target ambiziosi come il 65% di riciclo dei rifiuti plastici e il 100% di recupero nel settore tessile.
La terza missione, “Infrastrutture per una mobilità sostenibile”, che stanzia complessivamente 31,4 miliardi, punta allo sviluppo razionale di un’infrastruttura di trasporto moderna, sostenibile ed estesa a tutte le aree del Paese, con importanti investimenti nell’alta velocità.
La quarta missione, “Istruzione e ricerca”, prevede investimenti per 31,9 miliardi di euro per rafforzare il sistema educativo, le competenze digitali e tecnico-scientifiche, la ricerca e il trasferimento tecnologico.
Alla quinta missione, “Inclusione e coesione”, sono destinati 22,4 miliardi con l’obiettivo di facilitare la partecipazione al mercato del lavoro, anche attraverso la formazione, rafforzare le politiche attive del lavoro e favorire l’inclusione sociale. Due i focus: imprenditorialità femminile e disabilità. Infine, la sesta e ultima missione, “Salute”, stanzia complessivamente 18,5 miliardi con l’obiettivo di rafforzare la prevenzione e i servizi sanitari sul territorio, modernizzare e digitalizzare il sistema sanitario e garantire equità di accesso alle cure.
Ai contributi a fondo perduto e agli incentivi previsti nel Pnrr per i cittadini si accede in due modi: rispondendo a uno specifico bando o un avviso pubblico promosso dalle Amministrazioni centrali e/o dai soggetti attuatori responsabili di un certo progetto o investimento previsto dal Piano; presentando singole richieste o istanze a fronte del rispetto di pre-condizioni e pre-requisiti di ammissibilità previsti dalle previsioni normative di riferimento.
Le tappe in calendario
Dopo aver incassato la prima tranche di fondi del Next Generation Eu, la road map del finanziamento europeo si snoderà ora in altre tre tappe per un totale di 120 obiettivi.La prima è in calendario il 30 giugno e prevede 45 obiettivi che faranno arrivare in Italia 24,1 miliardi di euro. La seconda rata arriverà invece il 31 dicembre e prevede 55 obiettivi per 21,8 miliardi di euro. Infine, la terza scadenza – quindi la quarta dopo la prima già avuta – sarà 30 giugno 2023 con l'attuarsi di 27 obiettivi per 18,4 miliardi di euro. Nel frattempo, nei giorni scorsi, sono partiti i bandi del Piano– con scadenza alle 13 del 15 marzo – per connettere scuole e ospedali con internet veloce: oltre 12 mila strutture sanitarie e circa 10 mila sedi scolastiche in tutta Italia saranno connesse con internet veloce. Ma il vero nodo della questione è che quasi un terzo degli obiettivi (154 su 520) indicati nel Pnrr richiedono l’approvazione di “riforme”. Di queste, 59 su 154 prevedono l’adozione di disposizioni legislative.
Tra le riforme previste dal Pnrr per il 2022, diventano fondamentali le seguenti misure legislative: la riforma della carriera degli insegnanti (30 giugno); la delega per la riforma del codice degli appalti pubblici (30 giugno); l’istituzione di un sistema di formazione di qualità per le scuole (31 dicembre); un sistema di certificazione della parità di genere e dei relativi meccanismi di incentivazione per le imprese (31 dicembre); la legge annuale sulla concorrenza 2021 (31 dicembre).Nel 2022 in tutto andranno centrati 102 obiettivi per assicurarsi seconda e terza rata dei fondi europei, in tutto 40 miliardi. Nel dettaglio andranno raggiunti 47 obiettivi nei primi sei mesi dell’anno e 55 nella seconda parte del 2022. Per ottenere due tranche rispettivamente da 19 e 21 miliardi. In totale da qui al 2026 i fondi sono suddivisi in 10 rate: per vedersi staccare tutti gli assegni l’Italia dovrà realizzare in tutto 520 obiettivi.
Il confronto con gli altri Paesi
Un elemento da analizzare riguarda la quota di investimenti che ogni paese ha previsto per i settori considerati strategici dalle istituzioni europee. La commissione europea ha finora valutato 17 Pnrr e quasi tutti gli stati hanno individuato nella transizione ecologica e nella digitalizzazione i punti di intervento centrali (come previsto del resto dal regolamento Ue). Altre voci molto ricorrenti riguardano investimenti sulla sanità, sulla pubblica amministrazione e sulle infrastrutture.
Sotto questo aspetto possiamo osservare come, in valori assoluti, il nostro paese risulti al primo posto per la quantità di risorse assegnata ad entrambi i settori. L'Italia infatti investirà 71,8 miliardi di euro per la transizione verde e 48,1 miliardi per la digitalizzazione. Al secondo posto per entrambe le voci troviamo invece la Spagna che investirà rispettivamente 27,6 e 19,6 miliardi di euro. Al terzo posto infine troviamo la Francia per quanto riguarda la transizione ecologica (con una spesa prevista di 18,1 miliardi) e la Germania per la digitalizzazione (13,3 miliardi di euro).
L’Italia risulta invece all’ultimo posto, insieme alla Grecia, per quanto riguarda la percentuale di investimenti assegnata alla transizione ecologica con il 37,5% delle risorse complessive. Da notare peraltro che il 37% era il minimo di investimenti richiesti in questo settore dal regolamento europeo. Ai primi posti troviamo invece Lussemburgo, Danimarca, Austria e Belgio. Anche la Francia con una quota del 46% ha scelto di investire in questo settore una parte consistente delle risorse europee a essa spettanti. Per quanto riguarda invece la digitalizzazione il nostro Paese si trova al settimo posto con una quota di investimenti pari al 25,1% del totale. In questo caso al primo posto troviamo la Germania, unico paese a investire più della metà delle risorse (13,3 miliardi sui 25,6 totali) in questo settore.
Particolarmente interessante è il confronto del Pnrr italiano con quello tedesco. Il piano della Germania è molto più modesto. Ammonta a 25,6 miliardi di euro – circa 0,7 per cento del Pil (un decimo del valore per l’Italia) – basandosi solo su trasferimenti e include 40 progetti di investimenti e 27 riforme. Al netto delle dimensioni dei due piani, che riflettono le differenti condizioni macroeconomiche dei due paesi prima della crisi, la prima sostanziale differenza tra i due Pnrr emerge guardando alla cronologia indicata per il completamento di riforme e progetti di investimento. Mentre l’Italia dà priorità alla realizzazione delle riforme e lascia il completamento dei progetti di investimento alla fine del Pnrr, la Germania anticipa sia le riforme sia i piani di investimento. Il completamento di riforme e progetti di investimento è condizione necessaria per ottenere il rimborso da parte della Commissione e l’Italia otterrà verosimilmente i fondi più tardi rispetto alla Germania. Questo non significa che l’Italia inizierà a spendere dopo la Germania, ma semplicemente che otterrà i rimborsi più tardi.
Essendo il principale beneficiario delle risorse il nostro Paese sarà costantemente sotto osservazione. Il regolamento del New Generation Eu prevede anche uno strumento definito come “freno di emergenza” con il quale il consiglio europeo può decidere di bloccare l’erogazione delle risorse qualora fossero registrati dei gravi scostamenti dal raggiungimento dei target intermedi e finali. Un’eventualità però che il nostro paese deve assolutamente evitare.Per questo è fondamentale non solo che i progetti contenuti nel Pnrr siano realizzati in maniera efficace e rispettando i tempi ma anche che sia garantita la massima trasparenza. In modo che cittadini e analisti possano contribuire al monitoraggio delle azioni e a individuare eventuali criticità.