editoriale
Il continuo aumento delle famiglie povere
I vari indicatori provenienti da fonti ufficiali quali il Rapporto sul Benessere equo e sostenibile dell’Istat per il capitolo sul Benessere economico, il rapporto della Caritas 2025 sulla povertà, i dati Eurostat, le osservazioni di Bce sulla mancata progressività delle imposte, le indicazioni di Banca d’Italia sulla assenza di redistribuzione dei redditi in manovra, ci presentano un dato difficile per molte famiglie italiane.
Per quanto riguarda il capitolo sul Benessere economico del Bes, nel 2024 quasi un italiano su cinque(per la precisione 18,9%) vive con un reddito insufficiente a raggiungere uno standard di vita accettabile.
Questo dato configura quello che si chiama rischio di povertà.
Il dato del 18,9% del rischio povertà è più alto di due punti rispetto alla media europea (per la precisione 16,2%) con la caratteristica che il divario non si riduce.
D’altronde gli importanti articoli del nostro giornale sulla povertà a Parma secondo i dati Caritas confermano il trend di crescita di questo fenomeno.
Tutti questi indicatori poi ci presentano un quadro in cui il divario fra i redditi delle famiglie in situazione di povertà e quelle più abbienti purtroppo tende ad aumentare.
Un altro importante indicatore del BES mette infatti in evidenza che la disuguaglianza fra la parte più ricca e quella più povera della popolazione italiana è superiore alla media della U.E..
Si comprende allora il richiamo di Banca d’Italia, Istat, Upb e Corte dei Conti sulla necessità di una maggiore redistribuzione dei redditi nella Legge di bilancio.
Certo è comprensibile l’obiettivo del deficit sul Pil al 3% che il Governo sta perseguendo. La possibilità dell’uscita dalla procedura di infrazione è reale e confermata.
Questo obiettivo, per un Paese che ha un debito molto elevato, costituisce un elemento di stabilità per gli investitori e per i riferimenti finanziari internazionali.
Ma al contempo occorre guardare con attenzione la situazione sociale del Paese rappresentata dai numeri esposti in premessa.
Altrettanto preoccupante è l’andamento del PIL nel 2025 per il nostro Paese nelle previsioni d’autunno della Commissione Europea.
Per l’Italia viene indicato un PIL 2025 dello 0,4% rispetto alle previsioni precedenti sempre della Commissione Europea allo 0,7%. Un calo significativo che preoccupa alla luce della necessità di creare una ripresa dell’economia anche per gli aspetti sociali evidenziata in premessa.
Nella tabella allegata alle previsioni d’autunno la nostra crescita del PIL allo 0,.4% risulta decisamente inferiore alla media dei Paesi dell’Eurozona all’1,3% e vede,ad esempio, Spagna al 2,9% e la stessa Grecia al 2,1%.
La situazione non migliora anche per il 2026 e per il 2027, anzi le previsioni ci dicono che non supereremo lo 0,8%. Questo in quanto la nostra crescita degli investimenti dipende in larga misura dal PNRR cha ha un termine.
L’uscita dalla procedura di infrazione per deficit eccesivo è rimandata a primavera nella sede del semestre europeo in cui vengono coordinate e allineate le politiche economiche e sociali della U.E.
La legge di bilancio, in questa situazione, dovrebbe essere espansiva ma è limitata dai vincoli di bilancio e dalle spese per la difesa che limitano la possibilità di ampliare le risorse per le necessità di crescita dei consumi delle famiglie per fare aumentare la domanda interna, per far crescere gli investimenti, per la ricerca, per la scuola e sanità.
Non era meglio puntare ad una difesa europea da finanziare con debito comune europeo come è stato fatto col Next Generation EU liberando risorse dal Bilancio Nazionale?
Il vero problema ora è individuare un percorso che a nostro avviso deve essere comune da parte del Governo, del Parlamento e delle forze economiche e sociali per disegnare una programmazione economica e sociale e correlativamente una programmazione industriale per ridare slancio alla crescita complessiva del Paese.