CASO ANGELI E DEMONI

Indagine sugli affidi in Val d'Enza, la sentenza del "processo Bibbiano": "Il clamore mediatico ha travolto i bambini, impianto accusatorio debole"

Tommaso Romanin (agenzia Ansa)

I giudici demoliscono l’accusa: "Impianto intrinsecamente debole"

(ANSA) - I servizi sociali non volevano ingannare i giudici minorili con le loro relazioni sui bambini da dare in affido. Non ci sono prove che le relazioni fossero false, anzi erano basate su valutazioni tecnico-professionali, né è stato possibile dimostrare che ad alcuni minori siano state provocate intenzionalmente gravi lesioni psicologiche con le sedute di psicoterapia. Federica Anghinolfi, l’ex direttrice del Servizio sociale che per l’accusa era al vertice di una sorta di sistema che faceva business sugli affidi, è stata accusata sulla base di argomenti generici e suggestivi. Tutta la vicenda, poi, è stata avvolta da «un clamore mediatico tale da avere travolto non solo le sorti dei bambini e dei loro familiari ma, con conseguenze non calcolabili, le vite degli imputati, e per quanto qui rileva, degli stessi testimoni».

A scorrere le 1.650 pagine della sentenza del processo "Angeli e Demoni", sui servizi sociali della Val d’Enza reggiana, rimane poco, quasi nulla, dello tsunami rappresentato dal cosiddetto caso Bibbiano, che ha incendiato il dibattito politico a ridosso delle Regionali dell’Emilia-Romagna nel 2020 e oltre. Lo si era già capito a luglio, quando i giudici del tribunale di Reggio Emilia, dopo 146 udienze per 14 imputati, accusati di reati gravi con richieste di pene fino a 15 anni, erano usciti pronunciando solo tre condanne, con pena sospesa. La motivazione demolisce una per una le ipotesi formulate dalla Procura. Solo per fare un esempio, nel descrivere come erano costruite le contestazioni di falso, il collegio parla di «intrinseca debolezza dell’intero impianto accusatorio, fondato su premesse davvero fragili, in quanto opinabili e poco ancorate ai fatti».

Le giudici (presidente Sarah Iusto, a latere Michela Capuito e Francesca Piergallini) si soffermano a lungo sulla figura di Anghinolfi, che, dopo che lo psicoterapeuta Claudio Foti è stato assolto, in via definitiva, nel separato rito abbreviato e dopo che il sindaco Pd di Bibbiano Andrea Carletti, principale personaggio politico della storia, era uscito in seguito all’abrogazione dell’abuso di ufficio, era considerata l'imputata chiave. Di lei la sentenza scrive che le contestazioni di falso che le sono state rivolte si sono concentrate in modo pressoché esclusivo sul suo ruolo dirigenziale, «oltre che sulla enfatizzazione di profili attinenti alla sua personalità e alla sua vita». Del resto, prosegue il tribunale è solo in quest’ottica che si spiegano le accuse di falso anche con riguardo a relazioni rispetto alle quali l’imputata non risulta avere neppure firmato la relativa nota di trasmissione».



E pure la macchinetta dei ricordi con elettrodi per le psicoterapie sui minori, che tante polemiche aveva suscitato nei discorsi politici, non avrebbe provocato danni: si esclude, hanno scritto i giudici, che dall’utilizzo di Neurotek siano derivati rischi per i bambini.