Editoriale

La sfida delle pensioni: le scelte non sono più rimandabili

Claudio Cacciamani

«E giovane invecchiato mi son detto tu vedrai…» canta Claudio Baglioni nella nota canzone «Strada facendo». Il testo dovrebbe fare riflettere sulla discussione in atto in Italia, ma non solo, relativa alla riforma del sistema pensionistico, alla luce, soprattutto, del progressivo e accelerato allungamento della speranza di vita della popolazione nazionale (così come di quella mondiale). Innanzitutto, va sottolineato come la situazione nazionale sia simile, se non per certi versi migliore, rispetto a quella di altri Paesi industrializzati, sia europei sia degli altri continenti. In generale, con l’allungamento della speranza di vita, i sistemi pensionistici pubblici, cosiddetti di «primo pilastro», rischiano di entrare in una crisi irreversibile in tutte le Nazioni avanzate. Per fronteggiare questo, in Italia, tra le altre, vi sono due azioni in discussione. Anche se non fossero finalizzate, queste dovranno essere affrontate, comunque, con tempestività e rigore in un futuro prossimo.

La prima, comune anche a tutti i Paesi stranieri, è il progressivo allungamento dell’età lavorativa. Quest’ultima deve tenere conto sia della popolazione in pensione, ma che, per precedenti normative e per l’invecchiamento della popolazione, non ha accumulato un sufficiente cuscinetto di risorse per pagarsi autonomamente la pensione, soprattutto in presenza di un passato sistema pensionistico retributivo, sia di un allungamento della speranza di vita. In particolare, attualmente questa sta aumentando con una notevole progressione il periodo di godimento della pensione da parte degli individui. Per fronteggiare ciò, non si possono attuare misure correttive differenti dall’allungamento della vita utile lavorativa.
La seconda misura che si prospetta è il progressivo e obbligatorio affiancamento di una previdenza complementare, sia collettiva attuata dalle aziende, sia privata azionata dai singoli, che possa affiancare il sistema pubblico. In particolare, si discute della previsione obbligatoria per i lavoratori, in varia misura, di un piano pensionistico complementare. Peraltro, tale obbligo è già previsto, seppure in varia entità, in svariati Paesi industrializzati.

Tra le ipotesi in discussione che saranno sempre più al centro dell’attenzione, si profilerebbe l’obbligo di riversare il Trattamento di Fine Rapporto aziendale accumulato e in fase di accumulazione in un Fondo Pensionistico Complementare. In questo scenario, per i lavoratori neoassunti si tratta di agire su vari fronti. Il primo è una maggiore informazione o, meglio, formazione sui temi previdenziali, ritenendo tale materia di pari, se non superiore, dignità e oggetto di attenzione rispetto ai fringe benefit e altri benefici complementari che essi sono soliti negoziare al momento del loro ingresso nel mondo del lavoro. Oltre a ciò, si tratta di mettere in condizione il lavoratore di potere effettuare una scelta corretta e sicura, non avendo questo le capacità e le competenze per potere valutare la solidità e l’effettiva redditività di quanto accumulato nel fondo pensione complementare scelto e sottoscritto. Infine, questo tema richiama gli investimenti che i fondi pensione effettuano con le risorse degli iscritti. Nel momento in cui si aprisse la porta a investimenti nelle aziende di cui i sottoscrittori siano dipendenti, è quanto mai necessaria una «voce» del fondo pensione nella gestione aziendale, seppure da condividere con la parte datoriale di impresa relativamente agli ambiti decisionali e ai confini di confronto strategico. Sempre Claudio Baglioni nella canzone «I vecchi» recita che «I vecchi invecchiano piano…». Le sfide che sta ponendo l’allungamento della speranza di vita della popolazione rendono non rimandabili le scelte delle Autorità Governative e la presa di coscienza che i lavoratori devono avere delle decisioni attuali sul loro futuro previdenziale, fortunatamente più lungo come orizzonte di godimento, ma anche, sfortunatamente, più lontano nel tempo rispetto alle generazioni precedenti.

*Ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari, Università di Parma