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Parma -

Domenica 18 Gennaio 2026


Mademoiselle Julie in prima nazionale

Mademoiselle Julie in prima nazionale

E’ in uno spazio chiaro, grigio uniforme per le pareti, i tavoli, le sedie - ma anche per il ceppo e la mannaia con cui verrà ucciso l’uccellino vissuto in gabbia, un lucherino - che si svolge, gonfio di parole, il dramma di Strindberg, forse il più famoso, «Mademoiselle Julie», nella messa in scena di Walter Le Moli, prima nazionale a Teatro Due, repliche fino al 13 gennaio.

Un lavoro particolarmente impegnativo per il ruolo del titolo (Sara Putignano) e per Jean (Raffaele Esposito), una continua sfida carica di molteplici sensi, un testo dove anche le ambiguità, le contraddizioni, sono rese esplicite, sottolineate, alla fine forse anche troppo, così per l’atmosfera festiva della notte di mezza estate, i conflitti di classe, i mutamenti sociali, le storie personali, le diverse aspirazioni, fin dentro le diverse, complementari, visioni oniriche, con Jean che sogna di arrampicarsi, lei di cadere.
Lo stesso autore scrive nella prefazione delle circostanze scelte (molte), cui aggiunge infine il caso (o una necessità date le premesse?) «che porta i due in una stanza appartata, unito all’audacia dell’uomo eccitato».
E’ Julie a sedurre il «servo» Jean? Colpa anche dell’educazione «femminista» voluta dalla madre? Ed entrambi erano così condizionati da non avere infine altra scelta, il suicidio di lei, desiderato/ indotto da Jean? Sì, è nobile Julie, ma com’era stato ottenuto anticamente quel titolo? E non potrebbe Jean diventare lui un «antenato», lui che ha imparato le raffinatezze dell’aristocrazia, che sa gustare il buon vino e parla un po‘ di francese? Ha le sue mete Jean - e il tono cambia bruscamente quando scopre che, al suo capitale di competenze, Julie non può aggiungere i soldi necessari per il progetto di aprire insieme un albergo sul lago di Como... Lei arriverà a rubare - cosa che del resto fanno un po' tutti in quella casa, anche Kristin (Ilaria Falini), che ha chiare le gerarchie, ha precisi progetti matrimoniali su Jean, e va regolarmente in chiesa contando anche sul fatto che il Salvatore si farà carico di ogni colpa.
Un’opera dunque densa, eccessiva, straripante, «politicamente scorretta» si direbbe oggi, anche per quella misoginia che Strindberg non riesce, e non vuole, frenare, «la donna - scrive nella prefazione - forma abbozzata di essere umano inferiore all’uomo»: ecco allora che la musica, ispirata ad un tema trascritto da Strindberg, sembra voler alleggerire l’atmosfera, mentre, tra tante birre, i toni si fanno anche vagamente grotteschi in tanto straripante melodramma. Lunghi gli applausi al termine, per gli interpreti, il regista e tutti i collaboratori.

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