Angela Merkel chapeau! Gestione crisi perfetta (finora)
La Signora Merkel si appresta ad assumere dal primo luglio la presidenza (di turno) semestrale dell’Unione europea. Il semestre più importante di questi ultimi anni per le drammatiche conseguenze dell’emergenza Covid-19.
La signora Merkel arriva alla presidenza con una Germania che può vantare la migliore gestione della crisi, dal punto di vista sanitario (con il minor numero di decessi, in rapporto alla popolazione); gli aiuti più consistenti al sistema economico tra i paesi industrializzati, il 9% del PIL (maggiore degli Stati Uniti, il doppio degli aiuti italiani); la perdita del PIL meno elevata ed il conseguente miglior rapporto debito/PIL. La risposta della Germania alla crisi è stata la più rapida, la più massiccia, la meglio organizzata. Con una distribuzione equilibrata dei benefici, investimenti in prospettiva green e digitale, inclusa una riduzione temporanea dell’IVA. Gli accordi nel governo di coalizione con i Socialdemocratici sono stati discussi con la necessaria discrezione e rigorosamente rispettati in sede di esecuzione. Senza - come da noi - annunci mirabolanti, con le conseguenti inevitabili polemiche collaterali di alleati e opposizioni. In Germania resta aperta, come in tutto il mondo, la crisi dei settori colpiti direttamente dal lockdown - come il trasporto aereo, l’automotive, il turismo - ma questi dovranno essere affrontati specificatamente, nei tempi necessari.
La signora Merkel, nelle prossime settimane, dovrà definire le modalità distributive del recovery fund (di sua iniziativa, con Macron), meglio qualificato come Next Generation Fund, per specificarne bene le sue finalità. L’Italia chiede 500 miliardi fondo perduto e 250 come prestiti, i paesi del nord rovesciano la proporzione. Alle capacità di mediazione ed alla determinazione della signora Merkel, il compito di arrivare ad un accordo. Del fondo, l’Italia percepirà la quota massima, la Germania quella minima.
Naturalmente le criticità a lungo termine della Germania restano. Che sono anzitutto due. La prima è che la Germania ha un avanzo commerciale (esportazioni meno importazioni) troppo elevato. Questo indica che la domanda interna tedesca, incluso gli investimenti, è troppo bassa e il risparmio troppo elevato, con mancati effetti positivi a cascata su tutta l’economia europea. La seconda criticità riguarda gli investimenti esteri tedeschi del conseguente avanzo finanziario. Già con la crisi del 2008 gli investimenti tedeschi erano risultati azzardati, come quelli destinati al settore immobiliare spagnolo. I prestiti subprime americani ed il debito greco avevano portato a perdite severe per i risparmiatori privati tedeschi. Per non citare il disastro della Deutsche Bank negli Stati Uniti.
La Germania, come altri paesi europei - tra cui l’Italia - soffrono di un eccesso di risparmio (il saving glut), con una bassa domanda interna e conseguenti investimenti finanziari esteri nell’area del dollaro. Il covid-19 rappresenta una crisi che non deve andare sprecata. Le risorse risparmiate dovranno costituire la leva di un nuovo ciclo d’investimenti pubblici e privati, contestuale ad un aumento dei salari (in Italia con la riduzione del cuneo fiscale).
Il mondo continuerà ad essere uno (globale) e trino (Usa, Cina ed Europa), e sarà la domanda interna per le singole aree a fare la differenza.