Il preteso diritto alla felicità e la dietrologia dei “negazionisti”
Che nell’aria insieme al Covid 19 ci sia anche, più potente e generatore di aggressività, il virus dell’incredulità? Dunque, secondo i cosiddetti “negazionisti” del Covid 19, stiamo cadendo sotto una «dittatura sanitaria» di portata mondiale. Non credono affatto che i 36mila morti siano stati causati dal coronavirus, sostengono che fossero persone deboli colpite dall’influenza. Le bare, i ricoveri, le terapie intensive, i medici morti per contagio, non sarebbero altro che una gigantesca messinscena attuata da prezzolati giornalisti, utili idioti di un complotto ordito da perfidi super poteri che vogliono dominare il mondo.
Le mascherine finiscono smascherate: in realtà, sostengono i “negazionisti”, sono un bavaglio imposto dai nostri politici per instaurare un regime autoritario. E’ persino nato il “Popolo delle donne”, e in pochi giorni l’appello «Salviamo i bambini dalla dittatura sanitaria» ha raccolto 30mila firme. Ovviamente, un esercizio di dietrologia tira l’altro, sicché è tutto un fiorire di teorie interpretative e di individuazione dei nemici della libertà, strateghi antidemocratici tra i quali il Papa. Ma al di là delle forzature e dell’ampiezza accusatoria, questa ribellione già scesa in strada potrebbe diventare una miscela esplosiva che, come è già accaduto nella nostra storia in tempi di smarrimento, di crisi economica e di antiparlamentarismo, finirebbe con il provocare, questa sì, le condizioni per uno sbandamento pericolosissimo. In piazza a Roma si sono sentiti slogan preoccupanti e viste facce di cittadini esasperati a stento contenuti dalla polizia, accusata poi di maniere forti.
Il benessere diffuso a un livello medio di consumi e lussi inarrivabili in altri Paesi, seppure più ricchi di noi; settant’anni senza la devastazione e la falcidie di una guerra hanno via via ingenerato in noi la pretesa di intangibilità dell’opulenza e del vivere sereni. Anzi, siamo diventati cittadini che dallo Stato e dai nostri governi pretendono il mantenimento di una così alta qualità della vita.
Crediamo di avere il diritto alla guarigione immediata delle malattie; una polizia che elimini del tutto la delinquenza; che la scuola educhi come si deve i figli trascurati da noi. Insomma pretendiamo il diritto alla felicità. Abbiamo dimenticato di essere figli del nostro tempo, ora chiamati dopo anni di crescita economica e sociale a grossi sacrifici: com’è sempre stato e sempre sarà. C’è un equivoco di fondo: in questi giorni un filosofo molto “mediatico” ha posto il quesito fondamentale della civiltà in modo falso e obliquo: meglio vivere da reclusi per restare sani o scegliere la libertà di rischiare? Ma la nostra libertà ha un limite, quello di non danneggiare il prossimo. Altrimenti è prepotenza inaccettabile.