Emozionante esperienza
Giulia Ghiretti, la farfalla sa volare
«La tuta che si gonfia, i capelli che volano… l’aria dopo 12 anni». Con queste poche e semplici parole, la campionessa parmigiana di nuoto paralimpico, Giulia Ghiretti, ha voluto ricordare, sui social, l’incidente del 4 gennaio 2010, quando, durante un allenamento di trampolino elastico, un salto strano e un atterraggio andato storto che le trasforma la vita: la forza elastica del tappeto che si concentra su un’unica vertebra e l’inappellabile diagnosi di paraplegia.
Oggi, quella frase sui suoi profili, accompagnata da una foto che la immortala con un sorriso luminoso, a corpo libero, come quando volteggiava in aria, senza carrozzina. Un post che ha scatenato i suoi fan, increduli. Dov’era l’atleta parmigiana, 19 medaglie internazionali tra Europei, Mondiali e Paralimpiadi, quando le è stata scattata quella foto? Aero Gravity di Milano: un tubo trasparente, diversi metri di diametro, otto di altezza e un flusso d’aria che viene sparato da terra a una velocità che raggiunge anche i 370 chilometri all’ora. Una sorta di galleria del vento verticale, che batte la gravità e che permette di fluttuare in volo.
«È stata un’esperienza stupenda – racconta l’atleta parmigiana -. Mi è sembrato di volare». Come una farfalla, così da dare ulteriore significato a quel soprannome, «Farfalla Giulia», che qualcuno ha coniato per i suoi straordinari successi nei 50 metri farfalla, tra cui un primato mondiale, e per quella leggerezza che traspare dai suoi atteggiamenti.
«La sensazione di libertà che ho vissuto non è pari a nessuna esperienza precedente – spiega -. Mi ha ricordato molto certe sensazioni di quando potevo camminare e correre, soprattutto per quell’aria in faccia, che ti dà delle emozioni uniche».
Senza carrozzina, nelle stesse condizioni di tutti, solo con un piccolo tutore a tenere unite le gambe, altrimenti fuori controllo.
«Durante la riabilitazione, dopo l’incidente, ho avuto la possibilità di provare diversi sport paralimpici – ricorda Giulia -. Non ho mai avuto dubbi, però, perché il nuoto era l’unico che mi permetteva di abbandonare la carrozzina: io e l’acqua, in piena libertà. Così come con questa esperienza: io e l’aria, a qualche metro da terra. Stupendo».
L’Aero Gravity di Milano è l’unico impianto del genere in Italia, il secondo più grande d’Europa. Serve per allenamenti propedeutici al paracadutismo, ma è anche un modo semplicemente per divertirsi e provare un’esperienza unica. E a Giulia è stata regalata da alcuni amici. «Tornata da Tokyo (con un argento conquistato nei 100 rana, ndr), ho ricevuto tantissimi messaggi, ma anche lettere e biglietti, che conservo gelosamente in un cassetto, insieme a quelli degli anni scorsi – racconta -. In uno, firmato da due miei amici, Arianna Capitani e Dario Aloi, ex compagni di Nazionale di trampolino, con cui non ho mai perso i contatti, c’era scritto: “A Tokyo ci hai fatto volare sulle emozioni. Ora a volare tocca a te”. Un messaggio graditissimo, ma criptico. Poi, un giorno, ero ospite da Arianna, a Milano. A un certo punto arriva anche Dario: mi bendano, mi fanno salire in auto e non mi dicono dove mi avrebbero portato. Mi hanno liberato gli occhi solo davanti al tubo dell’Aero Gravity. Avevo visto le foto, avrei già voluto vivere quell’esperienza, ma tra le mille cose non avevo mai trovato il tempo». Poi quel volo, in aria, zero vincoli, senza il pericolo di cadere e farsi male, solo la libertà di essere da soli in piena armonia col proprio corpo. Tutto ciò che è adrenalina lo inseguo, lo voglio – assicura l’atleta -. E questo volo è adrenalina pura. So che sta diventando uno sport e stanno costruendo una squadra per persone con disabilità: insistono che ne faccia parte, ma per ora non mi sono stufata del nuoto». Ride, ma aggiunge: «In futuro chissà. Intanto magari è il momento di buttarsi col paracadute, questo sì».
Andrea Del Bue