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Parma -

Sabato 07 Marzo 2026


Luigi Alfieri presenta il suo "giornalibro"

Luigi Alfieri presenta il suo "giornalibro"

 

La presentazione Domani alle 16,30 all'Eurotorri
Gli amici artisti di Luigi Alfieri, scrittore e capo redattore della Gazzetta, si ritrovano insieme per festeggiare i vent'anni dall'uscita del suo primo libro. Il jazzista Pampa Pavesi, il duo Silentia Lunae (che eseguirà musiche di Paganini), il fisarmonicista Corrado Medioli, Franco Brugnoli e la cantante Livia Farnese daranno vita a uno spettacolo straordinario con inizio alle 16,30 nel piazzale antistante la libreria Mondadori all'Eurotorri. Il tutto accompagnato da una castagnata.
 
Manuela Bartolotti
Non è un libro e non è un giornale, nonostante dell’uno abbia la sostanza e dell’altro la forma.
E’ un «giornalibro», la nuova creatura di Fermo editore in carta spessa e copertina da cartoncino di block notes. Povera ma bella. Snobisticamente e volutamente povera. L’eleganza è fatta di una grafica dove ogni fioritura creativa è valorizzata: le foto di Cinzia Munari, i disegni di Enrico Robusti e soprattutto la parola che si dipana con leggerezza, riallacciando percorsi di memorie, pietre miliari di una carriera. “Vent’anni e non sentirli” è opera originale e contraddittoria come il personaggio di cui narra la biografia letteraria: Luigi Alfieri. Scrittore? Giornalista? Troppo facile. E’ un ibrido anche lui. Una frase provocatoria di Whitman gli si addice particolarmente: “Certo che mi contraddico! Sono vasto, contengo moltitudini... “. 
Dove contraddizione non significa irrisolutezza o mancanza di verità, ma instancabile ricerca, curiosità, voglia di mettersi alla prova. Credi che Alfieri sia un giornalista (di cronaca, di viaggio, di sport, di cultura) e lo scopri scrittore, narratore e affabulatore con un metodo ben preciso, un’articolazione letteraria imparata analizzando i grandi romanzi di Tolstoj e di Manzoni. Con questo sistema e una prosa asciutta, diretta, concentratissima ha scritto in questi vent’anni numerosi libri che vanno dalla storia (Parma, la vita e gli amori, Gigli azzurri), alla biografia (Il piccolo Socrate, vita di Pietro Bianchi), alla gastronomia (Io, la cipolla), al racconto di viaggio (Dune, balene e microchip), alla politica (Parma dopo il voto), al libro fotografico (Fotografare Parma e Parma color malva), alle vicende degli emigrati a Londra (25 anni e la storia continua). 
Dal momento poi che questi vent’anni non li sente, prepariamoci a tutto per quelli a venire. Infatti, non sfugga anche l’ultima impresa che aggiunge allo scrittore il poeta: i microracconti che corredano il volume di “Parma color malva” e arricchiscono le foto di nostalgiche riflessioni e palpiti lirici. Oppure quelli ispirati alle fotografie di Pierluigi Orler, prima solo sul web, ora ad accompagnarci per 12 mesi in un raro calendario in ladino. Sono prose, poesie, pensieri, racconti haiku? Anche per questi si è coniato un nuovo termine: fotoracconti. Perché la narrazione – per lo più interiore - prende ispirazione dall’immagine.
Alfieri versatile e proteiforme sfugge alle definizioni dei critici, come fa notare Paolo Briganti nella premessa. Forse è proprio questa capacità di mutare il registro, di sperimentare, mescolando sapientemente la parola all’immagine, oppure è il suo viaggiare continuo non solo sull’orbe terracqueo, ma anche tra le varie espressioni artistiche, che lo mantiene in piena forma creativa. Dal giornalibro biografico salta fuori l’eclettismo, la passione per l’arte (i disegni di Enrico Robusti fanno capolino tra le pagine), lo spirito dell’eterno viaggiatore, dell’Ulisse di dantesca memoria (“fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza…”), ma anche – ecco qui la contraddizione o il paradosso – il costante ritorno alle origini, il richiamo di Itaca, volendo restare nella similitudine. Itaca è la sua città, è Parma insomma e gira rigira, Alfieri torna sempre a lei.
 Dopo aver attraversato luoghi selvaggi e inospitali, tra “Dune, balene e microchip”, dopo aver fatto uno stage al Guardian di Londra, ecco che riapproda alla sua cara vecchia Parma col cuore – e la penna - in mano. La ama come si ama una donna giovane e bella. Ben lo si capisce dalla descrizione di lei come modella in “Fotografare Parma”, di lei come una Clelia proustiana in “Parma color malva”, prima ridente e prorompente di bellezza, ammiccante dalle foto di Amoretti, ora – ahinoi - sgualcita e irriconoscibile. In genere i conoscitori e cantori di un luogo sono più i forestieri che gli abitanti, questi ultimi troppo abituati e assuefatti per coglierne ancora la meraviglia, troppo vicini per metterne a fuoco i dettagli preziosi, troppo coinvolti per distinguere le insidie che lo corrompono.
 Non così per Alfieri. Passa e ripassa idealmente sulle “pietre” di Parma, percorrendo le vie segrete e riafferrandola tra nebbie e ombre di ieri e oggi, riscoprendo la dolcezza semplice del passato ne “Il sole e la neve”, libro d’arte che si sfoglia e si gusta pagina dopo pagina. I microracconti del testo si sciolgono proprio come coriandoli di neve al sole a rinfrescare l’anima stupita e bambina. A risvegliare coi ricordi le speranze. Ecco un raro caso di profeta in patria.
Conosce intimamente la sua città, così che la storia e i personaggi risaltano con la vivacità di una cronaca. E forse qui è stato maestro Fra Salimbene de Adam. Invece nei “Gigli azzurri”, le vicende di casa Farnese, tra intrighi e liasons, sembrano puntate di Dinasty. Con leggerezza e senza pedanteria ci accompagna in questo viaggio nel tempo, in stile Montanelli. Parma è però anche i suoi personaggi, i suoi amanti, come Pietro Bianchi. Ne “Il piccolo Socrate”, Alfieri ha ritratto e restituito l’età dell’oro parmigiana, dove il luogo fu una piccola Atene periclea. In vent’anni le pagine sono state scritte con testa e puntuale ricerca (come  sottolineare  Gaetano Chiappini,  linguista dell'Università di Firenze) ma anche coi sensi, gli umori, rendendo i vividi profumi, le atmosfere dei luoghi, dei tempi, delle cose (pensiamo al divertissement gastronomico “Io, la cipolla”) e infine, last but not least, col cuore.
E’ quello che palpita tra le pagine sapide dell’opera di Fermo Editore, partendo dalla foto in copertina del piccolo, ancora piccolo viaggiatore, passando attraverso le immagini raffinate della Munari, i passi più significativi dei suoi libri, fino alle testimonianze di colleghi e letterati e alla chiusa lusinghiera di Ubaldo Bertoli, Artoni e Cusatelli. Vent’anni di uno scrittore, poeta, giornalista, curioso e nostalgico cercatore. Di un viaggiatore con la penna. Chiamatelo come volete. Vent’anni e non sentirli, perché c’è ancora tanto inchiostro da spendere. E perché – come dichiara nell’incipit del suo giornalibro – scrivere è un piacere. In questo caso anche leggere.
 
 
Biografia - Dai libri di storia alla narrativa
Luigi Alfieri festeggia vent’anni come scrittore, ma da più di 40 ha ricevuto il battesimo della penna, da quel 1971 in cui Baldassarre Molossi gli firmò il tesserino di collaboratore. A  19 anni fu tra i fondatori di Euro Tv, realizzando anche il film “Sentito dire: droga e dintorni”, trasmesso da Rai 1. Per anni collaboratore de “La stampa” di Torino, da giornalista professionista nel 1987 è tornato alla Gazzetta, prima redattore ordinario, poi caposervizio, fino al ruolo odierno di caporedattore. Per tre mesi ha svolto uno stage nel giornale inglese “The Guardian”. Nel 2000 ha pubblicato per TLC una storia dell’immigrazione valtarese a Londra. Come scrittore ha esordito prima a quattro mani con Amadasi in “Io, la cipolla” e in solitaria nel 1993 con “Parma, la vita e gli amori”. Sempre in questo filone storico, è del 1995 “Gigli azzurri, storia di Casa Farnese”. Nel 1996  è uscito per Guanda “Il piccolo Socrate. Vita di Pietro Bianchi”. Dopo una parentesi in cui ha organizzato eventi culturali quali i “VenerdÏ con la poesia” e i “VenerdÏ col dialetto” alla Libreria Fiaccadori, nel 2001 ha scritto il politico “Parma dopo il voto”.  
Nel 2008, quale presidente di Neos, ha curato la pubblicazione “Fotografare Parma”. Instancabile viaggiatore, del 2011 è “Dune, balene e microchip”, resoconto del suo giro del mondo e della vita. Nel 2012, il sodalizio con il creativo editore Fermo Tanzi ha prodotto il libro d’arte a edizione limitata e bilingue “Il sole e la neve”. Siamo giunti a oggi con “Parma color malva”, volume fotografico edito da Mup con immagini dello Studio Amoretti e suoi microracconti. Nel 2014 troveremo i suoi fotoracconti tradotti in ladino sul calendario “Retrac che conta”. M. B.
Gli amici artisti di Luigi Alfieri, scrittore e capo redattore della Gazzetta, si ritrovano insieme per festeggiare i vent'anni dall'uscita del suo primo libro. Il jazzista Pampa Pavesi, il duo Silentia Lunae (che eseguirà musiche di Paganini), il fisarmonicista Corrado Medioli, Franco Brugnoli e la cantante Livia Farnese daranno vita a uno spettacolo straordinario con inizio alle 16,30 nel piazzale antistante la libreria Mondadori all'Eurotorri. Il tutto accompagnato da una castagnata. 

 

Da Parma al mondo raccontando il tempo e la vita

Manuela Bartolotti  (Gazzetta di Parma 16 novembre)

Non è un libro e non è un giornale, nonostante dell’uno abbia la sostanza e dell’altro la forma.E’ un «giornalibro», la nuova creatura di Fermo editore in carta spessa e copertina da cartoncino di block notes. Povera ma bella. Snobisticamente e volutamente povera. L’eleganza è fatta di una grafica dove ogni fioritura creativa è valorizzata: le foto di Cinzia Munari, i disegni di Enrico Robusti e soprattutto la parola che si dipana con leggerezza, riallacciando percorsi di memorie, pietre miliari di una carriera. “Vent’anni e non sentirli” è opera originale e contraddittoria come il personaggio di cui narra la biografia letteraria: Luigi Alfieri. Scrittore? Giornalista? Troppo facile. E’ un ibrido anche lui. Una frase provocatoria di Whitman gli si addice particolarmente: “Certo che mi contraddico! Sono vasto, contengo moltitudini... “. 

Dove contraddizione non significa irrisolutezza o mancanza di verità, ma instancabile ricerca, curiosità, voglia di mettersi alla prova. Credi che Alfieri sia un giornalista (di cronaca, di viaggio, di sport, di cultura) e lo scopri scrittore, narratore e affabulatore con un metodo ben preciso, un’articolazione letteraria imparata analizzando i grandi romanzi di Tolstoj e di Manzoni. Con questo sistema e una prosa asciutta, diretta, concentratissima ha scritto in questi vent’anni numerosi libri che vanno dalla storia (Parma, la vita e gli amori, Gigli azzurri), alla biografia (Il piccolo Socrate, vita di Pietro Bianchi), alla gastronomia (Io, la cipolla), al racconto di viaggio (Dune, balene e microchip), alla politica (Parma dopo il voto), al libro fotografico (Fotografare Parma e Parma color malva), alle vicende degli emigrati a Londra (25 anni e la storia continua). 

Dal momento poi che questi vent’anni non li sente, prepariamoci a tutto per quelli a venire. Infatti, non sfugga anche l’ultima impresa che aggiunge allo scrittore il poeta: i microracconti che corredano il volume di “Parma color malva” e arricchiscono le foto di nostalgiche riflessioni e palpiti lirici. Oppure quelli ispirati alle fotografie di Pierluigi Orler, prima solo sul web, ora ad accompagnarci per 12 mesi in un raro calendario in ladino. Sono prose, poesie, pensieri, racconti haiku? Anche per questi si è coniato un nuovo termine: fotoracconti. Perché la narrazione – per lo più interiore - prende ispirazione dall’immagine.Alfieri versatile e proteiforme sfugge alle definizioni dei critici, come fa notare Paolo Briganti nella premessa. Forse è proprio questa capacità di mutare il registro, di sperimentare, mescolando sapientemente la parola all’immagine, oppure è il suo viaggiare continuo non solo sull’orbe terracqueo, ma anche tra le varie espressioni artistiche, che lo mantiene in piena forma creativa. Dal giornalibro biografico salta fuori l’eclettismo, la passione per l’arte (i disegni di Enrico Robusti fanno capolino tra le pagine), lo spirito dell’eterno viaggiatore, dell’Ulisse di dantesca memoria (“fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza…”), ma anche – ecco qui la contraddizione o il paradosso – il costante ritorno alle origini, il richiamo di Itaca, volendo restare nella similitudine. Itaca è la sua città, è Parma insomma e gira rigira, Alfieri torna sempre a lei. Dopo aver attraversato luoghi selvaggi e inospitali, tra “Dune, balene e microchip”, dopo aver fatto uno stage al Guardian di Londra, ecco che riapproda alla sua cara vecchia Parma col cuore – e la penna - in mano. La ama come si ama una donna giovane e bella. Ben lo si capisce dalla descrizione di lei come modella in “Fotografare Parma”, di lei come una Clelia proustiana in “Parma color malva”, prima ridente e prorompente di bellezza, ammiccante dalle foto di Amoretti, ora – ahinoi - sgualcita e irriconoscibile. In genere i conoscitori e cantori di un luogo sono più i forestieri che gli abitanti, questi ultimi troppo abituati e assuefatti per coglierne ancora la meraviglia, troppo vicini per metterne a fuoco i dettagli preziosi, troppo coinvolti per distinguere le insidie che lo corrompono. 

Non così per Alfieri. Passa e ripassa idealmente sulle “pietre” di Parma, percorrendo le vie segrete e riafferrandola tra nebbie e ombre di ieri e oggi, riscoprendo la dolcezza semplice del passato ne “Il sole e la neve”, libro d’arte che si sfoglia e si gusta pagina dopo pagina. I microracconti del testo si sciolgono proprio come coriandoli di neve al sole a rinfrescare l’anima stupita e bambina. A risvegliare coi ricordi le speranze. Ecco un raro caso di profeta in patria.Conosce intimamente la sua città, così che la storia e i personaggi risaltano con la vivacità di una cronaca. E forse qui è stato maestro Fra Salimbene de Adam. Invece nei “Gigli azzurri”, le vicende di casa Farnese, tra intrighi e liasons, sembrano puntate di Dinasty. Con leggerezza e senza pedanteria ci accompagna in questo viaggio nel tempo, in stile Montanelli. Parma è però anche i suoi personaggi, i suoi amanti, come Pietro Bianchi. Ne “Il piccolo Socrate”, Alfieri ha ritratto e restituito l’età dell’oro parmigiana, dove il luogo fu una piccola Atene periclea. In vent’anni le pagine sono state scritte con testa e puntuale ricerca (come  sottolineare  Gaetano Chiappini,  linguista dell'Università di Firenze) ma anche coi sensi, gli umori, rendendo i vividi profumi, le atmosfere dei luoghi, dei tempi, delle cose (pensiamo al divertissement gastronomico “Io, la cipolla”) e infine, last but not least, col cuore.

E’ quello che palpita tra le pagine sapide dell’opera di Fermo Editore, partendo dalla foto in copertina del piccolo, ancora piccolo viaggiatore, passando attraverso le immagini raffinate della Munari, i passi più significativi dei suoi libri, fino alle testimonianze di colleghi e letterati e alla chiusa lusinghiera di Ubaldo Bertoli, Artoni e Cusatelli. Vent’anni di uno scrittore, poeta, giornalista, curioso e nostalgico cercatore. Di un viaggiatore con la penna. Chiamatelo come volete. Vent’anni e non sentirli, perché c’è ancora tanto inchiostro da spendere. E perché – come dichiara nell’incipit del suo giornalibro – scrivere è un piacere. In questo caso anche leggere.  Biografia - Dai libri di storia alla narrativaLuigi Alfieri festeggia vent’anni come scrittore, ma da più di 40 ha ricevuto il battesimo della penna, da quel 1971 in cui Baldassarre Molossi gli firmò il tesserino di collaboratore. A  19 anni fu tra i fondatori di Euro Tv, realizzando anche il film “Sentito dire: droga e dintorni”, trasmesso da Rai 1. Per anni collaboratore de “La stampa” di Torino, da giornalista professionista nel 1987 è tornato alla Gazzetta, prima redattore ordinario, poi caposervizio, fino al ruolo odierno di caporedattore. Per tre mesi ha svolto uno stage nel giornale inglese “The Guardian”. Nel 2000 ha pubblicato per TLC una storia dell’immigrazione valtarese a Londra. Come scrittore ha esordito prima a quattro mani con Amadasi in “Io, la cipolla” e in solitaria nel 1993 con “Parma, la vita e gli amori”. Sempre in questo filone storico, è del 1995 “Gigli azzurri, storia di Casa Farnese”. Nel 1996  è uscito per Guanda “Il piccolo Socrate. Vita di Pietro Bianchi”. Dopo una parentesi in cui ha organizzato eventi culturali quali i “VenerdÏ con la poesia” e i “VenerdÏ col dialetto” alla Libreria Fiaccadori, nel 2001 ha scritto il politico “Parma dopo il voto”.  Nel 2008, quale presidente di Neos, ha curato la pubblicazione “Fotografare Parma”. Instancabile viaggiatore, del 2011 è “Dune, balene e microchip”, resoconto del suo giro del mondo e della vita. Nel 2012, il sodalizio con il creativo editore Fermo Tanzi ha prodotto il libro d’arte a edizione limitata e bilingue “Il sole e la neve”. Siamo giunti a oggi con “Parma color malva”, volume fotografico edito da Mup con immagini dello Studio Amoretti e suoi microracconti. Nel 2014 troveremo i suoi fotoracconti tradotti in ladino sul calendario “Retrac che conta”. M. B.

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