L'intervista
Andrà tutto... Benek: Benedyczak si racconta
Siamo ormai a metà di una stagione che per il Parma non sta andando secondo gli auspici. Tante sono state sin qui le delusioni per proprietà, dirigenza e tifosi. Una delle poche note davvero liete però è stata la crescita esponenziale di Adrian Benedyczak, 21enne attaccante polacco che, al momento del suo ingaggio, pareva soltanto l'ennesima scommessa esotica, un'altra figurina da affiancare a Sohm, Busi, Brunetta, Valenti, Man nella galleria dei sogni infranti. Invece, arrivato solo per una frazione del costo degli altri, e in punta di piedi, il ragazzo s'è presto ambientato e oggi, con 4 gol segnati in 543 minuti in campo, può vantare performance da copertina. Alto 1,90 ma velocissimo, calcia con due piedi ed è anche resistente. Insomma, finalmente un prospetto che promette tanto e mantiene già qualcosa. Abbiamo cercato di conoscerlo meglio.
Quando è nata la tua passione per il calcio?
«Quand'ero ancora piccolissimo, e grazie a mio papà. Fin da bambino mi ha trasmesso l'amore per il calcio. Così, grazie al lavoro duro di mio padre sono arrivato fino a qui, tutto quello che ho conquistato fino ad ora lo devo ai miei genitori. E soprattutto proprio a mio padre che è stato calciatore. Grazie alla sua passione ancora adesso, a 47 anni, gioca in una squadra di amatori. E' il suo entusiasmo che mi ha aperto la strada».
Sei tifoso del Barcellona… Da quando e perché?
«Anche qui mi ha contagiato mio padre. Insieme abbiamo guardato e amato il grande Barcellona di Pep Guardiola che ha vinto tutto ciò che era possibile vincere, come le coppe nel 2008-09. Soprattutto mi mi piaceva lo stile di gioco del Barcellona e la facilità con cui veniva trattato il pallone».
La tua famiglia come ha reagito alla tua partenza per l’Italia?
«E' stata molto orgogliosa di me: è difficile descrivere la gioia in quel momento quando hanno saputo che io andavo a giocare nella grande squadra del Parma. C'era un po' di preoccupazione per la mia partenza, perché c'erano tanti interrogativi sul fatto che me la sarei dovuta cavare da solo. Ma io ho deciso di venire qui con la mia fidanzata Aleksandra, che noi chiamiamo Ola, che si è sacrificata moltissimo per accompagnarmi. E' un grande appoggio per me e posso contare su di lei in qualsiasi momento».
A proposito di nomi accorciati, anche tu appena arrivato a Parma hai suggerito di chiamarti Benek anziché Benediczak.
«Sì, perché è così che tutti mi chiamano in Polonia. Non è un vezzo, è che noi proprio di default accorciamo tutti i nomi. Mio padre ad esempio si chiama Ireneusz ma per tutti è Irek. Per quello io sono Benek...».
Che cosa ti è piaciuto di più finora dell’Italia e che cosa invece trovi meno bello?
«La cosa che preferisco è il risotto, tutti i tipi di pasta e qualche volta anche la pizza. La cosa che mi sta un po' deludendo sono gli stadi: in Polonia devo dire che sono molto più moderni».
Ti hanno visto arrivare agli allenamenti a Collecchio con l'autobus...
«Ogni tanto accade, sì, perché io non ho ancora dato la patente. Stavo per farlo in Polonia e mi mancava solo l'esame ma tre giorni prima della data fissata sono dovuto partire per venire a Parma e a questo punto completerò l'iter a maggio. Così di solito è la mia fidanzata che guida. Lei però studia psicologia all'Università in Polonia, segue le lezioni a distanza ma una volta al mese in media deve tornare a casa per esami e altro. E così a me resta l'autobus».
Se non avessi avuto successo come calciatore che cosa avresti fatto?
«Probabilmente starei ancora studiando qualcosa all'Università, ma non ci ho mai pensato molto perché finora il calcio è stato il perno della mia vita».
E nel tempo libero da partite e allenamenti che cosa ti piace fare?
«Mi piace passare del tempo con Ola ma anche guardare sport in tv, sono tanti quelli che mi appassionano, specie se c'è di mezzo una formazione polacca o la Nazionale. La pallamano ad esempio la seguo tanto. Tra pochi giorni iniziano gli Europei. E amo anche la pallavolo».
Torniamo al calcio. Lo spazio che hai avuto sinora nel Parma secondo te è quello giusto?
«Non so dire se è stato giusto, però sono un calciatore che lavora duro, con pazienza e so aspettare la mia opportunità. Sono felice di ogni minuto che trascorro sul campo qui a Parma».
A quali centravanti ti ispiri per migliorare il tuo modo di giocare?
«Non ho solo un attaccante di riferimento che ho amato o che amo di più, ce ne sono diversi: Lewandowski, Haaland, Suarez. Da ognuno di loro si può imparare moltissimo, per capire come si muovono in campo. E rivedere i loro video mi aiuta molto per i movimenti».
Stai anche disputando le qualificazioni europee con la tua Under 21. Una bella esperienza no?
«Altroché, giocare lì mi dà tanta autostima, ho già segnato 4 gol di cui 2 alla Germania in una serata indimenticabile. Affrontiamo squadre importanti come quella tedesca, o Israele, l'Ungheria. Insomma, tutto mi aiuta a crescere e trasferire anche nel club i miei progressi».
Forse ti manca un pizzico di cattiveria, magari di malizia, per fronteggiare al meglio le difese italiane?
«Credo che in questo senso col passare del tempo sia più facile assimilare l'atteggiamento giusto ma finora gli allenatori non mi hanno segnalato in particolare questa carenza».
Tu in che cosa pensi di dover migliorare?
«Con mister Iachini e il suo staff spesso anche a fine allenamento mi fermo per esercitare la difesa della palla, con il corpo, le gambe, le braccia. E' importante saperla proteggere bene quando si è spalle alla porta perché in Italia e in serie B succede spesso di doverlo fare».
Con Iachini come sono cambiate le cose rispetto a Maresca?
«Diciamo che lui esige meno controllo della palla e fraseggi, ma ama di più che si verticalizzi rapidamente. Dobbiamo anche avere un atteggiamento più aggressivo, pressare, e ci stiamo lavorando. Gara dopo gara credo che stiamo diventando più compatti»,
In quale partita hai avuto più problemi finora in serie B?
«Credo che la gara più difficile sia stata a Lecce, dove abbiamo perso male e non siamo riusciti a combinare niente di buono sul campo».
Sei straordinariamente veloce. Hai sfidato i tuoi compagni, magari che so, Mihaila, che anche lui va forte, in qualche sprint?
«No, a dir la verità non abbiamo fatto gare né ci siamo cronometrati, ma con l'Under 21 in una delle ultime partite mi hanno detto che ho sfiorato i 35 km all'ora».
Via col vento allora, che domani è un altro giorno e tutto andrà... Benek.