Quella Golf a Lisbona targata RE nell'estate del '96
di Vittorio Testa
D’accordo. Forse non era stato un gesto esemplare, o forse… sì, quello di scrivere con l’indice vindice «testa quèdra as lavéma o no?» e sotto: «arzàn atent ai spigol», sul finestrino della Golf Gti nera targata RE, lercia di polvere parcheggiata davanti all’hotel a Lisbona nell’’estate del 1996. La cosa aveva poi provocato attimi di tensione, sguardi duri e ostili, bugie, agguati, per due giorni, giusto la metà della vacanza sulle orme di Pessoa proseguita poi fino a Oporto. Bussetano, avrei potuto restar fuori dalla rissa campanilistica Parma-Reggio.
Ma la conquista del cuore di una bellissima ragazza delle Roncole da parte di un atletico giovane proveniente dalla città del Tricolore, mi aveva aizzato: e poi Parma era Parma, l’eleganza al cospetto della forza senza stile. Già appena scesi dal taxi, ecco la sorpresa fatale. Qualcuno aveva scritto in francese «Lave-moi» con rapida grafia diteggiante sul lunotto di una Golf pulvistratificata nel parcheggio all’Hotel Nossa Senhora do Monte, in Calzada do Monte a Lisbona. Eravamo appena scesi dal taxi che a me, curioso, cade l’occhio sulla targa: è RE!. «Ma guarda un po’ - dico a mia moglie - questo test…». «Cosa fai? Per carità basta, non sei più un ragazzino, fare il teppista alla tua età…Ma smettila».
La sera mentre mia moglie si prepara per la cena, scendo e furtivo tra le tenebre s-colpisco. La mattina dopo nella hall c’è una coppia con due figli. Lui sta raccontando a lei l’affronto subito. Capto parole inequivoche: «..Sì, proprio in dialetto…..e certo che sarà uno di Parma o uno che ha studiato a Parma…se lo trovo…». Mi guardano con una certa attenzione quando la sciagurata hostess mi vede e trilla: «Senhor, signor Testa, c’è un messaggio nella sua casella...». Il reggiano, un omone di uno e ottanta, mi fissa con uno sguardo chiaro e sospettoso. Non mi resta che recitare: «Je vous remerci madame mai mon nom c’est Pasqualì!» e me la svigno in fretta. Seguono due giorni di appostamenti cauti e silenziosi: ho inviduato la stanza del reggiano, dalla mia finestra intravedo i suoi movimenti.
Tutto ciò fa sì che io riesca a evitare di incontrare lui, moglie e figli. Ma sempre con l’ansia di non farmi scoprire. Che avviene al momento della partenza. Siamo fuori attesa del taxi quando esce anche la famiglia ‘rivale’. «Adesso - penso - se ne vanno con la macchina polverosa e buonanotte al secchio». Macché sostano anche loro in attesa del taxi, così come la coppia di vecchi inglesi sempre sorridenti. Una puntuale hostess annuncia ad alta voce in francese il nome del fruitore. E ci siamo. «Taxi prochaine pour monsieur Testà…. e depuis pour monsieur Montanarì». Il reggiano mi guarda con occhi di brace, fortuna che la macchina arriva subito e subito ripartiamo.
Ma la vendetta ha bisogno di un sigillo: come il vecchio tassista ingrana la marcia e muove l’esausta Mercedes, abbasso un finestrino e dico all’allibito ‘cugino’: «Andiamo prima a un autolavaggio, poi a visitare una quadreria: vuole seguirci?». Sovrastato dal rombo del diesel, non intesi nulla della risposta, ma la manona del ‘rivale’, agitata con soli indice e mignolo esposti diceva tutta la stramaledizione che mi stava augurando il polveromane ‘’testa quèdra’’.