lettera al direttore

Guerra e pace nella storia

Renato Marchesi

Signor direttore,
nella storia della Chiesa il tema dell'obiezione di coscienza, della guerra giusta, della guerra per legittima difesa, è da sempre presente. Erano numerosi i cristiani che nei primi secoli dell'Impero romano rifiutavano di andare in guerra appellandosi al comandamento «non uccidere». Il rifiuto alle armi prevedeva la pena di morte. In seguito Sant'Agostino prima e poi San Tommaso hanno circoscritto i casi in cui una guerra poteva essere legittimata. La guerra doveva essere dichiarata da una legittima autorità, finalizzata alla punizione dei malvagi, per ristabilire la pace e la giustizia.
In Italia dopo la prima guerra mondiale don Sturzo nel 1929 auspicava che la Società delle nazioni proclamasse «l'inaccettabilità della guerra». Negli ultimi decenni numerosi laici hanno preso posizioni contro tutti i tipi di guerra come Igino Giordani, Giorgio La Pira sindaco di Firenze negli anni 60 , religiosi come Mazzolari, Balducci, Bettazzi. Papa Francesco ha definito la guerra «una pazzia». Un noto discorso del vescovo brasiliano Helder Camara diceva che «quando è una persona sola a sognare (la pace) è solo un sogno, quando a sognare (la pace) sono interi popoli, la pace è già realtà». Ovviamente per sogno intendeva che le singole persone si facessero promotori di relazioni di pace nel contesto in cui vivevano.

 Fontevivo, 6 gennaio