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Scontri in strada con gli animali: in un anno recuperati 150 caprioli

Un’auto distrutta e tre persone all’ospedale: è questo il bilancio dell’incidente avvenuto nella notte tra venerdì e sabato sulla provinciale tra Madregolo e Collecchio.

Erano da poco passate le 23,30 quando un capriolo è sbucato all’improvviso dai campi, saltando sulla carreggiata proprio mentre stava arrivando un’auto; e nel tentativo di schivare l’imprevisto ostacolo, il conducente ha sterzato con decisione ma ha perso il controllo del mezzo ed è finito fuori strada, ribaltandosi. Sul posto sono arrivate le ambulanze dell’Assistenza pubblica di Collecchio, Sala e Felino, oltre ai vigili del fuoco di Parma, intervenuti per estrarre dalle lamiere una delle tre persone che viaggiavano sulla vettura e mettere in sicurezza l’area. Fortunatamente, nessuna delle persone coinvolte è mai stata in pericolo di vita e dagli approfondimenti clinici effettuati al Maggiore sono risultati solo traumi e ferite non preoccupanti.

Senza dubbio, in questo caso anche la «buona sorte», unita probabilmente ad una velocità non eccessiva, ha evitato conseguenze più gravi ma tornano a accendersi i riflettori sul pericolo generato dal transito degli animali selvatici in particolari zone del territorio parmense. Solo guardando ai caprioli, lo scorso anno i volontari del rifugio Matildico - convenzionato con la regione per il recupero degli animali selvatici feriti, in difficoltà o deceduti – sono intervenuti su circa 150 esemplari: 49 sono stati trasportati al centro veterinario per tentare di salvarli e reinserirli nel loro habitat, mentre per gli altri non c’era già più niente da fare. E poi ci sono tutti gli altri: aggiungendo cinghiali, daini, tassi, lupi, istrici e rapaci, il totale degli interventi effettuati nel parmense nel 2021 arriva alla cifra record di 3098.

E da sempre la strada che costeggia il Parco del Taro tra Collecchio e Fornovo è una delle più critiche, con investimenti concentrati in tratti ben definiti, segno che gli animali potrebbero aver scelto «corsie preferenziali» per l’attraversamento della strada che corre tra il bosco e il fiume.

Per ora, la soluzione individuata è stata quella di segnalare attraverso cartelli stradali il potenziale pericolo e la riduzione della velocità consentita sembra essere l’unico metodo per garantire la sicurezza degli utenti della strada, ma da anni ormai gli enti e le associazioni che si occupano di biodiversità chiedono di adottare soluzioni che consentano di tutelare la sicurezza di tutti, anche guardando a ciò che viene fatto all’estero.

Il «sogno» degli animalisti è quello di vedere realizzati gli «ecodotti» (vedi scheda a fianco). Nell'attesa, un anno fa era stato ipotizzato il posizionamento nei tratti più a rischio di una serie di speciali catarifrangenti che, al passaggio dei veicoli, riflettono la luce dei fari verso l’esterno, disincentivando così l’attraversamento degli animali. Ma il progetto sembra essere imbrigliato nel dedalo della burocrazia italiana.

Chiara De Carli