Editoriale

Quelle sfide complicate

Stefano Pileri

Riuscirà Giorgia Meloni a «stravolgere i pronostici» ancora una volta? Riuscirà a vincere anche questa sfida? In effetti, come ha ricordato lei stessa ieri a Montecitorio, la sua storia non è certo quella della predestinata. E in pochi fino a qualche tempo fa avrebbero scommesso su un suo ingresso così trionfale a Palazzo Chigi. Ci è arrivata, a dispetto di tutti, alleati compresi, sulla spinta di un successo personale straordinario.
Ci è arrivata però in un momento complicatissimo, di certo il più difficile degli ultimi decenni. Tra emergenza economica e crisi internazionali. “Non indietreggeremo e non tradiremo” ha garantito la Meloni alla fine del suo discorso. Settanta minuti necessariamente generici, come spesso avviene in questi casi. Sono serviti a tracciare la cornice «politico-ideologica» dell’azione di governo, più che a indicare punti programmatici concreti da realizzare in tempi rapidi. In mezzo a citazioni e riferimenti di vario tipo, la Meloni ha cercato di spiegare come vede l’Italia il primo presidente del Consiglio di destra dell’era repubblicana.


Ha rimarcato l’importanza di una riforma istituzionale in senso «semipresidenzialista». Non ha nascosto i propri dubbi, tutt’altro che nuovi, sul funzionamento dell’Unione europea, sulla sua strategia e, in particolare, sulle politiche della Banca centrale. Politiche che a tanti, negli ultimi tempi, sono sembrate un po’ contraddittorie. Ha usato parole chiare - bisogna riconoscerlo - sull’esperienza del reddito di cittadinanza che ha definito «inadeguato». E si fa fatica a darle torto. Ma non si è nascosta neanche sulle politiche migratorie. Condivisibili o no, ma quelle che ha proposto per fronteggiare gli arrivi clandestini sono strategie chiare, che riprendono quelle portate avanti dalla missione Sophia. E non misure spot. Ma durante il suo discorso, la Meloni ha voluto anche piazzare qualche paletto, soprattutto per prevenire le uscite dei propri alleati. Un paletto importante lo ha messo sulla collocazione occidentale e atlantista dell’Italia, con un chiaro sostegno alla battaglia del popolo ucraino contro l’invasione russa. Un passaggio, a quanto pare, non molto applaudito dai banchi della Lega.


Nel complesso, nessuna smentita del programma della coalizione di centro destra. Piuttosto un richiamo al realismo e alla responsabilità, come nel caso della partita delle pensioni: per ora, a quanto si è capito, ci si limiterà a a prorogare alcune misure che limitano gli effetti della riforma Fornero. Oppure sulle tasse. Meloni ha evocato la pace fiscale, ha parlato di allargamenti della flat tax ma ha lasciato intendere che tutto questo avverrà in modo progressivo. Passaggi necessari, soprattutto dopo che il giorno prima Salvini aveva riunito il suo stato maggiore per ribadire le parole d’ordine leghiste. Meloni sa – e lo ha detto in modo chiaro – che nella prossima legge di bilancio avrà ben pochi spazi di manovra per cercare di realizzare quello che era stato proposto in campagna elettorale. Le misure a sostegno di famiglie e imprese contro il caro bollette obbligano a impegni finanziari imponenti, che impediranno altri provvedimenti. Misurarsi con questa realtà è la sfida più difficile che avrà davanti la Meloni nei prossimi mesi. Il consenso che ha attorno è grande. Ma la storia recente dimostra che la luna di miele fra il governo e il Paese dura sempre meno. E in questa situazione economica e sociale rischia di essere ancora più breve.
Stefano Pileri