Due governi, tripla truffa. La sanzione? Andare al voto
Ma il voto conta ancora qualcosa? Campagna elettorale delle elezioni politiche nel marzo 2018: il leader del Movimento 5 stelle, Di Maio, assicura che tutto potrà accadere tranne un’alleanza con la Lega di Salvini. Il motivo: «Sono in vendita, hanno rubato, sono servi di Berlusconi, io non so come Salvini la mattina possa ancora guardarsi in faccia allo specchio». Salvini ricambia di cuore: «Incapaci, forcaioli, dove sono andati al potere hanno fallito». E il Pd? Entrambi i due giovani leader si mostrano quasi scandalizzati alla domanda dei cronisti: mai, ma come si può pensare di collaborare con una sinistra che «ha rovinato l’Italia», che «prende ordini da Berlino e da Bruxelles, da un’Europa che vuole la rovina del nostro Paese». A sua volta il Pd giudica Lega e M5s un autentico «pericolo per la democrazia». E’ sconcertante registrare i fatti che sono seguiti a questi impegni presi con gli elettori, impegni bellamente disattesi da questo terzetto prodigo di beffardi “giurin giurello”. Si dirà: questo è populismo della più bell’acqua; è un antiparlamentarismo che mette in pericolo le istituzioni democratiche. Nonché la sottolineatura del fatto che essendo il nostro un sistema parlamentare e non presidenziale, Camera e Senato sono sovrani, legittimati a decidere, senza alcun vincolo di mandato, nell’interesse della nazione. Sbagliano? Mancano alla parola data? L’unica sanzione possibile è evidentemente quella del voto politico: bisogna aspettare nuove elezioni.
Dunque la vera e definitiva legittimazione di un accordo parlamentare- deciso da rappresentanti eletti da milioni di persone- è stata data da cinquantamila iscritti a un’associazione privata. E nessuno che abbia fatto rilevare l’anomalia di questa umiliazione politica, men che meno il Pd, sedicente custode dell’ortodossia democratica, con licenza di ignorarla per propria convenienza.