L'euro, il deficit e il rigore dei populisti del Nord
LINO CARDARELLI
L'interessante e utile conferenza - utile perché ha messo a fuoco con competenza che cosa è l'euro e, di riflesso, anche la Ue che ha futuro solo dentro l'euro - del prof. Paul De Grauwe della London School of Economy, cui la “Gazzetta” ha dato un corretto risalto, dovrebbe richiamarci a qualche attenta riflessione sull'importanza dell'Unione europea approssimandosi la data delle elezioni per il rinnovo del suo fondamentale organo, il Parlamento europeo.
Il clima elettorale, che sta prendendo toni sempre più accesi, rischia di far circolare e far convergere l'attenzione su tesi di scarso fondamento e che hanno poco a che fare con la realtà e la priorità dei problemi con cui dovremo confrontarci. Per esempio, il falso richiamo che solo una Europa più sovranista potrebbe essere più disponibile a concedere l'incremento del nostro deficit risolvendo, così, la sostanza dei nostri problemi.
L’opposizione del Nord al lassismo di bilancio ha radici profonde nella storia di quei Paesi e, soprattutto, trova fondamento in comportamenti consolidati del loro elettorato fra cui la paura di essere costretti a mettere mano un’altra volta al portafoglio per aiutare paesi in difficoltà dopo quanto fatto per aiutare la Grecia, il Portogallo, l’Irlanda e la Spagna. L’idea di essere chiamati di nuovo ad altri gravosi interventi lo trovano del tutto inaccettabile in particolare per i Paesi che non rispettano le regole di bilancio e mettono cosi a rischio i loro risparmi. Anche noi abbiamo messo mano al portafoglio per aiutare i paesi in difficoltà ed oggi basterebbe ricordare che cosa hanno sostenuto M5S e Lega a proposito delle risorse che l’Italia ha versato nei due fondi salva stati (Esfs e Esm): chi lo ha deciso, a cominciare da Monti nel 2012, è un traditore della patria al soldo dell’Europa delle banche. Ora, limitiamoci a non farci distrarre da facili illusioni su quello che potrebbe accadere dopo le elezioni europee dal comportamento degli “amici sovranisti” e concentriamoci su che cosa rappresenta, e ce lo ha ricordato lucidamente il prof. De Grauwe, l'Unione europea: con il suo mezzo miliardo di abitanti, una consistente parte del Pil mondiale, un forte concentrato di tecnologia ed un bacino di cultura senza eguali. Ossia una potenza che può stare alla pari con gli Stati Uniti e la Cina. Il nostro impegno immediato deve essere quello di selezionare con attenzione competenti e trasparenti persone per assolvere il delicato e prestigioso mandato di rappresentarci a Strasburgo. E chiedere loro di essere credibili, severi e lungimiranti nelle delicate scelte che saranno chiamati a fare. Perché i primi a doversi misurare e combattere contro un ulteriore allargamento del debito dovremmo essere noi italiani.