«L'occasione fa il ladro, un Rossini più difficile»
Dal18 febbraio 2016 - 20:00
Al18 febbraio 2016 - 23:00
Sono sei i personaggi dell'opera rossiniana «L'occasione fa il ladro» (che avrà la sua prima al Regio domani sera) ai quali corrispondono altri sei giovani cantanti, tutti allievi del Conservatorio Arrigo Boito.
Due di loro, comunque, hanno già avuto modo di calcare il palco del Regio come protagonisti, due anni fa in occasione della collaborazione con il Conservatorio che aveva portato in scena “La cambiale di matrimonio”. «Sono molto felice – dice il soprano giapponese Nao Yokomae che interpreterà Berenice e che già due anni fa era stata Fanny ne “La cambiale di matrimonio” – di tornare al Teatro Regio. Facendo le prove, questo luogo mi dà l'ispirazione e mi viene quasi da piangere tanto mi sento fortunata. Sono contentissima perché provando mi sono accorta di tutto l'amore che provo per l'opera lirica. Quest'opera è estremamente difficile, ma mi piace tanto». «Quest'opera – aggiunge il tenore Lorenzo Caltagirone, il Conte Alberto, anche lui già impegnato due anni fa al Regio con l'opera rossiniana – è molto più difficile rispetto alla Cambiale, almeno per quel che riguarda il mio ruolo, ma è molto bella. Cantare al Regio è sempre bellissimo e mi regala sempre nuove emozioni. E' anche un modo per crescere vocalmente e artisticamente. Tutto diventa facile quando c'è una buona unione con il resto del cast, come è avvenuto in questo caso». «Sono arrivato in Italia – spiega il baritono coreano Jaehong Jung, Don Parmenione – soltanto otto mesi fa e mi sento molto fortunato per essere stato scelto ed avere avuto questa possibilità. Don Parmenione è un personaggio furbo, ma anche di grande cuore. La parte è molto difficile, soprattutto per chi non è italiano. Sarò sempre grato all'Italia e al Conservatorio». «Se un giorno mi avessero detto che avrei debuttato di nuovo con Rossini – scherza il mezzo-soprano Marta Di Stefano, Ernestina – avrei pensato che sarebbe stato impossibile perché per me è sempre stato un musicista molto lontano da quello che io mi sento. Fortunatamente ho sempre apprezzato le sfide. E' la mia prima volta al Regio e credo che sia il sogno di tanti cantanti e di tante persone che studiano in questa città. Questo progetto è servito anche come crescita umana perché mi ha unito a persone che fino a poco tempo fa salutavo e basta in conservatorio: si è creata una famiglia. Il mio ruolo mi ha fatto accettare anche il mio fisico, non strettamente aderente ai canoni del 2016». «Il mio ruolo – racconta il basso Nicolò Donini, Martino – è molto bello, non è un ruolo da protagonista però è una figura onnipresente per tutta la durata dell'opera ed è fondamentale. All'apparenza agli altri personaggi sembra un servo stupido, ma in realtà è il più intelligente: questa bipolarità non è facile da rendere al pubblico. È un grande onore esibirmi in questo bellissimo teatro dove canto per la prima volta». «È la mia prima esperienza – conclude il tenore Alessandro Vannucci, Don Eusebio – in un abito così importante e sono molto grato di avere avuto questa opportunità. Sono molto soddisfatto di come il regista abbia pensato il mio personaggio, anche se è un ruolo minore: mi piace molto la caratterizzazione che ne ha dato rendendolo un'ottima spalla comica».