La Merkel, Auschwitz e l'antisemitismo che non passa
La ricorrenza - i 10 anni dalla nascita della Fondazione Auschwitz-Birkenau - non è certamente tra quelle maggiori, ma la visita che la cancelliera Angela Merkel ha fatto ieri al campo di sterminio di Auschwitz, è arrivata in un momento molto importante, in cui, con sgomento, scopriamo che l'antisemitismo è ancora vivo e vegeto in Europa nonostante il ricordo bruciante, purtroppo non per tutti, dell'Olocausto.
Le parole della Merkel - come sempre in stile prosaico e privo di slanci retorici, ma ieri vibrante di commozione - sono importanti. «Quello che è successo qui - ha detto la cancelliera - non si può capire con la comprensione umana. Non lo dobbiamo dimenticare mai. Non possiamo tirare una linea e non ci potrà essere alcuna relativizzazione». «Provo una vergogna profonda», ha aggiunto. Poi la Merkel ha continuato citando Primo Levi: «È successo. Dunque può succedere di nuovo». Quindi, ha concluso, «non dobbiamo chiudere gli occhi e le orecchie, se le persone vengono insultate e umiliate. Dobbiamo contrastare chi alimenta odio e pregiudizi contro persone di altre religioni, o di altre provenienze».