Miliardari nello spazio: bene così?
La notizia da ieri è ufficiale: ci sarà anche Jeff Bezos, il padre-padrone di Amazon, tra i sei turisti-astronauti che il 20 luglio andranno nello spazio a bordo della navetta New Shepard che è stata prodotta da una società dello stesso Bezos, cioè la Blue Origin. Il 20 luglio 1969 è la data del primo allunaggio, quello dell’Apollo 11 con Neil Armstrong e Buzz Aldrin. Assieme a Bezos ci sarà suo fratello Mark e la Blue Origin ha messo all’asta uno dei posti rimanenti per beneficenza: l'offerta attuale, secondo il sito della società, è di 2,8 milioni di dollari. Naturalmente anche l’organizzazione benefica a cui andranno i soldi è diretta da Bezos. Non si tratta, per ora, di un viaggio verso la Luna, ma piuttosto di un «assaggio», visto che sarà un volo che durerà 11 minuti durante i quali la navetta porterà il suo equipaggio di sei persone a 100 km dalla superficie terrestre. E d’altronde anche il nome della navetta di Bezos, la «New Shepard», ha come eroe eponimo l’astronauta Alan Bartlett Shepard che fu il primo americano a compiere un volo suborbitale, come quello di Bezos il 5 maggio del 1961. Shepard era uno dei primi sette astronauti americani del progetto Mercury, i famosi «Mercury Seven».
I programmi spaziali dell’Unione Sovietica e degli Stati Uniti erano gli eredi legittimi dello sforzo bellico dei due Paesi. E anche del nazismo, in effetti, visto che la tecnologia dei primi razzi russi e americani venne sviluppata a partire dall’avanzatissimo programma missilistico della Germania hitleriana. I cosmonauti e gli astronauti erano i figli prediletti della «Big Science», l’immane sforzo che portò a sviluppare, con il progetto Manhattan, la tecnologia delle bombe nucleari, prima quelle a fissione poi quelle a fusione. Insomma, senza quello che lo stesso Dwight Eisenhower, il presidente Usa che volle il progetto Mercury, chiamò con enorme preoccupazione il «complesso militare-industriale e politico» è difficile pensare che Armstrong avrebbe mai posato il suo piede sulla Luna. E lo stesso vale per il totalitarismo dirigista sovietico, quello delle città chiuse e segrete dove si sviluppavano le armi di distruzioni di massa e i missili per portarle a destinazione. E naturalmente si celebrava il culto dell’uomo nello spazio.
Ora la situazione è completamente cambiata, tanto cambiata che la Nasa ha appaltato la maggior parte del programma spaziale. Non a Jeff Bezos, ma ad Elon Musk, l’altro protagonista, assieme a Richard Branson, di questa corsa dei miliardari allo spazio. Quindi in qualche modo lo sviluppo di tecnologie così complesse e dispendiose è ora alla portata dell’iniziativa privata. Anzi della parte più innovativa e distruttiva – in senso schumpeteriano – della new economy. Amazon e Tesla al posto di Stati Uniti e Unione Sovietica.
E non è un caso che Bezos si sia offerto il viaggio spaziale 15 giorni dopo che ufficialmente sarà fuori dagli incarichi operativi di Amazon: un modo per festeggiare con un primato una stupefacente carriera imprenditoriale. Il motto di Blue Origin è «Gradatim ferociter», cioè, tradotto con un po’ di libertà, «un passo alla volta, ma con feroce determinazione» si attaglia benissimo a Jeff Bezos (e anche a Elon Musk, se si aggiunge una dose di pazzia).
Ma questo mondo dove miliardari «ferocemente determinati» hanno i mezzi che una volta avevano le grandi potenze è meno pericoloso di quello di prima? È una domanda che, forse, non ha risposta, ma che ci lascia, comunque, un certo senso d'inquietudine.