Arci Golese

Dove batte il cuore di Baganzola

Antonio Bertoncini

Sfogliano l’album dei ricordi, con un misto di nostalgia per i bei tempi andati e di orgoglio per quanto costruito in 65 anni, per fare di Baganzola una comunità di donne e uomini, cresciuta in gran parte all’ombra della Salvarani. Gli anziani del circolo Arci Golese snocciolano gli amarcord tra le pagine del contenitore, dalla copertina in pelle che racchiude la loro vita e la loro storia. Una vita in bianco e nero, di gioie e dolori, successi e delusioni per gli ideali perduti, ma contrassegnata da un entusiasmo e una voglia di stare insieme difficili da trovare nelle nuove generazioni che hanno fatto il nido lungo la strada di Golese.

Le prime immagini, datate 1955, mostrano muratori volontari in canottiera, con mazza, cazzuola e carriola impegnati nella costruzione della Casa del lavoratore, la futura sede di circolo ricreativo e partiti di sinistra. Voltando pagina – siamo al 3 settembre del 1956 – si rivive il momento dell’inaugurazione, con Ferdinando Santi, riformista padano e socialista, che incarnava appieno lo spirito dei costruttori. A seguire, la foto di gruppo con Enrico Berlinguer, con l’aria stranamente sorridente, da giovane segretario della Fgci. Poi tante gite (chi non andava con il prete andava con il circolo), giornate in Taro a pescare il pesce gatto, squadre di calcio di Lega e di amatori Uisp. E come dimenticare la stretta di mano con i Salvarani per la cessione della Casa del lavoratore (dove è poi sorto lo stabilimento in vetro dell’azienda di cucine), barattata con l’attuale sede, più grande e bella, di fronte. E poi ancora il dibattito con Lucio Lombardo Radice, l’incontro sulla psichiatria con Tommasini, Basaglia e i medici cubani, per arrivare al torneo giovanile di calcio Ferraguti e alle sfide scapoli-sposati.

«Nella Casa del lavoratore - ricorda Giuliano Gandolfi, uno dei fondatori, ancora attivo nella vita del circolo - avevamo la sala da ballo, e le ragazze entravano con la tessera gratis. Tutto fatto con le mani dei volontari. Dopo pochi anni ci siamo trasferiti qui per fare posto allo stabilimento, ma il sacrificio non è stato vano perché su quei mattoni è nata la comunità di Baganzola». Si ricordano anche le battaglie con il prete di allora: Don Camillo e Peppone sui due lati di via Golese. «Quando Berlinguer teorizzò l’incontro fra cattolici e comunisti - ricorda Arnaldo Ziveri - noi, fedeli alla linea, andammo dal parroco a chiedere di fare due incontri, uno al circolo e uno in parrocchia per aprire insieme un dialogo con i cittadini di Baganzola. Il primo si svolse qui con 250 persone, ma il secondo fu disdettato dal prete che non ne volle più sapere. Lui suonava le campane, noi urlavamo dal megafono della Fiat Seicento. Ma il problema non è il passato: è il futuro».

D’accordo anche Alfredo Pastori: «Avevamo vent’anni e tanta voglia di fare: ma quando non ci saremo più noi, chi tirerà avanti la barca?». E al presente non proprio roseo guarda la presidente Vania Sghia: «A causa del Covid, abbiamo vissuto due anni di sofferenza, con sei mesi di chiusura. Ma le spese sono rimaste, e ora dobbiamo fare i conti anche con le bollette. I soci si sono quasi dimezzati, dai 400 del 2019 ai 220 dell’anno passato. Ma ora si vede uno spiraglio di luce, e il circolo comincia a rianimarsi. Sono certa che i soci torneranno, ma per dare un futuro a questo straordinario luogo di comunità ne devono arrivare di nuovi. L’Arci Golese è un patrimonio di tutti, anche dei tanti arrivati nell’ultimo ventennio».

Il circolo si presenta bello e curato: 240 metri di spazio, con un salone, una sala riunioni, l’ufficio, la cucina attrezzata e un vasto spazio esterno. È chiuso solo il lunedì pomeriggio e le iniziative riprendono a fiorire: «Stiamo riprendendo sia le attività ricreative che quelle sportive e culturali - annuncia Vania Sghia - le cene a tema, con pesce il venerdì, menu tipico il sabato e torta fritta la domenica, le cene con l’autore per parlare di letteratura, le visite guidate alle mostre di Parma (riprenderemo con quella sui Capannoni), e il gruppo di lettura “Vogliamo leggere”. Inoltre, ci stiamo riorganizzando per i concerti live, il 10 marzo faremo un’iniziativa sulla Shoah con il liceo Bertolucci. Il Parma club non ha mai smesso di funzionare e stanno finalmente per riprendere il campionato di calcio categoria Master, le manifestazioni del nostro glorioso gruppo podistico e le attività con la Polisportiva rivolte anche alle scuole: campionati di volley (2 squadre di serie D e una di serie C maschili e una squadra femminile), ginnastica artistica, judo e la scuola di cheerleader. E continueremo a gestire l’impianto Fratelli Mordacci in convenzione con il Comune». La presidente conclude con un accorato appello ai cittadini di Golese: «Partecipate, questo spazio è anche vostro. Qui vive la comunità. Non vogliamo un quartiere dormitorio».