Editoriale
Ci aspettano crisi drammatiche senza una guida
Ipartiti, 5Stelle, Lega e Forza Italia, sfiduciano Draghi e aprono la stagione elettorale in un momento in cui l’Italia sta per affrontare tante, troppe crisi drammatiche, tutte insieme, senza una guida politica. Una sfiducia furba giacché formalmente il voto di ieri al Senato s’è concluso con una maggioranza d’aula che, però, è una netta, irrecuperabile minoranza di senatori. Del resto, prima della decisione 5Stelle di abbandonare l’aula, Lega e Forza Italia si erano chiamati fuori.
Aveva ragione Gabriele Buia, presidente dell’Unione industriali di Parma, nel lanciare l’allarme dalle colonne di questo giornale, interpretando quello che era ed è il sentimento della stragrande maggioranza degli italiani.
Ora, navigazione al buio. Almeno sino ad avvenuta celebrazione delle elezioni, il 2 ottobre, come pare.
Stamani, Draghi, secondo la volontà di Mattarella - le cui tempistiche sembrano confliggere con l’urgenza- sarà alla Camera, ascolterà il dibattito e andrà a rassegnare definitivamente il mandato nelle mani del presidente.
Cari lettori, in condizioni normali questa non sarebbe una tragedia: in democrazia quando non ci sono maggioranze parlamentari si vota. Ma oggi in Italia ci confrontiamo con le riforme - negoziate e concordate con l’Unione europea - sospese, con l’attuazione del PNRR, con la crisi delle importazioni di gas e petrolio, con la crescita dei prezzi delle materie prime, con la difficoltà di reperimento di cereali, con l’inflazione galoppante, con una condizione di difficoltà dei ceti popolari, con il ritorno del Covid e - ultimo ma prioritario - l’accresciuto deficit di bilancio, dovuto a una finanza allegra messa in piedi dai due governi Conte. Un deficit che allarga la nostra necessità di finanziarci sul mercato a costi crescenti come cresce lo spread. L’unico antitodo di cui disponevamo, Mario Draghi, è dimissionato (a ore).
Un’altra considerazione è doverosa: i 3 partiti che non da ieri, ma da qualche tempo, hanno messo in discussione il governo, tutti e 3, portano seco il germe di un particolare rapporto con la Russia e con Putin: ed è evidente che la crisi favorisce gli interessi del despota di Mosca. Già, non ce ne siamo dimenticati: c’è la guerra, ci sono le stragi, ci sono i nostri impegni atlantici ed europei.
Ma lo sconforto non deve passare. I prossimi giorni ci diranno quale viottolo percorreremo sino al 2 ottobre e ci faranno capire cosa potrebbe accadere dopo.
L’importante, inderogabile è che gli italiani vadano a votare superando l’astensionismo autolesionista dilagato da Aosta a Marsala.