Editoriale

Educazione digitale per un nuovo senso civico

Ruben Razzante

La sciagura della pandemia ha prodotto effetti infausti anche sull’educazione. I nodi stanno venendo al pettine con una progressiva radicalizzazione dei comportamenti violenti, anche tra le nuove generazioni, e un deterioramento complessivo della convivenza tra le persone. Occorrerà un supplemento di buon senso e di ragionevolezza per invertire questa pericolosa tendenza, che rischia di mandare in frantumi il patto sociale e di smantellare lo storico equilibrio tra diritti e doveri, cristallizzato nella Costituzione e nelle leggi vigenti.
In questo tentativo di recupero dei valori profondi della persona e della società un ruolo cruciale spetta al sistema scolastico, chiamato a riassorbire le spinte disgregatrici e a trasmettere agli studenti un patrimonio di principi inderogabili per assicurare una crescita individuale equilibrata e armoniosa e un’interazione virtuosa e costruttiva con il prossimo.

Una risorsa oltremodo sottovalutata negli ordinamenti scolastici è l’insegnamento dell’educazione civica, per lungo tempo derubricata a spazio di decompressione rispetto ai carichi eccessivi di studio delle altre discipline.
Oltre sessant’anni fa l’insegnamento dell’educazione civica fu introdotto nelle scuole medie e superiori su iniziativa di Aldo Moro. Erano previste due ore al mese obbligatorie, affidate al docente di storia, che non era tenuto però a valutare il rendimento dei ragazzi in quella disciplina. Nel 1990 la materia fu soppressa e solo di recente, con una legge del 2019, entrata in vigore nell’anno scolastico 2020-2021, è stato ripristinato come obbligatorio, nella scuola primaria e nella scuola secondaria di primo e secondo grado, l’insegnamento dell’educazione civica, inteso come studio della cittadinanza all'interno di una società, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato, con la finalità di rafforzare il senso civico e lo spirito di appartenenza alla comunità nazionale. Tuttavia, l’esiguità del numero di ore ad esso dedicate (33 all’anno) rende di fatto marginale e ininfluente il ruolo dell’educazione civica nel percorso di formazione delle nuove generazioni.
L’educazione civica, a partire dal 2020, è qualificata come materia trasversale con voto autonomo, curata da vari docenti e da un coordinatore. Sono tre i nuclei concettuali del nuovo insegnamento: Costituzione, sviluppo sostenibile, cittadinanza digitale.
Gli effetti di questa novità sono risultati peraltro depotenziati dalle complicazioni della pandemia, dai lockdown e dall’azzeramento della socialità in presenza, che hanno comportato una contrazione significativa degli spazi di confronto sui temi dell’educazione civica. Il disagio profondo vissuto da docenti, studenti e famiglie si è concretizzato in una vera catastrofe educativa e sociale che si è sommata a quella sanitaria. L’apporto pedagogico che l’educazione civica avrebbe potuto dare anche nei difficili anni del Covid, in termini di condivisione, corresponsabilità, partecipazione e inclusione è di fatto venuto meno perché quella materia è stata quasi sempre accantonata e perché nelle attività didattiche a distanza si è smarrita in generale quella componente di umanità indispensabile alla costruzione della personalità degli studenti e alla coltivazione del bene comune.
Il dilagare di episodi di violenza e intolleranza, la crescita esponenziale dei reati on-line e il disinteresse dei giovani verso la vita pubblica e la partecipazione politica sono tutti indicatori dell’allarmante degrado del vivere civile e dell’affievolimento del senso dello Stato e dello spirito di comunità. A scuola si impara sempre meno a diventare cittadini esemplari, questo è il vero dramma.
L’efficacia della didattica sulla definizione di un modello di persona e di società ispirato ai valori fondativi della Repubblica si sbiadisce ogni giorno di più. La parcellizzazione dei saperi e l’efficientismo nozionistico lasciano sullo sfondo la primaria necessità di trasmettere agli studenti una visione coerente e matura dell’uomo. L’educazione civica, se insegnata con metodo e con sincera ispirazione, potrebbe trasferire alle nuove generazioni codici di comportamento imperniati sul rispetto delle differenze, sull’abbattimento dei pregiudizi, sulla condivisione di un destino comune, quello di cittadini appartenenti ad uno stesso Stato.
Ma oggi il concetto di cittadinanza si nutre sempre più di tecnologie e quel destino comune si declina come sanificazione corale e condivisa dello spazio digitale. La legge del 2019 che reintroduce l’educazione civica nelle scuole dedica l’intero articolo 5 alla cittadinanza digitale, definendola la capacità di un individuo di avvalersi consapevolmente e responsabilmente dei mezzi di comunicazione virtuali.
Tale capacità va sviluppata anche tra i banchi di scuola perché la Rete è un ambiente insidioso ma anche ricco di straordinarie opportunità che possono essere più facilmente messe a fuoco e valorizzate grazie al confronto costruttivo e alieno da pregiudizi tra tutte le componenti dell’universo scolastico, dagli studenti agli insegnanti, dal personale amministrativo alle famiglie.
La dimensione digitale della cittadinanza va coltivata non solo con la trasmissione di saperi e competenze ma anche con la creazione di un perimetro di dialogo in cui mettere in comune sensibilità e percezioni della realtà. L’educazione all’esercizio dei diritti “tradizionali” nell’ecosistema virtuale non può ridursi a tecnicismi e alla semplice veicolazione di nozioni ma allunga le sue propaggini fino all’affinamento dello spirito critico e della capacità di giudizio.
In altri termini, per partecipare, informarsi e comunicare online non bastano le conoscenze informatiche ma occorre una profonda penetrazione del mondo digitale e l’acquisizione della piena consapevolezza della sua profondità e inafferrabilità, che deve tradursi in senso di responsabilità nell’utilizzo dei canali web e social.
Nell’educazione civica digitale da impartire nelle scuole rientra di sicuro anche un’acquisizione di abilità pratiche, per proteggere efficacemente la propria identità virtuale, sventando tutte le minacce informatiche, ma il cuore pulsante di un insegnamento del genere dev’essere un mix di etica e diritto, all’insegna del bilanciamento tra libertà e responsabilità per far crescere la cultura dei diritti e dei doveri fin dalle scuole dell’obbligo. «Trasformare i sudditi in cittadini - avrebbe detto Piero Calamandrei - è miracolo che solo la scuola può compiere».