Pence-Harris: un'oasi di noia nella sfida tra i numeri 2
Quello dell'altra sera tra i due vicepresidenti - quello attuale, Mike Pence, e quella che aspira ad esserlo, Kamala Harris - è stato un noioso dibattito vecchio stile. Duro nella sostanza - i due sono uno il contrario dell'altra su tutti i temi principali e anche caratterialmente -, ma corretto nei toni a parte la solita inclinazione del maschio di una certa età (mi metto anch'io nel gruppo) a spiegare le cose alle donne. Gli americani hanno anche inventato un termine per definire lo spiegare qualcosa a chi è più esperta di te: «mansplaining». Ma la Harris non ha subito passivamente il paternalismo di Pence, visto che a un certo punto lo ha interrotto con un puntuto «sto parlando io».
Solo che questa salutare oasi di noia - Alyssa Rosenberg, sul Washington Post, ha detto che è stato l'equivalente di una pastiglia di Ambien (un potente sonnifero) - è finita ancora prima di finire quando una mosca si è posata, per un tempo che è parso infinito, sui candidi e pettinatissimi capelli di Pence e i social media sono esplosi. Se dessimo retta al «social listening» - l'ascolto dei social per predire i comportamenti - probabilmente dovremmo convenire che la mosca ha vinto il dibattito. E alla fine è arrivato l'inarrestabile eloquio di Donald Trump che ha rifiutato, da positivo contagioso, il dibattito virtuale con Joe Biden. E il povero Pence è rientrato nell'ombra.