Il direttore del Boito: «Il Covid e la sfida di essere internazionali»
Il Conservatorio «Arrigo Boito» di Parma si apre al mondo. Virtualmente. La nona edizione degli Open Days, tradizionale appuntamento del mese di maggio, si svolgerà quest'anno solo online: da giovedì 28 a sabato 30, dalle 10 alle 18 (sul sito openday.conservatorio.pr.it). Tre le piattaforme utilizzabili: Google Meet, Zoom e Facebook, una scelta necessaria per raggiungere tutta la potenziale platea di interessati, visto che il «Boito» è una delle due realtà più internazionali d'Italia nel settore. Sui mille allievi, il 26% è rappresentato da stranieri provenienti da 50 Paesi di quattro diversi continenti. Croce e delizia, direbbe Verdi, visti i tempi.
Direttore Ceni, il nostro Conservatorio ha un primato importante, in termini di internazionalità, di cui non si parla spesso...
«E' così. In base a uno studio di Uni-Italia, l'agenzia ministeriale di promozione accademica per l'orientamento allo studio in Italia, siamo il centro di alta formazione musicale più internazionale insieme al Conservatorio Verdi di Milano. Milano è al primo posto per studenti coreani, noi al secondo. Noi siamo al primo posto per studenti cinesi, Milano al secondo. Un quarto dei nostri allievi è straniero. Siamo internazionali anche per docenti, grazie ai numerosi scambi Erasmus attivati».
Sulla carta un bellissimo traguardo, in questo momento, però, forse una difficoltà in più...
«Diciamo che rischiamo di essere più penalizzati. In parte potremo ovviare con il "blended learning", cioè l'apprendimento misto, un po' in sede, un po' online. Però poi abbiamo difficoltà aggiuntive rispetto ad altre scuole, penso alle lezioni con i fiati, alle lezioni di canto, per cui siamo in attesa di chiare direttive sulla sicurezza: a che distanza mettiamo un cantante o un flautista? E comunque la riapertura fisica sarà abbastanza lontana e dopo aver eseguito la sanificazione, il controllo agli accessi...».
Qual è la fotografia del «Boito» in questo momento?
«Siamo chiusi ma perfettamente attivi, nel senso che siamo vicini al cento per cento di insegnamenti online, e - ribadisco - con difficoltà aggiuntive per alcune tipologie di corsi. Penso al corso di esercitazione orchestrale che si sta tenendo regolarmente pur non essendo assolutamente riunibile l'orchestra. E' un grande sforzo e ringrazio tutti i docenti per l'impegno-ingegno nell'escogitare soluzioni. Inoltre abbiamo prorogato alcune lezioni, che avrebbero dovuto concludersi a giugno, fino al 31 ottobre, proprio per venire incontro a tutti e consentire una maggior efficacia didattica».
I vostri studenti cinesi, circa 200, adesso dove sono?
«Alcuni sono riusciti a tornare a casa, altri sono rimasti qua. Seguono tutti online, ma per noi è diverso se si trovano a Parma o in Cina perché alcuni social network e piattaforme, da noi comuni, là sono bloccati; funzionano bene Zoom e Wechat».
Stessa ragione per cui anche l'Open Day sarà su più piattaforme. Come lo immaginate?
«Ci mancherà non poter accogliere fisicamente le persone nel nostro meraviglioso chiostro. A parte questo, stiamo lavorando perché risulti un'esperienza davvero completa. Per tre giorni, un fitto calendario di dirette con i docenti, i tutor e gli studenti; i partecipanti potranno assistere alle lezioni di strumento, canto, composizione e direzione d’orchestra. Un opuscolo in pdf, in più lingue, illustrerà gli oltre 150 corsi, dalla musica antica, classica e contemporanea, al jazz e al pop».
Teme un calo di iscrizioni?
«Il messaggio è che noi comunque fronteggiamo l'emergenza. Essendo un conservatorio internazionale e di studenti fuori sede, probabilmente in prima battuta soffriremo più di altri conservatori con utenza locale. Però agli allievi dall'estero diciamo: non preoccupatevi l'emergenza passerà, intanto vi mettiamo in condizione di lavorare bene online e, appena possibile, verrete a Parma».
Paradossalmente, l'online potrebbe rendere più semplice e meno oneroso frequentare dall'estero...
«Può essere. Seminiamo e sperimentiamo, nel rispetto della sicurezza. Stiamo ragionando su scenari futuri fino a poco fa inimmaginabili. Dobbiamo cogliere il positivo di questa immane tragedia».
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Romanini «Vedremo come fare gli esami di giugno»
Da settembre Giuseppe Romanini è presidente del Conservatorio «Boito», nominato dal Ministero dell'Istruzione per il triennio 2019-'22. «Anche se è una carica onorifica - spiega - risulto il rappresentante legale e il datore di lavoro. Con l'emergenza Covid-19, viviamo una situazione inedita. Stiamo studiando i protocolli per una fase 2, che viene percepita in modo difforme. Alcuni conservatori, in regioni non particolarmente colpite o con utenza locale, vorrebbero riaprire subito. Noi e Milano siamo realtà internazionali, abbiamo bisogno di indicazioni chiare. In giugno ci sarà una sessione d'esame, stiamo valutando cosa si può fare in presenza, nel rispetto del diritto degli studenti ma anche del diritto di tutti alla salute». Aver dovuto chiudere le porte è un rammarico: «Avevamo investito molto nelle attività rivolte alla vita culturale della città e ci siamo dovuti fermare. Ma ci dà molta soddisfazione la conferma di Parma a Capitale della Cultura nel 2021. Contiamo di esserci».
m.p.