Premiata
L'astrofisica Cecilia Bacchini, stella tra le stelle
Ha sempre mostrato grande interesse per la ricerca, la scienza e i libri, fin da bambina. La decisione di studiare astrofisica è arrivata nel 2011, quasi improvvisamente, al termine degli studi al liceo scientifico Paciolo-D’Annunzio di Fidenza, quando era necessario scegliere l’università. All’inizio era indecisa tra diversi indirizzi, tra cui la Vulcanologia, l’Archeologia e la Paleontologia.
Poi, però, la voglia di mettersi alla prova, ha portato Cecilia Bacchini, 30 anni tra pochi giorni, nata a Parma e cresciuta a Pieveottoville, una frazione di Zibello, all’ateneo di Bologna, al corso di laurea in Astronomia. «Nonostante le difficoltà in fisica al liceo, mi sono decisa perché mi interessava l’applicazione della matematica allo studio del nostro universo e della natura», racconta lei, oggi assegnista postdoc dell’Istituto nazionale di Astrofisica all’osservatorio astronomico di Padova, dopo aver ricevuto nei giorni scorsi il Premio Gratton per la sua tesi di dottorato di Astrofisica sulla formazione stellare, dal titolo «Star formation laws and gas turbulence in nearby galaxies».
Il riconoscimento non è il primo, visto che qualche mese fa, la studiosa ha vinto un premio internazionale per la miglior tesi di dottorato in Astrofisica del 2020 nella categoria «Interstellar Matter and Local Universe», assegnato dall’International Astronomical Union. Cecilia Bacchini ha svolto la sua tesi di dottorato all’Università di Bologna (città in cui vive) in co-tutela con l’Università di Groningen, nei Paesi Bassi, dove ha trascorso un periodo di tempo.
Dopo la laurea in Astronomia nel 2014, è arrivata la magistrale in Astrofisica e Cosmologia, sempre nella città delle Due torri, terminata nel 2016, lo stesso anno in cui ha preso una borsa di dottorato, che l’ha portata, inaspettatamente, nei Paesi Bassi.
«Grazie al professor Filippo Fraternali, il mio supervisore principale, abbiamo potuto attivare la co-tutela tra le due università e mi sono potuta iscrivere al dottorato anche all’Università di Groningen – racconta la ricercatrice –. All’inizio non ne ero sicurissima, perché la cotutela non era nei miei piani, poi però si è rivelata una grandissima opportunità, perché ho potuto lavorare al Kapteyn Astronomical Institute dell’Università di Groningen, un istituto molto prestigioso».
Terminato il dottorato nel 2020, Cecilia Bacchini ha iniziato a lavorare come assegnista postdoc all’Osservatorio astronomico di Padova, in un gruppo di ricerca che la stimola tanto perché «molto internazionale», la collaborazione Gasp (acronimo di Gas stripping phenomena in galaxies), un gruppo che si occupa principalmente di studiare la galassie che vivono in ammassi.
Felicissima di aver vinto il Premio Gratton, la ricercatrice ha voluto ringraziare le persone che hanno lavorato con lei durante il dottorato, come i suoi supervisori, i professori Fraternali dell’Università di Gronignen e Carlo Nipoti dell’ateneo di Bologna, ma anche Giuliano Iorio, Gabriele Pezzulli e Antonino Marasco, ricercatori in vari istituti in Italia e all’estero, co-autori degli articoli scientifici che compongono la sua tesi. «Ognuno di loro ha avuto un ruolo fondamentale e mi ha aiutata a ottenere i risultati nella mia tesi – aggiunge -. In futuro, mi auguro di non perdere l’atteggiamento di chi cerca continuamente di scoprire e imparare cose nuove, inoltre spero di poter proseguire con questo lavoro, anche se non è facile né scontato».
E alle bambine che, oggi, immaginano di diventare astrofisiche, la scienziata consiglia: «È molto importante seguire i propri interessi, senza ascoltare troppo le persone che, magari, cercano di farci cambiare idea, soprattutto quando il parere è basato su un pregiudizio. Purtroppo, diversi anni fa, si pensava che gli indirizzi scientifici e tecnici fossero più adatti ai ragazzi, ma questo si è dimostrato sbagliato, perché nel momento in cui le ragazze hanno iniziato ad andare oltre questo pregiudizio, si sono rivelate brave al pari e a volte migliori dei ragazzi e, comunque, sicuramente non inferiori».
Giovanna Pavesi