EDITORIALE
La forza del diritto e l’importanza dell’Europa
Le analisi sulle vicende internazionali che coinvolgono diverse aree del mondo, dal Venezuela all’Ucraina alla Palestina al Kashmir al Sudan alla Nigeria all’Iran, propongono tutte, sia pure da prospettive e con finalità e conclusioni spesso diverse e contrastanti, la riflessione che alla «forza del diritto» si va sostituendo il «diritto della forza».
Lasciamo da parte l’approfondimento se sia realmente così o se, anche nel passato più o meno recente l’uso spregiudicato della forza nella realtà non sia stato molto diverso.
Resta il fatto che l’abbandono di qualunque remora a travolgere il principio del rispetto della sovranità degli Stati, invadendone il territorio o compiendo atti di guerra mirati o alterando in vari modi, dall’ esterno, i meccanismi di funzionamento delle istituzioni politiche, ha determinato e sta provocando grande incertezza ed instabilità nei rapporti politici ed economici internazionali e alimenta la sensazione che l’umanità, dopo otto decadi dalla fine del secondo conflitto di dimensioni mondiali, corra seriamente il rischio di un nuovo conflitto globale ancora più devastante data la disponibilità di nuove armi di distruzione di massa.
In questo contesto le domande che forse ci si dovrebbe porre sono anzitutto quali sono le spiegazioni, non certo le ragioni, di questo ritorno alla pratica, senza remore e limiti, anche dell’uso brutale della violenza e della guerra e soprattutto se e quali siano le scelte e i modi per invertire questa situazione.
La risposta alla prima domanda la si trova nella perdita di vitalità, di visione positiva dell’essere umano e di fiducia nella vita che ha coinvolto soprattutto le comunità del cosiddetto «occidente».
La seconda risposta si trova nella capacità di ogni essere umano di dare il giusto valore e riconoscimento alla propria vita e a quella degli altri.
In questa prospettiva una particolare responsabilità e potenzialità sono da attribuire alla cultura europea che, avendo ereditato dal mondo giudaico, greco, romano e sviluppato, pur fra mille contraddizioni, incoerenze e ingiustizie, il valore della centralità della persona come individuo e componente essenziale della comunità, con la componente fondamentale della propria libertà e responsabilità, può e deve promuovere, con determinazione e coerenza, un assetto istituzionale, economico e civile basato sul rispetto dei diritti, legittimati dall’adempimento dei doveri individuali e sociali e garantiti da regole giuridiche valide per tutti.
La considerazione secondo cui «il diritto della forza» sta prevalendo sulla «forza del diritto», al di là del valore apparentemente solo descrittivo, comporta un effetto di implicita, ma pericolosa legittimazione, sia pure ispirata a una apparentemente oggettiva presa d’atto della realtà attuale dei rapporti fra Stati o come spesso capita fra persone o gruppi sociali, di una tendenza che non può e non deve essere accettata come un dato irreversibile di cui prendere atto e a cui adattarsi.
Al contrario la constatazione di questa propensione, emersa con forza in questi ultimi anni, a far prevalere con la violenza le proprie idee o interessi, invece di cercare soluzioni di dialogo e equilibrata integrazione con quelli degli altri, deve spingere a riprendere e, se serve, imporre la ripresa del confronto leale e costruttivo, unica alternativa allo scontro e (come si è visto e si vede) alla guerra come strumento di imposizione della propria visione del mondo e affermazione del proprio dominio.
Mettendo da parte le obbiezioni e le resistenze di chi per affermato realismo, ma sostanziale indisponibilità a un impegno difficile e dai risultati incerti, perché ogni nuova conquista umana comporta rischi, preferisce adottare la prospettiva di un ritorno al passato, di cui peraltro abbiamo visto gli esiti, la strada per favorire il raggiungimento di questo obbiettivo e è di rilanciare il processo di integrazione europea realizzando gli «Stati uniti d’Europa».
Per farlo si può ipotizzare che gli Stati dell’Unione europea, almeno i più importanti per popolazione economia e capacità militari, rimosso, rapidamente e comunque, il diritto di veto previsto per molte scelte strategiche dell’Ue, diano luogo a un processo di cooperazione rafforzata che unificando, progressivamente, ma rapidamente, fiscalità politiche industriali, commerciali e di difesa, creino le condizioni per riprendere il percorso di adozione di una Costituzione europea alla quale potranno successivamente aderire, se ne condividono l’utilità, gli altri Stati oggi presenti nell’Unione.
Si tratta di una strada già tentata, sia pure in altre forme e condizioni, e che è già fallita una volta, quindi per nulla facile o scontata e che, tuttavia, appare l’unica in grado di far uscire i popoli europei dal rischio di progressiva, crescente, inarrestabile frammentazione e irrilevanza politica economica e culturale.
Far prevalere la «forza del diritto» sul «diritto della forza» certamente non è semplice, perché presuppone di riconquistare la capacità di dare il giusto valore alla vita, nostra e di ogni altro essere umano, perché occorre riconquistare la capacità di guardare con fiducia al futuro nostro e delle nuove generazioni, perché è necessario impegnarsi al meglio delle nostre capacità e possibilità.
Tuttavia, valutati i possibili scenari alternativi, vale la pena di smettere di parlare e lamentarsi per non fare e cercare di impegnarsi, giorno dopo giorno, per dare il nostro contributo a costruire un futuro che sia il migliore possibile per noi e per tutti.