Putin pronto a vedere Witkoff e Kushner, prestito Ue per Kiev 

BRUXELLES - L'Unione europea accelera sul sostegno a Kiev mentre Washington tenta di riaprire un canale diretto con Mosca. La Commissione Ue ha adottato il pacchetto legislativo che dà il via al prestito da 90 miliardi di euro all'Ucraina per il biennio 2026-2027, proprio mentre dagli Stati Uniti filtra la notizia di una missione a Mosca degli inviati di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, pronti a incontrare Vladimir Putin nel quadro di nuovi tentativi di mediazione. Il prestito europeo - deciso in cooperazione rafforzata, di fronte alla defezione di Ungheria, Cechia e Slovacchia - è pensato per garantire a Kiev finanziamenti "stabili e prevedibili" per coprire sia le esigenze militari sia il funzionamento dello Stato.

Circa 60 miliardi saranno destinati alla difesa, mentre i restanti 30 miliardi andranno al sostegno del bilancio ucraino. Un segnale politico forte, rivendicato apertamente dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen: "Tutti vogliamo la pace per l'Ucraina e per questo deve essere in una posizione di forza": Con il nuovo prestito "ci assicuriamo che possa rafforzare la sua difesa sul campo di battaglia e mantenere in funzione lo Stato e i servizi di base". Il prestito è strutturato a rivalsa limitata: Kiev non dovrà rimborsarlo finché non arriveranno riparazioni di guerra dalla Russia, su cui Bruxelles si riserva di usare gli asset russi immobilizzati.

Quanto al costo degli interessi, saranno coperti dal bilancio Ue e, se non bastasse, dai contributi dei 24 Stati membri partecipanti alla cooperazione rafforzata. Per il primo anno gli interessi sono stimati in circa un miliardo, circa 3 miliardi l'anno in seguito (per un'idea delle cifre: i tre assenti insieme contribuiscono al Bilancio Ue per un 3% complessivo, contro il 12-13% dell'Italia calcolato sulla base del reddito nazionale lordo). Sul fronte degli acquisti per la difesa, si ricalcano le regole già previste dallo strumento Ue di prestiti per la difesa Safe, con una chiara preferenza su acquisti in Europa - il 'Buy European' caro soprattutto alla Francia - ma senza vincoli rigidi: "Prima di tutto, e se possibile, gli acquisti devono avvenire in Ucraina, nell'Unione europea e nei Paesi Eea-Efta", ha spiegato von der Leyen. Saranno "miliardi e miliardi investiti che devono avere un ritorno in termini di posti di lavoro, ricerca e sviluppo e rafforzamento della nostra base industriale della difesa". Considerando però le esigenze operative di un Paese in guerra, se le armi richieste non saranno disponibili in tali regioni, sarà "possibile acquistare anche al di fuori di questa area": una flessibilità "necessaria per garantire sostegno tempestivo all'Ucraina".

Il passo europeo arriva mentre, sul fronte diplomatico, si moltiplicano i segnali di possibile riapertura del dialogo. Secondo Bloomberg, Witkoff e Kushner sarebbero pronti a recarsi a Mosca per presentare a Putin una bozza aggiornata di proposte di pace. Il Cremlino ha mostrato una cauta apertura: il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha detto che Mosca è "pronta" a contatti, sottolineando che i precedenti incontri con Witkoff e Kushner sono stati "seri e concreti". Lavrov ha anche affermato che Washington vorrebbe fermare ogni tentativo di coinvolgere l'Ucraina nella Nato, aggiungendo che la Russia ne è consapevole. A complicare il quadro interno ucraino, infine, le accuse di corruzione che investono l'ex premier Yulia Tymoshenko, sospettata di aver offerto benefici impropri in cambio di voti parlamentari.

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