Sposo furioso, in cella la prima notte di nozze

ROBERTO LONGONI

Dire sì in Comune, e sentirsi annunciare di essere in arresto è stata questione di ore. E a pronunciare le fatali parole non è stata la neosposa, come potrebbe sospettare il malpensante di turno. No, ad ammanettarlo sono stati i carabinieri di Fidenza, padroni di casa della cella di sicurezza nella quale il 28enne appena ammogliato ha trascorso la sua luna di fiele. In assoluta solitudine. Questo il suo viaggio di nozze: dal ristorante prenotato per la cena con parenti e amici alla caserma di via Trento. Tra l'altro, senza nemmeno passare dalla tavola imbandita in onore suo e della consorte italiana, dopo aver a lungo invece indugiato al banco del bar. Il giovane marocchino che dice di guadagnarsi da vivere facendo il barbiere ci si sarebbe messo d'impegno, passando da un bicchiere all'altro: tanto da non ricordare nemmeno ieri mattina davanti al giudice il pandemonio del quale era chiamato a rispondere. Amnesie determinate, oltre che dall'abuso di alcol, forse anche dalle testate sferrate contro ogni cosa. Con un paio di quei colpi d'ariete è accusato di aver mandato in frantumi il lunotto posteriore della gazzella sulla quale i carabinieri lo hanno caricato. A vuoto era invece appena andata un'altra testata, tentata ai danni di un appuntato al quale il 28enne dalla stazza ragguardevole ha poi cercato di sfilare la pistola dalla fondina. Manovra non riuscita solo grazie alla prontezza di riflessi del militare.

E pensare che l'altro ieri doveva essere una festa, con tanto di parenti giunti dal Marocco. Ma la situazione ha preso una brutta piega fin dall'arrivo del gruppo al ristorante-pizzeria della prevista cena di nozze. L'esuberanza della comitiva si è subito dimostrata ingombrante, costringendo il titolare del locale a traslocare in una sala più riparata una quindicina di altri avventori. Il tempo di rimettersi ai fornelli in cucina, e il ristoratore è stato costretto a tornare in sala, preoccupato dal gran baccano. Era lo sposo, impegnato ad azzuffarsi con un paio di propri invitati. La misura era colma: dal ristorante è partita la chiamata al 112. Questa festa di matrimonio non s'aveva più da fare...

L'intervento della pattuglia del Radiomobile è stato rapido. Ma altrettanto rapido pare sia stato lo sposo a scolarsi nel frattempo tre bicchieroni di Montenegro al bar del locale. Si era all'amaro, ormai. I tentativi dei carabinieri di identificare il giovane si sono scontrati con le frasi quasi di rito in queste circostanze: «che c. volete? Carabinieri di m., voi non sapete chi sono io». L'arrivo della pattuglia sarebbe stato visto come uno sgarbo in quella che dal punto di vista del 28enne era pur sempre una festa di matrimonio. Alla prima, improvvisa testata tentata contro l'appuntato, sono seguite le altre. Alla fine, sono servite tre paia di braccia per mettere le manette al nordafricano: in aiuto ai due militari è venuto anche un carabiniere in congedo presente nel locale.

Ma nemmeno con i polsi bloccati lo sposo furioso si è dato una calmata, continuando a sputare contro i militari, in faccia e sulla divisa. Intanto, oltre al lunotto posteriore, ha fatto le spese delle sue testate il divisorio di plexiglass tra i sedili posteriori e quelli anteriori della gazzella. E poi la caserma. Anche qui testate, calci, manate, fino a scardinare in parte il telaio dell'inferriata della cella di sicurezza. Era quasi mezzanotte, quando da via Trento è partita una telefonata al 118: il timore era che il giovane si fosse procurato lesioni interne nella sua furia. E invece non è stata riscontrata nemmeno una commozione cerebrale.

Ieri mattina, con i pantaloni scuri ed eleganti (senza cintura), la camicia bianca (senza cravatta) e le scarpe nere della festa (senza stringhe), lo sposo finalmente tranquillo è comparso in tribunale. Il giudice Beatrice Purita ha accolto la richiesta del pm Lino Vicini, convalidando l'arresto. Il giovane starà ai domiciliari fino al 4 settembre, quando sarà processato: con la moglie, questa volta sarà costretto a stare. Durante l'udienza di convalida, qualcosa, il 28enne l'avrebbe ammesso. Ma alla stragrande maggioranza delle domande ha risposto di non ricordare. Viene da credergli. Di essersi sposato pare non gli sia sfuggito di mente. «Io volevo trascorrere la prima notte di nozze con la mia sposa, non in caserma» ha detto, a sua volta incredulo per la velocità con la quale è passato dall'anello al dito alle manette ai polsi.