editoriale
Stuprata perché ebrea l'ombra del male che ritorna
Nei campi di sterminio nazisti, stuprare le ebree prima di smistarle nelle camere a gas era il passatempo preferito della canaglia a cui era stato affidato il compito di eseguire materialmente l’Olocausto. Come raccontato in Schindler’s List di Spielberg, qualcuna di quelle povere vittime si era anche rassegnata al ruolo di schiava del sesso per i prodi ufficiali del Terzo Reich nella segreta, quanto del tutto vana, speranza di poterne avere in cambio la salvezza. Ma ci fu anche chi provò a ribellarsi a quel supplemento di orrore (che comprendeva anche il fare da cavie per degli orripilanti esperimenti ginecologici) come le circa 90 ebree francesi che, il 25 giugno 1942, vennero ammazzate a calci e a colpi di manganello dalle kapò tedesche nel sottocampo di Budy, vicino a quello principale di Auschwitz-Birkenau. Dopo decenni di «Mai più!» ripetuti fino alla noia, di pellegrinaggi ininterrotti nei luoghi del più grande crimine della storia, di libri e di film (per la verità non tutti e non sempre all’altezza) sulla Shoah, di indignate condanne dei tentativi di ripeterla ai danni di popoli di altre fedi e origini, la notizia agghiacciante di cui parlerò fra poco ci riporta dritto per dritto al punto di partenza.
Per la verità, che certi demoni dati troppo frettolosamente per sepolti fossero tornati a danzare allegramente anche dalle nostre parti era insito in una montagna di segnali. Appannati solo dalla autoconsolatoria superficialità con cui siamo soliti approcciarci a una calamità imminente (vedi l’«Andrà tutto bene!» della fase iniziale del Covid). Come dalla sapiente cortina fumogena stesa da stuoli di dotti “osservatori” indaffaratissimi a spiegarci che parlare di antisemitismo oggi sia solo un espediente per cercare nascondere le malefatte di Israele a Gaza. Ma certo! E noi, poveri creduloni e sciocchi, ad allarmarci di fronte alla peggiore ondata di “incidenti antisemiti” - aggressioni fisiche, insulti e minacce via social, attentati e atti vandalici contro luoghi di culto e cimiteri ebraici - mai registrata in Europa (Italia compresa) dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Vabbè, vale anche in questo caso la regola che - ebrei, sionisti o come diavolo li si voglia chiamare - “se la sono cercata”, no? Ah, ecco! Grazie per la profondità del pensiero e per l’afflato altamente morale e oserei dire altruistico - coloro che se ne fanno interpreti non sono forse fra gli alfieri più fieri e appassionati del popolo del peace&love? - che lo connota. Da oggi, a esprimere loro eterna gratitudine, c’è anche la dodicenne francese (avete letto bene: 12 anni!) stuprata da tre suoi coetanei «perché ebrea». Non mi è mai piaciuto di indulgere in certi particolari. Stavolta, però, la sequenza raccapricciante di quanto avvenuto alle porte di Parigi va riproposta per intero. La ragazzina - o meglio la bambina, fate voi - che viene portata dai suoi aguzzini, anch’essi poco più che bambini, in un hangar abbandonato. I tre, fra i quali c’è anche l’ex «fidanzatino», che cominciano a picchiarla gridandole «sporca ebrea». Per poi minacciare di darle fuoco con un accendino e quindi gettarla a terra e violentarla a turno, mentre sempre a turno immortalano con il telefonino lo scempio condito dall’inizio alla fine di oscenità antisemite. «È un atto spregevole, non possiamo credere che queste cose possano esistere», ha commentato il sindaco del sobborgo parigino teatro della violenza. Invece, esistono e tutto lascia pensare che si ripeteranno ancora.
In ogni caso, lo stesso orrore si è verificato su una scala ben più vasta e atroce il 7 ottobre scorso, quando Hamas ha macellato, stuprandone un gran numero prima di infliggere loro il colpo di grazia, 1.200 persone colpevoli solo di essere ebree per poi portarsene via altre 250 da usare come ostaggi. Il sostanziale silenzio con cui sono stati accolti finora i racconti di molti di loro una volta liberati - racconti poi finiti in un rapporto ufficiale dell’Onu anch’esso misteriosamente sparito dagli schermi nonostante la gravità estrema dei reati in esso documentati, dallo stupro sistematico dei prigionieri senza distinzioni fra donne e uomini a una serie di altre pratiche degradanti come l’obbligare gli ostaggi a vestirsi da bambole prima di essere violentati nei tunnel - è e resterà una macchia sulla coscienza della intera opinione pubblica occidentale. Per la semplice ragione che, ogni volta che il male diventa “normale” o tale viene considerato invece di suscitare una immediata condanna “senza se e senza ma”, la sua nube maligna guadagna piano piano terreno fino a dilagare e a strapparci l’anima, facendo anche di noi dei mostri: attivi o passivi, consapevoli o no, poco importa. In fin dei conti, quei tre stupratori poco più che bambini non hanno fatto altro che attuare, replicandolo, lo stesso orrore compiuto da Hamas il 7 ottobre. E che sia stato proprio quello il “modello” è provato dalle frasi e dalle immagini antisemite, inclusa quella di una bandiera israeliana bruciata, rinvenute nei loro cellulari. Come dalla confessione di avere agito “per vendetta” dato che la vittima “aveva tenuto nascosto all’ex fidanzato di essere di religione ebraica” e si sarebbe lasciata andare a “delle parole offensive contro la Palestina”. La regressione galoppante che affligge ormai da tempo il “nostro” di mondi (non qualche più o meno lontano lembo mediorientale) ha dunque raggiunto e superato un nuovo abominevole picco. Con degli studenti europei delle medie assolutamente convinti che, «stuprare le ebree» come erano solite fare le SS di 80 anni fa, sia una cosa perfettamente normale e lecita. Dimenticavo. In questi giorni, avrete forse letto anche voi di quei politici «nostrani» che si divertono a esibirsi in pubblico con frasi tipo «Gli omosessuali devono bruciare in forni crematori» o (fra l’ilarità compiaciuta dei presenti) «Noi siamo abituati ai forni crematori». A differenza di chi ci ha montato su il solito polverone politico, io mi limiterò a osservare - e concludo - che tanto desolante squallore dimostra solo una cosa. Vale a dire che il “male” nella sua versione più letale - quella della “normalità” - è di nuovo fra noi (ammesso e non concesso che se ne fosse mai andato). E che a questo punto, come sempre è accaduto nella Storia, è destinato a non andarsene via troppo facilmente.