Corte suprema: ancora uno schiaffo per Johnson
La Corte suprema della Gran Bretagna ha bocciato la decisione di Boris Johnson di sospendere il Parlamento britannico per un periodo molto superiore alla norma. Un verdetto raggiunto all'unanimità - 11 supremi giudici su 11 - e con un incipit devastante: il provvedimento di Johnson è «illegale, nullo e privo di effetti». L'ennesimo schiaffo per un premier che da quando è in carica ha incassato una serie impressionante di insuccessi politici in un tempo brevissimo. Un risultato che rimarrà per anni nel Guinness dei primati della politica britannica.
Una censura totale che di fatto annulla immediatamente la sospensione (prorogation) decisa dal premier e dai suoi più stretti collaboratori con la solita mancanza di acume politico. Anche Nigel Farage, il più pittoresco tra gli alfieri della Brexit dura e pura, ha chiesto a Johnson la testa del suo più stretto collaboratore, quel Dominic Cummings che aspirava a diventare quello che era Peter Mandelson per Tony Blair. Solo che il «Prince of Darkness», il «principe delle tenebre» Mandelson era un vincente e Cummings, che è ugualmente altero e sprezzante, non ne imbrocca una.