Greta, il 2020 e le donne simboli di speranza
E’ una significativa casualità quella che agli albori del nuovo anno mette insieme sacro e profano, con la prima omelia del 2020 da Papa Francesco dedicata a celebrare la figura femminile («Senza la donna non c’è salvezza») mentre all’altro capo del mondo, a New York, va in scena il processo all’orco dell’accappatoio, il potentissimo produttore cinematografico Harvey Weinstein, il satrapo di Hollywood accusato da attrici, segretarie di produzione, lavoratrici nel mondo dello spettacolo, di aggressione e molestie sessuali: un’ottantina di denunce a scoppio ritardato, piovute sul greve assaltatore seriale nel 2017 (operazione “Metoo”) e riferite a prepotenze brutali compiute dall’infoiato energumeno nell’arco di venticinque anni. Con l’esborso di 25 milioni di dollari Weinstein, l’erotomane implacabile sopportato nonché adulato per anni da tutta Hollywood senziente e silente, ha convinto molte denuncianti a recedere dalla causa civile. Ma non due signore che hanno deciso di sfidare fino in fondo l’orco ora alla sbarra in un procedimento penale nel quale Weinstein rischia l’ergastolo per cinque capi d’accusa: uno di atti sessuali criminali; due di stupro e due di atti da predatore sessuale. La vicenda ha suscitato un interesse mediatico enorme, con l’opinione pubblica divisa tra sostenitori del “Metoo”, convinti della giustezza di denunce seppur tardive, e critici ritenenti inaccettabile la rivelazione dei misfatti dopo un lunghissimo silenzio durante il quale le future vittime intrattenevano rapporti festosi
Dopo le sbornie ideologiche giovanili degli anni Settanta che hanno figliato estremismi e illusioni, scontri e macerie: dopo il ripiegamento degli anni Ottanta, la disillusione e la ricerca del profitto a tutti i costi poi stroncata da una crisi che dura da undici anni, si affaccia ora un movimento apartitico capeggiato da giovani ragazze e ragazzi che non si divide su scelte ideologiche, ma vuole imporre l’attenzione primaria semplicemente all’indispensabilità di salvare l’ambiente in cui viviamo. Le piazze colme di questi giovani forse sono l’unica speranza di un futuro mondo migliore: che l’icona salvifica sia diventata una ragazzina svedese che pare attraversata dal demone buono dell’ecologia, non è un caso. Poeta tenero, Papa Francesco già nel 2017 scriveva nella meditazione mattutina: «La donna è il grande dono di Dio, capace di portare armonia nel Creato e che fa del mondo una cosa bella». Greta è una di queste speranze. Ne occorrono altre.